La ricetta del gin perfetto nasce un paio d’anni fa a sud-est di Milano, nella prima cinta periferica, ad un paio di chilometri dalla storica Porta Romana, lungo i bastioni spagnoli, nell’asse che porta a Lodi. È proprio nell’area dell’ex scalo ferroviario ora in riqualificazione che cinque amici con competenze differenti, ma la comune passione per l’eccellenza, decidono di inventarsi da zero un gin. E per farlo acquistano un alambicco e mescolano ben 18 essenze botaniche diverse. Ne nasce così un prodotto che sin dal nome racconta una ricerca tutta milanese. «Il nostro gin si chiama Giass, che in milanese significa ghiaccio. Ed è una formula che unisce diversi elementi», racconta Andrea Romiti, 38enne di Milano, studi classici e una laurea in Bocconi, un passato nel marketing e nella finanza e un presente nella holding Aliante.

È lui oggi l’amministratore delegato di Milano Dry Gin, neonata società messa in piedi col fratello e alcuni amici: Simonpietro Romiti, Francesco Niutta, Francesco Braggiotti e il barman Richard D’Annunzio.

La ricetta condivisa per il gin 4.0. Proprio dall’incontro con D’Annunzio nasce la ricetta. «L’abbiamo realizzata nelle nostre cucine e perfezionata col tempo. In qualche modo possiamo definirla 4.0: su Amazon abbiamo acquistato un alambicco da tre litri e abbiamo dosato con equilibrio gli elementi. Abbiamo provato e riprovato finché abbiamo raggiunto un prodotto per noi d’eccellenza».

La prima bottiglia è stata confezionata nel febbraio 2017. In un anno ne sono seguite altre 3500. Oggi la squadra è in una fase di crescita e punta anche ai mercati esteri, guardando soprattutto verso la Svizzera. «Il gin è il distillato del momento. E siamo orgogliosi della nostra soluzione frutto di studio», precisa Romiti.

Il gin oggi è un prodotto richiestissimo in buona parte dell’Europa anglosassone e continentale, con Inghilterra e Olanda dalla tradizione ormai consolidata. Non a caso proprio il Financial Times due mesi fa ha dedicato la storia di copertina a una distilleria artigianale nel cuore di Londra: si tratta di Sipsmith, acquisita dal colosso giapponese Beam Suntory, terzo più grande distillatore del mondo. «Il mercato è esploso anche in Spagna. Ma attenzione: oggi ci sono tanti gin che sono di fatto estensioni di gamma di produttori già esistenti. Per noi è tutta un’altra storia».

La distilleria secolare avamposto di qualità. E la storia affonda le radici nella tradizione. Che misura il suo valore in secoli di ricerca, studio, preparazione. Così da Milano i cinque imprenditori sono approdati tra le montagne del Trentino. L’impresa infatti ha stretto un’alleanza strategica con una storica distilleria. Siamo a Mezzo Lombardo, settemila anime sulla pianura rotaliana, nella provincia di Trento. Si tratta di Villa De Varda, appartenente all’omonima famiglia nobile proprietaria di vigneti e produttrice di vino e grappa dal 1678. Poi agli inizi dell’Ottocento in quelle stesse cantine l’avvio dell’arte distillatoria, oggi arrivata alla quinta generazione. «Abbiamo cercato questa distilleria perché ci garantisce la realizzazione della nostra ricetta col metodo classico London dry gin».

Oggi l’headquarter di Milano Dry Gin è in via Alberto da Giussano. Da qui vengono gestiti i canali di vendita: locali, ristoranti, enoteche, catering. E poi c’è il pubblico, al quale si arriva con un e-commerce. «È sul nostro sito con una piattaforma proprietaria. Ne siamo orgogliosi perché è molto efficiente. In quarantotto ore garantiamo la consegna della bottiglia. E abbiamo anche scelto di vendere sul social-commerce del vino Tannico». Perché l’unicità oggi quando si allea con le tecnologie digitali può scalare mercati e fatturato.