Per Ima il futuro è adesso. Lo ha detto chiaramente a febbraio Alberto Vacchi, presidente e amministratore delegato del gruppo, quando ha lanciato il programma Ima Digital: «L’uso degli strumenti della società dell’informazione sta nel nostro Dna fin dalle prime applicazioni al mondo della meccanica. Oggi, però, viene richiesto un passo in più e noi ci stiamo organizzando per farlo». Insomma, il gigante bolognese del packaging (1,3 miliardi di ricavi nel 2016, in crescita del 18,1% rispetto all’anno precedente, l’86% di export in un’ottantina di Paesi, 41 stabilimenti, 5.500 dipendenti di cui 2.800 all’estero) ha deciso di gettarsi a capofitto nella rivoluzione digitale. Perché non è più sufficiente l’eccellenza dei macchinari. Occorre diventare intelligenti e declinare in ogni sfaccettatura la parola magica «smart»: smart factory, smart machines, smart organisation, smart products.

Come sottolineato da Vacchi, è un cammino avviato da tempo e che non si concluderà tanto rapidamente, viste le variabili in gioco: formazione del personale, studi di fattibilità, rapporto costi-benefici e così via. Già ora un migliaio di impianti Ima piazzati ai cinque continenti hanno la possibilità di essere connessi con il quartier generale di Ozzano dell’Emilia, in provincia di Bologna. Uno step cui ne dovranno seguire molti altri. L’obiettivo è estendere al massimo i sistemi di sensoristica e di trasmissione dati. A vantaggio sia dei clienti sia della casa madre.

«Ci muoveremo su tre linee strategiche» spiega Dario Rea, direttore ricerca e innovazione. «Da un lato punteremo sulla cosiddetta additive manufacturing. Contiamo di produrre attraverso le stampanti 3D quanti più componenti possibile. In questo modo risparmieremo tempo, denaro e in molti casi riusciremo a ottenere anche un miglioramento della qualità. In secondo luogo esploreremo le opportunità offerte dalla realtà virtuale e aumentata: si potrebbe arrivare alla prova finale di un impianto prima che sia stato realizzato un solo bullone. Ma il vero salto di qualità sta nell’impiego massiccio delle tecnologie IoT. Il traguardo è instaurare un dialogo continuo, in tempo reale, con le macchine».

In concreto, all’orizzonte c’è l’applicazione a tappeto della manutenzione predittiva. Con un semplice tablet, i tecnici Ima potranno controllare i livelli di usura dei pezzi, individuare immediatamente un guasto, andare a colpo sicuro quando dovesse rendersi necessaria una riparazione o la sostituzione di un componente. «Il sogno è la control room» sorride Rea. Ovvero, una grande sala con l’intero pianeta su un maxischermo e tante bandierine corrispondenti alle migliaia di macchine targate Ima sparse per il mondo. Basterà un clic per conoscere il funzionamento di ognuna. Si può fare.