A dispetto delle previsioni del Club di Roma, il futuro dell’energia è esponenziale. Andiamo verso un’era dell’abbondanza di KW grazie alle nuove tecnologie che riescono a sfruttare meglio le fonti esistenti, come quelle fossili, ma soprattutto all’espansione di quelle rinnovabili – osserva Rameez Naam, tecnlologo e speaker alla Singularity University Summit di Milano proprio su questo tema – Il costo del kilowattora solare è in declino dagli anni ’70 e oggi siamo a 3 centesimi di dollaro”. La sfida adesso è aumentare la capacità di stoccaggio migliorando le batterie e su questo fronte Peter Diamandis, fondatore della Singularity University, è intervenuto assicurando che nei prossimi 5-10 anni vedremo l’industrializzazione sempre più vasta come gli accumulatori domestici di Tesla, ma anche la messa a punto di nuovi materiali. Oltre all’accumulo, gli specialisti della Singularity stanno anche pensando allo sviluppo di soluzioni radicali come pannelli in orbita intorno alla terra e in grado di inviare raggi di energia a punti di raccolta sulla Terra.

Attenzione però, più rinnovabili non vuol dire la scomparsa degli idrocarburi. “Andiamo verso un futuro con molte meno emissioni, ma ad alto contenuto di energia  – osserva Francesco Gattei, vice presidente opzioni strategiche e investor relator di Eni a margine della due giorni milanese della Singularity University dove è stato speaker – e la sfida è costruire un mix di fonti energetiche che sia allo stesso tempo sostenibile per il Pianeta e in grado di sostenere la quarta rivoluzione industriale”. È una sfida storica e globale perché nel prossimo decennio si tratta di dare accesso all’energia elettrica a un miliardo di persone e ridurre al minimo il consumo di biomasse che provoca milioni di morti ogni anni per problemi polmonari nei paesi in via di sviluppo. “Da un punto di vista di salute globale questo progresso è un upgrade epocale perché in pochi anni cambierà la vita del 20% degli abitanti del pianeta”, osserva Naam.

“L’elettrico sta aumentando enormemente nell’uso domestico e nel trasporto – continua Gattei – ma la vera sfida è cambiare il mix di generazione”. Su questo fronte Le scelte degli stati leader nell’industria non sono sempre in linea con le dichiarazioni. La Germania, per esempio, continua a puntare sul carbone – la fonte fossile più inquinante per emissioni, mentre gli Usa, anche grazie ai grandi investimenti nel gas di scisto e nella carbon capture se ne stanno allontanando. “Se togliessimo oggi tutto il carbone dalla filiera energetica, le emissioni globali di CO2 scenderebbero subito del 15%; ma è un processo lento – osserva Gattei – e bisogna investire ancora in ricerca”.

Eni lo sta facendo da diversi anni con un ventaglio crescente di tecnologie che vanno dai biocarburanti al solare sia nei laboratori italiani che in quello oltreoceano aperto alcuni anni fa al Mit di Boston. Sul fronte dei rifiuti il sistema W2F (Waste to Fuel) sviluppato nel Centro Ricerche Eni per le Energie Rinnovabili e l’Ambiente permette di trasformare la frazione umida dei rifiuti solidi urbani (il cassonetto dell’umido) in bio olii e quindi in biocarburanti a temperature più basse di quelle tradizionali. Nel fotovoltaico l’azienda del cane a sei zampe punta sul Building Integrated Photo – Voltaics (Bipv), un progetto sperimentale di edificio autosufficiente dal punto di vista energetico con concentratori solari luminescenti e pannelli fotovoltaici flessibili (Organic Photo-Voltaics) che rappresentano l’ultima frontiera del fotovoltaico avanzato. Infine, sul fronte dell’isolamento si sta sviluppando Extir Galileo,un edificio con lastre isolanti ricavate da materiali plastici estremamente versatili, leggeri e riciclabili.

“Credo che le ricerche dei prossimi anni si concentreranno su tre tipologie di interventi – continua Gattei – In primo luogo azioni per ridurre il footprint di carbonio dei combustibili fossili, con la carbon capture storage e la carbon capture utilization, che hanno ancora tante opportunità di miglioramento; in secondo luogo lo sviluppo di tecnologie per migliorare l’efficienza delle rinnovabili e per assicurare lo stoccaggio dell’energia prodotta. Altri filoni di ricerca importanti sono nuovi materiali, il solare a concentrazione e i film sottili. Riguardo le batterie bisognerà però superare gli attuali materiali per aumentarne la performance e ridurre l’impatto ambientale. Infine, anche sull’efficienza ci sono enormi spazi di miglioramento. L’Internet delle cose e la digitalizzazione sono sicuramente strumenti grazie ai quali vedremo progressi sia sui consumi, sia sui processi industriali. Inoltre avranno un ruolo sempre più crescente lo sviluppo di modelli di economia circolare (come il Waste to Fuel)”.

Far evolvere il nostro sistema energetico è anche una sfida di leadership e visione manageriale. “Siamo di fronte a una trasformazione sistemica che coinvolgerà tutti settori industriali e ovviamente anche il sistema energetico – continua il vicepresidente – in questa prospettiva la Singularity University, è una eccellente scuola manageriale e permette di avere un punto di vista privilegiato sulle tecnologie esponenziali. Siamo quindi contenti del loro arrivo in Italia per presentarci una proiezione dei cambiamenti più dirompenti da affrontare nei prossimi anni. Eni è fortemente focalizzata sulla ricerca, sullo sviluppo di nuove forme di energia e sulla costruzione di un mix energetico bilanciato per raggiungere gli obiettivi di accesso all’energia e di decarbonizzazione. Vogliamo confrontarci con la community di Singularity University e giocare un ruolo proattivo in tutti i contesti più innovativi”.