“Il sale sopra l’insalata”: così Elon Musk ha descritto il litio, uno dei fattori necessari per la produzione delle sue Tesla. Come dire che è fondamentale per dare sapore al piatto, ma, alla fin fine, non proprio del tutto necessario: l’insalata si può anche mangiare senza sale, anche se è una cosa diversa. Le sue Tesla senza litio, invece, non potrebbero funzionare: il metallo è a oggi – e ancora per i prossimi anni – il componente primario per le batterie al momento più efficienti. Che si tratti degli accumulatori per cellulari e device portatili o di quelli indispensabili per caricare i motori dei veicoli elettrici.

E’ vero che il costo del parco batterie – pari più o meno a 7mila batterie di quelle usate per il telecomando della televisione per una Model S – è ininfluente rispetto al costo complessivo della vetture di punta della Tesla: anche se il prezzo del litio lievitasse del 300%, la quantità è talmente ridotta che i costi del pack di batterie potranno crescere al massimo del 2%. Ma senza quelle batterie ricaricabili l’auto elettrica non avrebbe ragione di esistere.E la produzione di automobili elettriche è destinata a lievitare di almeno trenta volte entro il 2030, stando alle previsioni del Bloomberg New Energy Finance.

In questo senso il litio diventa uno delle materie prime cruciali per l’economia del futuro: Musk potrà non essere preoccupato perché di metallo ce n’è a sufficienza, ma senz’altro deve garantirsi rifornimenti stabili. Il rischio è un’impennata dei prezzi di fronte alle richiesta crescente: già un paio d’anni fa le quotazioni del litio sono quasi triplicate a 20.000 dollari la tonnellata in soli dieci mesi.

Ma per il resto Musk e l’industria dell’auto elettrica può dormire sonni tranquilli perché, come indica il rapporto del Bloomberg New Energy Finace, di litio sulla Terra ce n’è a sufficienza per i prossimi anni. Tenendo anche conto dell’aumento della domanda da veicoli elettrici, nella prossima dozzina d’anni non sarà consumato più dell’un per cento delle riserve di metallo, per quasi la metà concentrate in Cile, sull’altipiano desertico di Atacama. D’altra parte anche i costi stanno riducendosi con decisione: le batterie ioni litio hanno oggi un costo di 209 dollari per kilowattora, in calo del 24% rispetto a un anno fa e pari a un quinto del 2010. E i prezzi caleranno ulteriormente scendendo al di sotto dei 100 dollari a kilowattora per il 2025, secondo gli analisti del Bnef.

Quello di cui avranno bisogno i produttori sarà una crescita della capacità estrattiva, con investimenti che secondo i ricercatori di Sanford C. Bernstein & Co potranno variare tra 350 e 750 miliardi di dollari entro il 2030, compresi anche altri componenti per le batterie ioni litio: i colossi del litio – Tianqi Lithium, Sqm, Albemarle e Fmc – dovranno infatti adeguare la produzione a una capacità che sarà equivalente a 35 impianti come la Gigafactory che la Tesla ha inaugurato in Nevada.

Nemmeno l’aumento di produzione riuscirà comunque a mettere a rischio le forniture: anche nell’ipotesi di un mercato triplicato, ci sono sulla Terra riserve pari a 185 anni di consumo. Ma per quella data la tecnologia delle batterie ioni litio sarà con ogni probabilità superata.