A sentirli parlare sembrano l’anti-Uber. Non hanno algoritmi né capitali, non puntano a massimizzare il profitto ma il capitale sociale. Tra Brescia e Mantova si sta espandendo l’esperienza del Banco di Comunità, piattaforma di sharing basata sullo scambio di beni, servizi e competenze senza transazioni monetarie ma misurabile in termini di Felicità Interna Lorda. “Tre anni fa ci siamo ritrovati in una situazione particolare per una cooperativa sociale che fa inserimento lavorativo – racconta Michele Pasinetti, direttore di Cauto, sede a Brescia, 450 dipendenti impegnati soprattutto nella gestione dei rifiuti e nel settore energia – A un certo punto ci è stato chiesto, in quanto soggetto riconosciuto e attivo sul territorio, di raccogliere i bisogni rispetto alle nuove povertà, dai giovani ai disoccupati over 50. E di attivare meccanismi di virtuosi di rete mettendo insieme gli sforzi  di tante  realtà sparse sul teritorio”.

Così è nata, su spinta del Comune di Castiglione delle Stiviere, l’esperienza del Banco, piattaforma virtuale con 300 utenti attivi e luogo fisico di incontro (200 metri quadrati messi a disposizione dall’amministrazione locale). Sono state coinvolte  51 associazioni del territorio di cui 23 a finalità sociale. La piaffatorma si basa sullo scambio di beni e servizi con una forte attenzione al tema del riuso. L’unità di scambio dei beni è il Fil. A ogni tipologia di bene è stato assegnato un valore in termini di Fil. Ne servono 50 per “pagare” un’ora di un qualsiasi servizio. Complessivamente sono stati movimentati 434.355 Fil equivalenti a 8.690 ore di attività.

Ora l’esperienza viene riproposta a Rovato su iniziativa di Fondazione Cogeme onlus e l’adesione di altri cinque comuni bresciani. Al Banco del Riuso Franciacorta, che partirà entro febbraio, potranno partecipare sia le associazioni e i servizi sociali dei Comuni della rete sia i cittadini attraverso l’utilizzo della propria Cns (Carta Nazionale dei Servizi).

Sempre questo mese Cauto lancerà www.bancodicomunita.it che racconta il modello per eventuali repliche. “Stiamo ricevendo diverse telefonate da altri comuni interessanti – racconta Pasinetti – Volentieri raccontiamo la nostra storia. Allo stesso tempo però non vogliamo fare repliche tout court, offrendo servizio standard. Noi abbiamo fatto questa esperienza su un territorio che conosciamo con l’idea di creare un movimento, che le persone si riattivino rimettendo in circolo energie. Quindi possiamo accompagnare altri, offrire consulenze ma il progetto deve nascere dalle comunità”. Le commmunity, si chiamano nella sharing economy.