Dove vai se internet non ce l’hai? Luca Spada, amministratore delegato di Eolo, ha cominciato a porsi questa domanda fin dai primi anni Duemila, quando, ragazzo di belle speranze, dal suo garage di Malgesso (provincia di Varese, non di Santa Clara in California), cominciò a smanettare per collegarsi all’Adsl, che a casa non arrivava. Intuizione geniale: creare un ponte radio con un trasmettitore posto ai 1.100 metri del Campo dei fiori. Funzionava. Da allora Eolo, quartier generale a Busto Arsizio, è cresciuta fino agli attuali 75 milioni di fatturato (più 32%), con 300 dipendenti e soprattutto con 220 mila clienti (il 30% dei quali piccole e medie imprese) sparsi in 5.200 comuni e 13 regioni del Centro-nord. Una (vera) società di telecomunicazioni in mani interamente italiane, con una rete propria di duemila ripetitori (Bts, Base transceiver station), che compete con i giganti del settore.

Tutto questo con una strategia (quasi un imperativo categorico) rimasta immutata dai tempi pioneristici: portare la banda larga là dove questa non c’è o risulta insufficiente, penetrare nelle cosiddette zone bianche, a fallimento di mercato, illuminare con il web intere zone (aree industriali comprese) vittime del digital divide. Sì, perché un dato è certo: l’Adsl è alla base di qualsiasi piano di sviluppo del Paese. Hai voglia a parlare di Industria 4.0 se appena ti allontani dalle grandi città l’accesso alla rete diventa un problema. Non a caso l’Italia occupa il 28° posto in Europa nella classifica Akamai sulla velocità della rete (74^ posizione a livello mondiale).

Eolo consente una connessione alla banda ultralarga via onde radio. Le antenne montate sui Bts raccolgono il segnale e lo inviano verso le parabole montate sul tetto, o sul terrazzo, o nel giardino dell’utente finale. «Dieci anni fa» racconta Spada «si viaggiava con modem e doppini e noi assicuravamo una navigazione a due o tre mega. Adesso l’Adsl è giunta dappertutto, o quasi. Ma chi scarica film e musica non può accontentarsi di una velocità di 4 0 5 mega. Tanto meno le imprese. Noi oggi offriamo 30 Mb/s per l’area consumer, mentre per l’imprese ci spingiamo fino a 1 Gb/s sia in download sia in upload. Di più: già un migliaio di aziende sono servite con linee dedicate, vale a dire con ripetitori interamente a loro disposizione».

Logico che Eolo abbia incontrato i maggiori favori nelle zone alpine, dalla Valle d’Aosta al Trentino Alto Adige. I tassi di penetrazione, per esempio, sono nell’ordine del 30% in Valtellina e Val d’Ossola. Il simbolo di quanto si possa fare è il collegamento alla banda larga dei 34 abitanti di Morterone, sotto il Resegone, in provincia di Lecco, il secondo paese più piccolo d’Italia dietro al borgo piemontese di Moncenisio. C’è poi il progetto per la copertura dei rifugi di alta montagna. E di recente Eolo ha siglato accordi per l’abbattimento del digital divide in Liguria, Emilia Romagna, Marche, Umbria. «Molti si rivolgono a noi per necessità» spiega Spada «specie i professionisti e i piccoli imprenditori, gente che senza una connessione decente proprio non riesce a lavorare. Ma sono sempre di più quelli che ci scelgono anche in presenza di concorrenti. Sia chiaro: i nostri servizi sono assolutamente competitivi rispetto all’Adsl via cavo, tanto per qualità quanto per costi».

E in futuro? Che cosa succederebbe se davvero (finalmente) in Italia si realizzasse un megapiano per la banda ultralarga? «Lo aspettiamo con ansia» allarga le braccia Spada. «Ovvio, aumenterebbe la competizione. Ma con una maggiore disponibilità di banda noi saremmo i primi a potere migliorare l’offerta». Insomma, Eolo non ha paura. Anzi. Se arrivassero gli investimenti ci guadagnerebbero tutti. Operatori e clienti.