Partenza con il botto per il 2017 dell’equity crowdfunding, la raccolta fondi “dal basso” che permette a startup e Pmi di incassare finanziamenti online attraverso la cessione di quote. Secondo i dati anticipati al Sole 24 Ore da Crowd Advisors, una società di consulenza che ha rielaborato i dati del portale Crowdfunding Buzz, il primo semestre dell’anno si è chiuso con un totale di 5 milioni investiti a favore di 23 imprese: un dato che supera già l’intero 2016, fermo a 4,3 milioni per 19 società, e fa salire il bilancio complessivo del fenomeno a 12,5 milioni per 53 aziende dal 2014 ad oggi. I numeri saranno discussi il 6 di luglio alla Borsa di Milano, in occasione di un evento organizzato dalla piattaforma Crowdfundme.

Ma cosa ha fatto decollare all’improvviso lo strumento, dopo anni di crescita a singhiozzo? Fabio Allegreni, fondatore e partner di Crowd Advisors, imputa il rialzo a un doppio fattore: minore scetticismo da parte degli investitori e regole più favorevoli. «Da un lato è l’equity crowdfunding stesso che inizia a farsi conoscere e non essere più un “oggetto misterioso” per molti investitori – dice Allegreni – Dall’altro ci sono stati dei progressi a livello di normativa, con l’espansione dell’accesso al crowdfunding anche alle Pmi non innovative, sancito dalla manovra correttiva pubblicata a maggio in Gazzetta Ufficiale».

La “maggiore consapevolezza” descritta da Allegreni si rispecchia nel trend di investimenti più distribuiti e calibrati, secondo una logica di bilanciamento sconosciuta nei primi anni di rodaggio. Se nel 2016 le campagne andate a buon fine attiravano 39 investitori per una somma media di 5.800 euro, nel 2017 l’equilibrio si è invertito con una media di investitori maggiore (63) e un taglio medio più contenuto (3.500 euro).
Una “maggiore oculatezza”, come dice Allegreni, che ha fatto sì che l’87% delle campagne andasse addirittura in over-funding: a fronte di un obiettivo medio di 118mila euro, quasi 8 iniziative su 10 hanno centrato un target di 220mila euro. Va detto che il valore complessivo è spinto al rialzo dalle due piattaforme che dominano il mercato: la stessa Crowdfundme e Mamacrowd, capaci di incidere per il 66% (3,3 milioni) sull’intero bilancio del 2017. «Ma in fondo anche questi casi di successo possono essere un ulteriore motivo di spinta per il settore, alimentando la concorrenza» precisa Allegreni.

Il bicchiere mezzo vuoto, semmai, è dato dal confronto con l’Europa e gli altri mercati internazionali. I 5 milioni di euro messi a segno dall’inizio dell’anno sono comunque una cifra modesta, se si considera che la piattaforma britannica Crowdcube aveva raggiunto – ad aprile – l’equivalente di 9,4 milioni di sterline. Allegreni è convinto che un’accelerazione in più sarà data dall’allargamento della platea di aziende candidabili alle Pmi non innovative, attive in mercati “più comprensibili” per l’investitore medio.

L’apertura è già legge dopo la “manovrina” da 3,4 miliardi di questa primavera. Ora si attende l’ok decisivo della Consob per spiccare, forse, il volo. «Si parla di aziende che lavorano con agroalimentare, vino, abbigliamento, design. Tutti ambiti che un investitore medio capisce meglio rispetto a quelli più hi tech – dice Allegreni – Ora che è saltata la barriera, il fenomeno potrebbe esplodere davvero».

 

Infografica Dati e mercato equity crowdfunding in Italia (andamento per trimestre)