C’è un fil rouge che unisce intestino e cervello ed è legato alla quantità e alla qualità dei batteri che vivono nel tubo digerente. Gli esperti definiscono questo rapporto gut brain axis, a testimoniare come oggi la scienza sia particolarmente attenta alla correlazione tra i due elementi, che in un futuro potrebbe portare addirittura a sviluppare possibili approcci basati sull’impiego di probiotici, ovvero batteri somministrati dall’esterno con lo scopo di modificare favorevolmente la popolazione batterica intestinale. Detto che il filone di ricerca è ancora agli inizi e mancano ancora numerosi dati per poter pensare ad applicazioni sull’uomo, particolare attenzione oggi viene data dai ricercatori alla possibilità di affrontare anche attraverso questa strada i disturbi dell’umore, come ad esempio l’ansia. Sono questi i punti presi in esame recentemente in un’analisi della letteratura scientifica sul tema apparsa su Nature Reviews Neuroscience. Si è visto ad esempio che la tensione emotiva può alterare la microflora, così come si è dimostrato anche il fenomeno contrario, ovvero che la modificazione della flora batterica  possono favorire lo sviluppo di infiammazione con ripercussioni a carico del sistema nervoso. La via “cervello-intestino” pare mediata soprattutto dagli ormoni dello stress, in primo luogo il cortisolo, e dalle catecolamine, sostanze come l’adrenalina e la noradrenalina. Come se non bastasse, alcune ricerche condotte su animali e uomini dimostrano che la somministrazione di probiotici può ridurre l’ansia e innalzare la soglia del dolore.

“Il ruolo del microbiota gastrointestinale nello sviluppo e funzionamento cerebrale rappresenta un’area di ricerca di crescente interesse – spiega Antonio Gasbarrini, Direttore dell’Unità Operativa di Medicina Interna e Gastroenterologia dell’Università Cattolica – Policlinico Gemelli di Roma. Modelli preclinici stanno evidenziando l’importanza di questo fattore nel controllare una vasta serie di funzioni cerebrali tra cui l’umore”. Ma in che modo potrebbe verificarsi questo effetto? La scienza ha già chiarito l’importanza l’influenza della via sensitiva viscerale proveniente dall’apparato gastrointestinale sulle emozioni e sul comportamento. “Questo avviene tramite i nuclei del troncoencefalo, la via ascendente colinergica e le proiezioni noradrenergiche corticali – precisa Gasbarrini. Le prove in questo senso non mancano. particolari microorganismi, come il Campylobacter jejuni, sono in grado di indurre ansia quando somministrati in specifici modelli animali, probabilmente attraverso meccanismi mediati da queste vie, tra cui quella vagale. Nuovi studi poi hanno confermato l’attivazione mediata indirettamente dai batteri intestinali  microbiota di aree sensoriali viscerali e regioni cerebrali collegati all’ansia, come l’amigdala, la stria terminale, il nucleo parabrachiale, il nucleo del tratto solitario e il grigio periacqueduttale. Sul fronte sperimentale, si è visto ad esempio che somministrando un particolare probiotico (Lactobacillus Rhamnosus) si possono provocare modificazioni neurobiologiche e comportamentali, ovviamente in presenza della totale integrità del nervo vago. E si è visto soprattutto che l’espressione di Gaba (Acido gammaaminobutirrico, un importante neurotrasmettiore) ABA cambia in seguito alla somministrazione cronica di questo probiotico parallelamente a una riduzione dell’ansia indotta dallo stress e dello stato depressivo”. L’altra via attraverso cui si potrebbe attivare il rapporto tra intestino e cervello è legata al sistema immunitario. “Sappiamo che il trattamento con antibiotici è capace di provocare un’alterazione dell’attività dell’ippocampo (una particolare area cerebrale), anche indipendentemente dall’integrità vagale – fa notare Gasbarrini. Ciò suggerisce che i batteri intestinali possano influenzare l’attività del sistema nervoso centrale anche attraverso altre vie, tra cui il sistema immune. Infatti, la modulazione del microbiota sul sistema immune determina la produzione di citochine circolanti, che a loro volta sono in grado di influenzare il tono dell’umore scatenando anoressia, anedonia (carenza di piacere) e riduzione della soglia del dolore. L’attivazione locale del sistema immune da parte dei batteri  è anche associata all’alterazione della barriera intestinale, all’attivazione del sistema neuro-enterico e alla modifica della funzione sensorio-motoria. Questi segnali determinano un aumento della sensibilità enterocettiva che si traduce in dolore o ansia. Al contrario, la riduzione dell’attivazione immunitaria durante un trattamento  con probiotici determina una migliorata sensazione di benessere gastrointestinale”. Per chiudere il cerchio, non va dimenticato come la composizione della flora batterica possa contribuire a modulare i livelli di cortisolo e quindi lo stato di stress. Senza dimenticare che esiste una produzione diretta da parte dei germi commensali di sostanze biologicamente attive come il Gaba, la serotonina, le catecolamine e l’istamina, che sarebbero capaci di influenzare direttamente il sistema nervoso centrale e il tono dell’umore.