E’ finita l’epoca in cui il mercato dell’energia era dominato da sistemi a stella, che generavano energia elettrica solo in grandi centrali a gas o a carbone, per poi distribuirla a milioni di persone intorno. Oggi le reti si devono adeguare per accogliere milioni di piccoli produttori sparsi sul territorio, che generano energia con pochi pannelli fotovoltaici sul tetto e la immettono nel sistema. Ma gli operatori di rete non vedono di buon occhio questi piccoli produttori e tendono a ostacolarli, per cui vendere la propria energia elettrica alla rete è molto poco remunerativo. D’altra parte, chi ha installato dei pannelli fotovoltaici sul tetto raramente riesce a utilizzare più di due terzi dell’energia prodotta. Il resto potrebbe essere immagazzinato nelle batterie domestiche, ma la tecnologia non è ancora matura e il costo di questi accumuli è abbastanza alto.

L’alternativa sarebbe vendere direttamente l’energia prodotta in eccesso ai propri vicini di casa, saltando l’operatore di rete e gettando le basi per la prima vera sharing economy dell’energia. Ma come tenere traccia delle transazioni? La risposta è già arrivata a Brooklyn, dove LO3 Energy ha sviluppato assieme a Siemens un sistema che consente alle persone di acquistare e vendere energia solare generata localmente attraverso una microgrid di vicinato. La piattaforma, già utilizzata in via sperimentale, si basa su un sistema a blockchain – la tecnologia di registrazione elettronica che supporta i Bitcoin – per facilitare e registrare le transazioni.

“Distribuire energia in questo modo non solo è più efficiente che trasmetterla sulle lunghe distanze, ma protegge le comunità dalle interruzioni di corrente, oltre ad aiutare a soddisfare la domanda quando il fabbisogno del sistema supera le previsioni”, fa notare il fondatore di LO3 Lawrence Orsini. Il suo progetto ha trovato molto sostegno nel pubblico, che è sempre più a favore delle energie rinnovabili, dei sistemi energetici distribuiti e dei programmi a chilometro zero in generale: il 69% dei consumatori ha dichiarato in un sondaggio di Accenture il proprio interesse per un mercato dell’energia locale e il 47% si è detto disponibile a iscriversi a un progetto solare comunitario.

LO3 Energy ha lanciato il suo sistema di transazioni energetiche peer-to-peer, chiamato Brooklyn Microgrid, un anno fa. Le microreti realizzate da Siemens collegano le case che hanno pannelli solari sui loro tetti, in diverse parti di Brooklyn, con i vicini che vogliono acquistare energia verde generata localmente. Come altre microgrid, anche queste corrono lungo la rete energetica tradizionale, ma funzionano in totale autonomia.

I partecipanti installano contatori intelligenti basati sulla blockchain di Ethereum, che traccia l’energia che generano e consumano. I “contratti intelligenti” tra vicini consentono e registrano le operazioni di cessione in maniera automatica. “La blockchain è un protocollo di comunicazione veramente adatto a questo tipo di operazioni”, sostiene Orsini. Così la contabilità delle microgrid è decentralizzata e condivisa da tutti sulla rete. “È praticamente impossibile manomettere i conteggi”, spiega Orsini, perché ognuno conserva la propria copia aggiornata regolarmente delle transazioni.

“Il grande vantaggio della Blockchain applicata alla gestione dei microgrid nei sistemi energetici – ha spiegato Thomas Zimmermann, numero uno della Digital Grid Business Unit di Siemens – è che abilita una maggior trasparenza nella compravendita di energia tra i soggetti e i sistemi di distribuzione interessati”. LO3 Energy, infatti, si sta rapidamente espandendo con una serie di altri progetti in tutto il mondo. Uno è basato nel Sud dell’Australia, dove c’è già molta generazione distribuita e molti problemi di stabilità della rete. Gli utenti possono ora sperimentare con LO3 per accedere all’elettricità dai produttori locali e la utility australiana Power Ledger ha annunciato l’intenzione di installare questo tipo di microgrid in tutto il continente.

Resta da chiedersi se le microgrid di vicinato potranno davvero rivoluzionare l’industria energetica, com’è successo con la sharing economy in molti altri settori. Al momento, Brooklyn Microgrid è costituita da soli 50 nodi fisici, nei quartieri di Boerum Hill, Park Slope e Gowanus. Ma Orsini sta parlando con i regolatori negli Stati Uniti, in Australia e in Europa sulle possibilità di espansione di questo modello. Nel contempo un’altra start-up, Electron di Jo-Jo Hubbard, sta sfruttando la tecnologia blockchain in collaborazione con grandi operatori. Uno degli esperimenti di Electron, in collaborazione con il gigante francese dell’energia Edf, ha consentito di fornire elettricità peer-to-peer a un blocco di appartamenti a Londra che ha installato dei pannelli solari, di proprietà del padrone di casa, sul tetto. Questo, spiega Hubbard, è un modo per consentire anche alle persone che non possono installare i propri pannelli di sfruttare una produzione energetica decentralizzata e sostenibile. Edf spera che il modello possa espandersi e il regolatore dell’energia del Regno Unito, Ofgem, la sta incoraggiando. “Non vogliamo spingere le utilities fuori dal mercato, ma fare in modo che il loro modello di business si evolva”, sostiene Hubbard. E questa potrebbe essere la volta buona.