Si parla della fame nel mondo e si pensa subito allo spreco alimentare: 1,3 miliardi di tonnellate di cibo, un terzo della produzione agricola globale, sufficienti a sfamare 800 milioni di persone, finiscono ogni anno a marcire in discarica. Ma questo enorme spreco si potrebbe evitare grazie a una serie di tecnologie di facile applicazione, a partire dai campi fino alle pattumiere domestiche.

I danni maggiori si verificano prima ancora che il cibo raggiunga i canali di distribuzione. Le perdite dei raccolti per carenze di magazzinaggio o di refrigerazione sono praticamente identiche a tutte le latitudini: dall’Europa all’Africa sub-sahariana, dal Nord America industrializzato all’Asia Centrale, gli sprechi a livello di produzione agricola oscillano sempre fra i 150 e i 200 chili pro capite all’anno. In base ai dati della Fao, il 45% del riso raccolto in Cina e l’80% di quello raccolto in Vietnam non arrivano mai sul mercato, per carenze nei sistemi di magazzinaggio e trasporto.

Ma il programma europeo Spin (Sustainable Product Innovation Project) è riuscito a ridurre le perdite post-raccolto di una rete di piccoli coltivatori in Vietnam applicando una tecnologia di confezionamento innovativa, l’atmosfera protettiva (Modified Atmosphere Packaging), che permette di aumentare il periodo di conservabilità dei prodotti alimentari imballati, sostituendo l’aria interna con una miscela di gas, di solito azoto e anidride carbonica, per ridurre il contenuto di ossigeno o eliminarlo del tutto. L’azione inibente e batteriostatica dei gas utilizzati continua anche dopo l’apertura della confezione, grazie all’assorbimento di parte dell’anidride carbonica, che diminuisce il grado di umidità degli alimenti e la conseguente vulnerabilità agli agenti esterni, mantenendone inalterate le proprietà. Il successo del programma europeo potrebbe aiutare a diffondere questa tecnologia nel Sud Est asiatico.

Un’altra tecnologia decisiva entra in gioco al momento del trasporto: la registrazione di tutti i passaggi, dei tempi di attesa, ma soprattutto delle temperature attraversate, ad esempio, da una cassetta di pomodori può consentire di avviarla rapidamente alla vendita in caso di attese eccessive sotto il sole, salvandola dalla pattumiera. Per questo tipo di tracciabilità ci sono sistemi, come quello di Intelleflex, capaci di mettere insieme in un chip l’identificazione a radiofrequenza, il posizionamento via Gps e la registrazione delle temperature, inviando poi tutte queste informazioni al network di riferimento, con un costo estremamente ridotto. Non è ancora una tecnologia applicabile nei Paesi emergenti, ma potrebbe aiutare a ridurre gli sprechi e a migliorare l’efficienza della distribuzione alimentare nel mondo industrializzato.

I prodotti alimentari, però, non sono da considerarsi salvi nemmeno quando sono arrivati sugli scaffali del supermarket: un buon 15% degli sprechi alimentari globali avviene a valle della distribuzione, per futili motivi, tipo le imperfezioni estetiche di alcune partite di frutta o verdura, che sono considerate meno appetibili di altre e finiscono direttamente in discarica. FoodStar è una piattaforma di comunicazione che lavora con la grande distribuzione nordamericana per consentire ai consumatori di approfittare di quelle partite di prodotti alimentari freschi che il supermercato decide di vendere a prezzi scontatissimi, perché non rientrano nei criteri ottimali di qualità: frutta e verdura bruttina o troppo matura, ma perfettamente commestibile, che viene salvata dalla pattumiera con un annuncio flash su FoodStar. Gli iscritti alla piattaforma vengono allertati in tempo reale sulle vendite di questo tipo in atto nei paraggi e possono decidere se aderire o no: a un anno dalla fondazione, FoodStar è già in attivo grazie al notevole successo riscosso dal sistema, sia presso la distribuzione che tra i consumatori.

Gli sprechi post-distribuzione sono più diffcili da evitare, ma c’è chi ci sta provando: LeanPath, ad esempio, offre un sistema automatizzato per ristoranti, ospedali, università e altri gestori di mense industriali, in cui tutti i dipendenti sono invitati a registrare in pochi secondi il tipo di cibo che viene buttato, la quantità e la ragione della perdita. I dati vengono poi analizzati per capire in che modo si possono ridurre le perdite. Anche qui il successo è stato notevole: dopo aver installato il sistema, oltre 150 clienti di LeanPath sono riusciti a ridurre dell’80% il loro spreco di prodotti alimentari.