Non saranno più i classici nemici del cuore come colesterolo alto, diabete, sovrappeso, ipertensione o fumo di sigaretta, i sistemi efficaci di valutazione per il medico che vuole conoscere i pericoli che la persona ha di andare incontro a un infarto. Nel futuro a indirizzare i cardiologi sull’approccio da tenere per preservare le arterie dei loro assistiti potrebbe bastare un’attenta analisi del loro profilo Twitter. In base al tenore dei cinguettii infatti si potrebbe arrivare a definire chi è più in pericolo, perché chi eccede con scritti eccessivamente votati alla melanconia e al malumore potrebbe trovarsi in condizioni peggiori sotto il profilo cardiovascolare. Al contrario, i “buontemponi” dei social media potrebbero invece avere un minor rischio di malattie a carico di cuore e vasi.

Fantascienza? Probabilmente no, almeno a leggere i risultati di una ricerca molto originale condotta all’Università della Pennsylvania e pubblicata su Psychological Science. Secondo quanto emerge dallo studio, coordinato da Johannes Eichstaedt, proprio l’analisi di quanto viene twittato giorno dopo giorno potrebbe aiutare a capire se lo stato di salute è davvero ottimale.

Il linguaggio impiegato sul web, all’interno dei social, potrebbe quindi rappresentare un’efficace spia dei pericoli. Il motivo? Probabilmente perché proprio attraverso ciò che scriviamo e il modo in cui rendiamo disponibili sui social media i nostri pensieri rappresenta una sorta di “specchio” del nostro stato d’animo. E si sa che l’insoddisfazione sul luogo di lavoro con l’immancabile carico di stress piuttosto che le emozioni negative possono aprire la strada a condizioni certamente non ottimali per il cuore, fino a segnalare potenziali malesseri psicologici che si traducono in cattive abitudini, come un’alimentazione impropria o la scarsa attività fisica. Il cinguettio, in questo caso, è un epifenomeno scritto di quanto l’umore sia cupo o la tensione ci divori, fino a diventare davvero un segnale d’allarme da non sottovalutare.

Per cercare di ricostruire un’efficace mappa del rapporto tra tweet e salute delle arterie, i ricercatori americani hanno fatto uno sforzo davvero ciclopico, andando a valutare la tipologia linguistica di una serie di messaggi pubblicati tra il 2009 e il 2010 su Twitter, provenienti da centinaia di distretti degli Usa. Poi li hanno correlati con le informazioni derivanti dai Centri per il controllo delle malattie relative alle stesse zone geografiche considerate, zona per zona, prendendo in esame sia i tassi di mortalità per malattie cardiache che l’incidenza dei diversi fattori di rischio, come appunto il fumo o l’ipertensione o la sedentarietà.

A quel punto, il responso che deve mettere in guardia chi lancia messaggi negativi sui social: quanto più si impiegavano termini dalla connotazione positiva, come ad esempio “meraviglioso” o più semplicemente “amici”, tanto più ridotto risultava il rischio di morte per attacco di cuore. Ma se i cinguettii assumevano contorni foschi, caratterizzati da espressione di disprezzo o ingiurie, il cuore appariva a maggior rischio.

Ovviamente per il momento si tratta di un’osservazione basata esclusivamente su dati psicologici, quindi difficile da trasferire nella pratica del medico di ogni giorno. Ma sicuramente lo studio lancia un sasso nello stagno delle conoscenze sui rischi per il cuore legati all’umore nero, mettendo in mostra un possibile mezzo per riconoscere stress, ansia e depressione anche dai messaggi che appaiono sui social. D’altro canto, sempre secondo gli scienziati d’oltre Oceano,  anche i messaggi che giungono dagli amici possono impattare sul benessere psicologico e quindi sulla salute. Se ci troviamo in una community particolarmente cupa, infatti, questa sorta di malessere si ripercuote anche sulle nostre condizioni.

Morale. I nostri tweet oggi sono lo specchio di ciò che pensiamo, di come viviamo, ma in futuro potrebbero diventare anche lo specchio del nostro cuore. E non solo in termini affettivi.