«Oggi tutto è meccatronica». Giambattista Gruosso, professore di Elettrotecnica al Politecnico di Milano, si lancia in un’iperbole. Ma c’è del vero. La meccatronica, intesa come combinazione di tecnologie meccaniche, elettroniche e digitali, sta investendo tutti i settori industriali. «E non finisce qui» assicura Gruosso. «Perché ormai sta uscendo dalle fabbriche per entrare nelle case e nella vita quotidiana di ognuno di noi: dal tagliaerba robotizzato al montascale per le persone anziane, dalla bici a pedalata assistita alla tapparella controllata a distanza». La meccatronica, secondo uno studio condotto dal centro di ricerche Antares su indicazione di Unindustria Reggio Emilia, conta 73 mila imprese con un milione di addetti, fattura poco meno di 200 miliardi e ne esporta 155. Da qualche anno la sua crescita è a doppia cifra. Ma soprattutto, è un vanto del made in Italy. Non a caso il nostro know-how nel comparto delle macchine utensili è di primissimo livello. Il mondo intero ci riconosce una straordinaria capacità proprio nell’integrazione delle tecnologie.

Su questo scenario, nel settembre 2016, si è inserito il piano Industria 4.0, con gli incentivi tesi a favorire il rinnovo dei macchinari e la digitalizzazione del sistema produttivo: un punto di svolta tanto sul piano della modernizzazione della cultura d’impresa quanto su quello, concreto, degli investimenti. L’Italia della meccatronica, però, non è tutta uguale. Esistono aree dove il seme ha radici profonde, modelli che fungono da traino per il resto del Paese. «Non c’è dubbio» conferma Gruosso, che in collaborazione con l’Anie, la Federazione delle imprese elettrotecniche ed elettroniche, sta girando la penisola per portare a termine la Mappatura delle competenze meccatroniche italiane «alcuni territori sembrano avere un autentico genius loci. Basti pensare all’Emilia o al Vicentino. Distretti dove si mescolano tradizione e innovazione, cultura artigiana e accademica, vecchi e nuovi saperi».

Sia chiaro, la Lombardia continua a essere in vetta alle classifiche nazionali per numero di aziende: quasi 18 mila, per un totale di 260 mila addetti. Un mix di colossi (Abb, Magneti Marelli e molti altri), medie imprese estremamente specializzate (una per tutte, la Gefran, leader nella sensoristica) e piccole realtà d’avanguardia, specie sull’asse della meccanica fine, vale a dire sull’asse Bergamo-Brescia (sull’A4 ha sede il Kilometro rosso, con il fiore all’occhiello del consorzio Intellimech). A Torino, capitale di un’automotive in continua trasformazione, diventa ogni giorno più strategico il ruolo del Mesap, l’istituto dedicato alla meccatronica e ai sistemi avanzati voluto dalla Regione Piemonte, arrivato ad avere come soci due atenei, nove centri di ricerca e 231 tra grandi, medie e piccole imprese. Nel frattempo, poli della meccatronica si stanno consolidando a Napoli, nelle Marche, in Puglia.

Il cuore, comunque, continua a battere lì, sulle due direttrici della via Emilia e dell’autostrada Serenissima. «Tra Parma, Reggio, Modena e Bologna» spiega Lorenzo Ciapetti, docente di Sviluppo economico locale all’università di Bologna, «sono nate e cresciute la Motor Valley e la Packaging Valley. Giusto per fare qualche nome, da una parte ci sono Dallara e Ferrari, dall’altra Ima, imprese traccianti, capaci di portare innovazione nelle filiere, di allacciare rapporti con il sistema universitario, di alzare il livello competitivo e attrattivo dell’intero territorio. Un circolo virtuoso che parte da lontano, ma che ha un filo conduttore: la centralità del capitale umano. Ecco allora la rivalutazione degli istituti tecnici. E le mille iniziative per la formazione». È l’ecosistema della meccatronica. Che in Emilia si alimenta con un ulteriore fattore vincente: la capacità di fare rete. Gli industriali reggiani, per esempio, già da tempo hanno lanciato il Club meccatronica. C’è poi il Crit di Vignola (Modena), l’emblema del gioco di squadra: una società consortile nata addirittura nel 2000 finalizzata specificamente alla ricerca in campo meccatronico. Del Crit sono socie anche imprese concorrenti: insieme si studiano soluzioni avanzate utili a tutti, ma si resta in competizione nel momento delle gare.

Diversa la situazione in Veneto e in particolare nel triangolo che vede al centro Vicenza, con estensioni a Nord, verso Rovereto e Trento, e a Est, in direzione Pordenone. A parte Electrolux (che tra l’altro negli stabilimenti trevigiani e friulani sta introducendo dosi massicce di tecnologie digitali, a cominciare dai robot collaborativi), la bandiera della meccatronica è innalzata da piccole e medie imprese, leader assolute in nicchie di mercato. La Zamperla realizza montagne russe e attrazioni varie per i parchi di divertimento spaziando dall’alta manualità ai simulatori gravitazionali in dotazione alla Nasa. La Mariani è stata tra le prime a introdurre nei suoi impianti per il packaging alimentare l’assistenza in remoto, così da garantire la migliore conservazione dei prodotti. La Askoll è diventata un riferimento nel mercato delle biciclette e degli scooter elettrici. Denominatore comune: la creatività. Che supera i limiti delle dimensioni aziendali e i confini geografici. Anche questo è il bello della meccatronica made in Italy.