Correva l’anno 1998. Nel primo giorno di giugno, una Lancia Thema con due strane telecamere ai lati superiori del parabrezza parte da Parma per ripercorrere il percorso delle Mille Miglia. Dopo sei giorni, la missione è compiuta: sono stati coperti 1.860 km a una media di 123 Km/h. Nulla di eccezionale, se non fosse che per il 94% di quel tragitto la Thema guidò da sola, mentre il non-conducente supervisionava le operazioni e mostrava fiero ai giornalisti che seguivano il viaggio entrambe le mani fuori dal finestrino.

Il conducente era il professor Alberto Broggi, docente presso il dipartimento di ingegneria dell’informazione all’Università di Parma. Quello appena concluso sarebbe passato alla storia come uno dei primi tre test al mondo di guida autonoma su strade cittadine.

Il gruppo di ricerca guidato da Broggi puntava tutto sulle due telecamere, che garantivano una visione “stereo”. Con quelle, quasi “solo” con quelle, il veicolo – o meglio il calcolatore che occupava il voluminoso bagagliaio della Thema – doveva percepire l’ambiente circostante e muoversi di conseguenza.

L’esperimento riuscì, consolidando un filone di ricerca che Broggi e il suo team perseguono ancora oggi: quello dell’auto autonoma basata sulla tecnologia della visione stereo. Da quell’intuizione nacque VisLab, spinoff dell’università di Parma poi acquisito, nel 2015, dall’americana Ambarella per 30 milioni di dollari: in particolare, sono stati acquistati i sistemi di controllo dei veicolo basati su immagini video.

Così, dal lontano primo test del 1998 la Lancia Thema ne ha fatta di strada. Oggi è stata sostituita da una Ford Lincoln e il progetto è stato battezzato EVA (Embedded vehicle autonomy). Come allora, tutto ruota intorno alla visione stereo con cui il veicolo “scopre” il mondo che lo circonda. Quello che è cambiato è la qualità delle immagini, la loro risoluzione, le quantità di informazioni raccolte, la tecnologia delle telecamere e il software che le elabora, interamente sviluppato a Parma.

Oggi EVA ha un ottima vista. La densità di ogni fotogramma è salita a 4k pixel, e ad ogni pixel il sistema è in grado di associare una distanza dal veicolo. Le telecamere a bordo sono 10. Quattro sul tetto che monitorano gli oggetti presenti in un raggio compreso tra 0 e 5 metri dal veicolo. Altre 6 “mappano” un’area di 300 mt intorno all’auto.

Tutto è gestito dal chip Ambarella battezzato CV1, il vero cuore del sistema che fa girare gli algoritmi programmati a Parma. Un esemplare di CV1 consuma appena 4 Watt e può elaborare le immagini di due telecamere. Fino a distanze di 150 metri, la percezione è stereo e permette di ricostruire una mappa 3D dell’ambiente (si veda l’immagine), da 150 a 180 metri, la visione è mono.

VisLab si propone al mercato come sub-fornitore (Tier 2) di tecnologie per guida autonoma. Il chip CV1 è già stato fornito a diversi produttori di auto, che li utilizzano per dotare veicoli di sistemi di bordo per la guida autonoma. Le sue proprietà più interessanti sono la miniaturizzazione – con 5 chip si controllano 10 telecamere, senza bisogno di centraline dedicate – e il basso consumo.

Nel frattempo, l’evoluzione continua. Nei centri di ricerca Ambarella sono già stati messi a punto i nuovi chip CV2. I primi campioni sono in arrivo dall’America a Parma, dove nelle prossime settimane inizieranno ad essere testati. Il nuovo chip è 20 volte più potente della versione CV1, pur consumando la stessa energia. Prestazioni adeguate per gestire i dati provenienti dalla telecamere con software basati su reti neurali e deep learning.

EVA si prepara ad aguzzare ulteriormente la vista.