Il loro sogno di architetti è far vedere le opere d’arte ai non vedenti. Grazie alla tecnologia Nfc e a partner significativi come Hsl, azienda che stampa i prototipi della Ferrari e come Antenna International società mondiale di audioguide. Oltre che la collaborazione indispensabile con l’Istituto Nazionale dei Ciechi e il Royal Institute of Blind People. Tooteko è una startup a vocazione sociale che sta testando un bracciale, lettore di sensori Nfc posizionati su modelli 3D in scala di sculture e architetture. Il bracciale a sua volta comunica con lo smartphone che legge ad alta voce tutte le informazioni storico-artistiche. Il sistema sarà presto in sperimentazione in un museo romano. “Stiamo anche testando la tecnologia in ambito medico – spiega Serena Ruffato, co-fondatrice della società che ha vinto diversi premi e, dopo un periodo a Berlino, ora è incubata da Working Capital – I non vedenti potrebbero avere accesso a tutte le informazioni farmaceutiche, oggi molto difficile per loro”.

Una nuova economia

Tooteko è una delle startup che saranno presenti allo spazio Social Tech, organizzato nell’ambito del Workshop sull’impresa sociale di Iris Network (da domani 10 settembre a Riva) con l’obiettivo di avvicinare e orientare l’innovazione tecnologica al sociale. Di per sé tutte le innovazioni hanno potenzialmente una forte ricaduta sulla collettività. Nel caso di Riva si vogliono indagare non solo le tecnologie, soprattutto i dispositivi, che meglio possono risolvere bisogni di inclusione sociale, dalla disabilità ai disturbi dell’apprendimento. Ma anche indagare come le tecnologie sociali si stiano evolvendo. “E’ un settore che ha grandi margini di crescita – spiega Francesca Battistoni, fondatrice di Social Seed, acceleratore di impresa sociale che curerà Social Tech – Ora si tratta di capire come far parlare il mondo delle imprese con il sociale e con gli altri attori come incubatori, intermediari, filantropi”.

Partnership efficaci

Uno dei potenziali forti che sta dispiegando il settore è la valorizzazione delle partnership, tra industria e ricerca, tra for profit e privato sociale (fondazioni in primis), tra designer dei servizi e utenti.

Caso emblematico Acra-Ccs che opera anche con Opes Impact Fund, che investe in imprese sociali caratterizzate da soluzioni sostenibili.  Acra, attiva come ong in 15 paesi, è stata incaricata da Fondazione Cariplo di fare uno studio di mercato per commercializzare Sun4water, una macchina portatile in grado di rendere potabile l’acqua inquinata e di fornire piccole quantità di energia elettrica, sufficienti a caricare un telefono cellulare e ad alimentare qualche lampada da campeggio. Il progetto è portato avanti da Sun4People onlus  nata da alcuni dipendenti di 3Sun, al tempo joint-venture fra EnelGreenPowr, Sharp e StMicroelectronics. E ora è partita in Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Tanzania la sperimentazione di 75 prototipi da parte delle organizzazioni Lvia, Amref, Avsi, Manitese, Cuamm e Cast.

“Ciò che ci interessa capire è come la tecnologia possa essere una leva per il sociale – spiega Elena Casolari, amministratore delegato di Fondazione Acra – sia per proporre prodotti e servizi più sostenibili sia per rendere le tecnologie più accessibili a prezzi più bassi”. Così Acra sta sostenendo una tecnologia al plasma per la potabilizzazione acqua e latrine in Mozambico, favorendo anche la creazione di un’impresa sociale. Non solo, da gennaio in India la fondazione lavorerà per promuovere tecnologie più sostenibili per i tuc tuc nelle città di Bangalore e Hyderabad. Inoltre “abbiamo avviato contatti anche con la Singularity  University per essere impact parner per le tecnologie future”, aggiunge Casolari che, nel luglio scorso, ha chiamato a raccolta gli innovatori a livello mondiale nel Forum per l’impresa sociale.

Co-progettazione e makers

“Tenendo in considerazione i bisogni specifici degli utenti – spiega Battistoni – ha granda rilevanza il tema del co-design, che valorizza la componente di relazione”. Si tratta un approccio e un metodo che saranno sperimentati anche a Riva su una case history, Exploramy. Team di disabili, designer, maker saranno chiamati a riprogettare i servizi della cooperativa sociale che nasce per offrire esperienze turistiche accessibili, certificate e personalizzate a persone con bisogni speciali: disabili motori e sensoriali, anziani, donne in gravidanza, famiglie con bambini, persone con difficoltà di apprendimento. L’utente è dunque sempre più attivo nella progettazione di beni e servizi grazie al movimento makers, alle stampanti in 3D, al software open può diventare egli stesso produttore. D’altra parte gli utenti – da parte loro – sono sempre più attivi. Come mostra la storia di Fight the Stroke, un movimento che aiuta e protegge i giovani sopravvissuti all’ictus e le loro famiglie, grazie all’utilizzo di nuove tecniche riabilitative. Francesca Fedeli e suo marito Roberto hanno fondato Fight the Stroke insieme al loro piccolo Mario di 4 anni (nella foto in alto), per garantire un futuro migliore a chi è stato colpito da questa tragedia. L’associazione promuove  terapie disruptive, come quella del progetto MirrorAble: una piattaforma video interattiva, disponibile per schermi Kinect, tv e pc, che abilita un modello unico di riabilitazione motoria in famiglia, in grado di stimolare la plasticità del sistema motorio attivando il meccanismo dei neuroni specchio. Peraltro Francesca Fedeli è la prima fellow italiana di Ashoka, il network mondiale di innovatori sociali.

Modelli di business

Resta irrisolta l’incognità dei modelli di business, che possono emergere dall’incrocio tra i terreni della filantropia, degli investitori specializzati, del privato sociale ma anche delle imprese tradizionali che possono essere interessate ad ampliare le aree di investimento (basti pensare alla domotica o alle protesi robotiche). Il Wis di Riva sarà anche l’occasione per comprendere quanto l’impresa sociale – che soffre tradizionalmente di scarsa capacità innovativa sulle tecnologie -riesca ad aprirsi a mondi nuovi come la sharing economy creando modelli ibridi.

 

Ecco una selezione di startup che saranno presenti al Workshop sull’Impresa sociale di Riva.

Tooteko

Tooteko è un wearable device, pensato per non vedenti, che funge da ponte fra l’utente e il suo smartphone, diventando un ausilio per la vita di tutti i giorni. E’ connesso via Bluetooth allo smartphone e comunica inviando avvisi e notifiche attraverso vibrazioni e suoni, grazie ad un accelerometro interno l’utente può interagire con il bracciale attraverso comandi gestuali. Tooteko è inoltre in grado di leggere speciali sensori Nfc e di farne corrispondere contenuti audio pertinenti con ciò che sto effettivamente toccando in quel momento. E’ stato pensato per la fruizione delle opere d’arte nei musei ma si sta esplorando anche il settore farmaceutico.

tootek

 

B10Nix

B10Nix è una startup fondata nel marzo 2012 da giovani ingegneri e designers, specializzata nello sviluppo di sistemi software e hardware per l’interazione uomo-macchina. Sono stati sviluppati e brevettati due sistemi: B10Mouse, un software studiato per permettere l’utilizzo del computer (e non solo) a persone con disabilità (già in commercio) e Wise, un sistema di indumenti con sensori che permettono di analizzare i segnali dei muscoli dell’utente, sia esso un paziente in riabilitazione, uno sportivo, permettendo un feedback immediato (attualmente in fase di sviluppo).

gruppo

 

Right Hub

Right Hub® è una startup innovativa a sostegno dell’economia sociale che vuole agevolare tramite il web l’incontro tra il mondo delle imprese profit e le capacità di produzione di beni e servizi ad alto tasso d’innovazione e sostenibilità di cooperative sociali, imprese sociali e low profit. La piattaforma online Right Hub® Matching, crea opportunità concrete di incontro tra i produttori di beni e servizi che operano nell’economia sociale (i Seller) e le imprese e organizzazioni, profit e non profit, interessati ad acquistarli (iBuyer).

Archilabo

Archilabó è nata a Bologna nel 2011 dando vita ad Ampia, centro specialistico che ricerca metodi innovativi di insegnamento-apprendimento e progetta attività didattiche per rispondere ai Bisogni Educativi Speciali (Bes), in particolare ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento (Dsa). “Centro di servizio e consulenza per le istituzioni scolastiche autonome dell’Emilia Romagna”, Ampia collabora con scuole ed enti della regione per contrastare la dispersione scolastica, favorire l’integrazione di studenti con Bes e raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano Nazionale Scuola Digitale (Pnsd). Dal 2014 è attiva anche a Torino.

Facce

 

Horus Technology

E’ una startup innovativa a vocazione sociale fondata nel 2014 con l’obiettivo di realizzare un dispositivo indossabile per persone cieche e ipovedenti con le funzionalità di assistente personale. Il nome del dispositivo è Horus, si indossa sulla testa e utilizzando delle telecamere e un sistema di conduzione ossea, analizza l’ambiente circostante e fornisce svariate funzionalità tra cui: lettura di testi, riconoscimento volti, riconoscimento oggetti e assistenza alla mobilità.

ragazza

 

Nurion play to rehab

Presenta un sistema per la riabilitazione neuro-motoria, ideato principalmente
come videogioco interattivo per console, ma applicabile anche ad apparecchiature medico ospedaliere per
la riabilitazione e a strumenti per il fitness.

Innuva
Unisce la ricerca biotech al risparmio di risorse e riduzione dell’impatto ambientale nella filiera agricola. Lo scopo dell’ associazione è quello di promuovere la collaborazione tra aziende per il riutilizzo delle molecole presenti negli scarti della produzione di vino per materiali per applicazioni mediche e cosmetiche.

SIxS

Soluzioni Informatiche per il Sociale, attraverso la costruzione di partnership con enti e imprese operanti nel settore non profit, realizza soluzioni informatiche in grado di migliorare i processi operativi, informativi e gestionali caratteristici di questa tipologia di organizzazioni. Fattore distintivo nella crescita e nel consolidamento di SIxS è sicuramente la capacità di parlare lo stesso linguaggio delle organizzazioni del terzo settore e di comprenderne le specifiche esigenze e problematiche. Questo è possibile grazie alla struttura stessa di SIxS, un team di lavoro formato da operatori sociali, esperti di comunicazione, consulenti aziendali e professionisti dell’informatica.