Supermercati, ospedali, aziende alimentari di grandi e piccole dimensioni. Tutte realtà che hanno in dote una marea di dati. E che oggi possono creare valore proprio analizzandoli e processandoli, quei dati. Anzi di più. Con analisi predittive e stime – grazie al lavoro di ingegneri specializzati – è possibile migliorare le prestazioni e fornire servizi sempre più personalizzati per il cliente.

È questa oggi la missione di MIPU, realtà impegnata a realizzare l’azienda “connessa e predittiva”. Così ci si avvale di tecniche predittive, tecnologie, servizi e competenze per raccogliere i dati presenti nelle aziende e usarli per prevedere fenomeni del futuro. Tre aziende in una sola, con competenze informatiche, meccaniche, energetiche. «Siamo nati sulla base di diverse esperienze, per noi il discorso di fare rete è venuto naturale. Anche perché oggi l’industria 4.0 deve pensare di abbracciare tutti gli ambiti», afferma Giulia Baccarin, 36enne ingegnere biomedico e imprenditrice seriale nata a Sandrigo, nella provincia di Vicenza, e con un bagaglio di esperienze formative e professionali in ogni angolo del mondo.

Dopo gli studi al Politecnico di Milano e all’Università di Tecnologia di Compiègne in Francia, Baccarin ha vinto una borsa di studio in Università Bocconi e ha lavorato a Parigi e Tokyo. «Sono stata per quattro anni in Giappone. E poi sono tornata in Italia. Il mio Paese ha un potenziale enorme sottoutilizzato: spesso manca di competitività sui mercati, ma spetta a ciascuno di noi prendersene cura». 

Soluzioni hi-tech dalla provincia. Questa realtà plurale è nata cinque anni fa a Salò, diecimila abitanti nella provincia di Brescia, sulle sponde lombarde del lago di Garda. «Siamo la dimostrazione lampante che attraverso la tecnologia si può creare lavoro anche lontano dai contesti metropolitani. E ci sentiamo orgogliosi di far rivivere i piccoli paesi italiani declinandoli con soluzioni hi-tech», precisa Baccarin. L’unione fa la forza. E consente di scalare i mercati. Oggi il fatturato aggregato è di circa 6,5 milioni di euro, con una proiezione sul 2017 tra i 6 e i 7 milioni e mezzo di euro come stima. L’headquarter è di 450 metri quadrati di innovazione e prevede anche una residenza per i collaboratori, un campus con spazi di co-living. La squadra è composta da una cinquantina di dipendenti con una media anagrafica sotto ai trent’anni, per il 90% ingegneri informatici, meccanici o energetici. E l’azienda investe tra il 5% e 10% per formazione del personale un 20% in ricerca e sviluppo.

«La nostra politica è di reinvestire l’utile per la creazione di nuove tecnologie e capitale umano. Questo ci consente di mantenere indipendenza rispetto alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni innovative». Attualmente ci sono una trentina di posizioni aperte. «Ci occupiamo di fare formazione nelle aziende. Abbiamo due scuole per aiutare le aziende a diventare predittive con modelli innovativi. E poi abbiamo creato “business game” per spiegare l’industria 4.0».

Una via italiana all’industria 4.0. Di fatto il gruppo applica soluzioni di machine learning e intelligenza artificiale per quelle imprese che vogliono diventare 4.0. Gli analisti leggono i diversi dati dell’azienda connessa: vendite, produzione, gestione delle risorse umane. E poi c’è la parte differenziante legata alla predittività. «Grazie al collegamento tra persone, macchine e dati si può avere un vantaggio competitivo per prevedere il comportamento ottimale e se ci sono scostamenti riuscire ad intercettarli in tempo reale».

MIPU lavora con aziende medie e grandi corporation. E l’elemento chiave della predittività è la trasversalità. Così non occorre cambiare le macchine, ma si lavora sull’esistente, per progetti dove l’obiettivo deve essere chiaro e misurabile. «Potenzialmente i dati li possono usare tutti. Spesso non ci si rende conto del loro valore. Noi proviamo a dare un senso, li mettiamo a fattor comune. In fondo l’industria 4.0 è proprio questa democratizzazione del vantaggio competitivo».

In questa ottica olistica è necessario mettere insieme più competenze. Ecco allora la forte specializzazione sull’intelligenza artificiale applicata all’industria. «Lavoriamo almeno per un 70% in Italia per prossimità geografica, ma le nostre idee e i nostri software sono apprezzati in Giappone e nei Paesi dell’est. «Il governo coreano ha fatto una mappatura a livello globale, con oltre duemila ricerche. E ha selezionato le prime quaranta realtà per incrementare la parte tecnologica. Sull’ambito energetico il nostro software è stato suggerito tra le linee guida. E proprio con la Corea del Sud abbiamo fatto sperimentazioni di valore nell’isola di Cheju, testando la smart city del futuro».