Forse non erano tantissimi, ma ingegneri e sviluppatori della Silicon Valley sono scesi in piazza il 14 marzo per far sentire la loro voce contro il nuovo ordine esecutivo sull’immigrazione emanato da Trump. In preparazione all’evento, i membri del neonato movimento Tech Stands Up to Trump si riuniscono ogni sera da settimane per leggere e interpretare la legge costituzionale americana. Rispetto al primo, il nuovo ordine esecutivo, commentano gli organizzatori, “non costituisce un vero passo avanti, ma continua al contrario a essere incostituzionale perché discrimina il rilascio di nuovi visti di lavoro e green card in base al credo religioso”.

Parlando con gli organizzatori di Tech Stands Up To Trump si capisce subito che hanno un’agenda politica ben definita che va ben oltre il cosiddetto Muslim Ban. La Silicon Valley non aveva mai visto i suoi lavoratori prendere una posizione forte e decisa contro un ordine esecutivo del governo prima d’ora. Non parliamo dei celebri Ceo, ma dei tanti ingegneri informatici, web designer, creativi ed esperti di social media marketing che popolano la Bay Area e che, a detta di Mark Rose, uno degli organizzatori del movimento, mai si sarebbero immaginati di organizzare manifestazioni politiche prima di Trump. Mark spiega: “L’ordine esecutivo contro i cittadini di sei paesi islamici ci colpisce in prima persona. Gli immigranti sono il motore dell’innovazione americana, così funziona il nostro settore. Perché’ l’innovazione avvenga, abbiamo bisogno di portare i migliori talenti e pensatori da tutto il mondo. Il 75% dei miei colleghi sono immigrati di prima o seconda generazione”.

Per coordinare il movimento, che a oggi comprende più di 300 volontari, gli organizzatori hanno sviluppato un’app (ora in versione beta) che permette di “ideare strategie e connettersi direttamente con i membri locali del congresso”. Mark lavora come sviluppatore web nel quartier generale di Nest, un’azienda che ha lanciato il suo primo prodotto nel 2011, e oggi è già leader nel settore delle smart house. Come Mark, i 300 volontari del movimento lavorano notte e giorno per coordinare chiamate e scrivere email da mandare ai politici locali per far loro pressione su vari temi. Più di 10.000 partecipanti avevano annunciato la loro adesione alla marcia del 14 marzo sulla pagina Facebook dell’evento.

Abbiamo chiesto a Mark quali siano i temi più urgenti per il movimento. “Siamo molto preoccupati per la Net Neutrality” spiega. A fine gennaio Trump ha nominato Ajit Pai, un noto oppositore della Net Neutrality, nuovo presidente della Federal communications commission (Fcc), l’agenzia incaricata di prendere decisioni in merito alla gestione delle telecomunicazioni (radio, via cavo, telefoniche e satellitari) che provengono e sono destinate agli Stati Uniti. Mark continua: “Inoltre, i tagli del nuovo governo metteranno a rischio il piano governativo per diffondere l’accesso a internet nelle zone a basso reddito, al quale partecipano centinaia di aziende del settore tech”.

Mark descrive l’app alla quale stanno lavorando come uno strumento per aggregare, valutare e condividere con i membri del congresso le priorità politiche dei lavoratori del settore tech. Mark continua: “Siamo gli esperti dell’ideazione e diffusione di brand su scala nazionale e internazionale. Ci stiamo mobilitando per fare di Tech Stands Up To Trump un “brand politico” made in Silicon Valley. La Silicon Valley è fondata su una serie di valori ai quali la gente crede, e sui quali non siamo disposti a scendere a compromessi”. Per esempio? Mark continua: “Vogliamo opporci ai tagli dei fondi per la ricerca sul cambiamento climatico e allo smantellamento delle regolamentazioni sui livelli di tossicità di aria e acqua. Anche l’ostinazione di Trump nel non rilasciare informazioni sulla sua dichiarazione dei redditi è totalmente contraria a quello in cui crediamo. Apertura e trasparenza sono principi chiave nel settore dell’innovazione americana”.