Sono hacker, prima di tutto. Ovvero innovatori, che tentano strade nuove. Così hanno “hackerato” pure Ateco, il sistema di classificazione delle attività economiche: un gruppo di designer, ingegneri, informatici di Bari si sono registrati alla Camera di Commercio con la dicitura “Università popolare”. A ben vedere, nessuna definizione poteva essere più adatta alla Scuola Open Source (Sos).

Come le più antiche istituzioni culturali Sos punta all’universalità del sapere. Nei laboratori – che inizieranno il 18 luglio – interveranno esperti di diversi discipline, come la semiotica con Salvatore Zingale (al Politecnico di Milano guida l’Humanities Design), la grafica con Giovanni Anceschi l’informatica con Agnese Addone, digital champion di Coderdojo a Roma.
In tutto 24 tra docenti e tutori che assieme a 60 studenti selezionati e a tutta la community della Sos lavoreranno assieme per 12 giorni. Perché delle università nate nel Medioevo Sos eredita anche il senso di associazione, che oggi diventa progettare assieme. Come frutto di un confronto collettivo nascerà la scuola stessa, lungo tre direttrici: l’identità della Sos (brand identity, strategia digitale, sito web, processi e prodotti editoriali, video), gli strumenti (un sistema di accesso sicuro h24, progetto per una moneta interna, set up degli spazi, co-living/open data, impostazione del concept di un gestionale per la scuola) e infine i processi della scuola (processi didattica, ricerca, co-living, spinoff, impostazione del concept di un gestionale, funzioni del sito web, documentazione, co-living/open data, creazione di indicatori e metriche per misurare i risultati).

E delle università popolari Sos eredita lo spirito divulgativo. Dalla scuola che si progetterà (fino al 30 luglio) nascerà un luogo di ricerca permanente sulle frontiere dell’innovazione ma anche di divulgazione di saperi. “Abbiamo già avviato un dialogo con la Regione – spiega Alessandro Tartaglia, designer e animatore del progetto – L’idea è quella di aprire tavoli tematici con cluster di imprese locali,  ascoltare i bisogni di innovazione e progettare soluzioni utili”. Con alcune realtà Sos ha già avviato collaborazioni. Per esempio formerà il personale di Leroy Merlin all’uso di alcune tecnologiche, in cambio della fornitura di materiale gratuito per la scuola stessa”. Inoltre il motto della scuola è ““l’innovazione è sempre sociale, altrimenti è speculazione sull’ignoranza degli altri”. “Stiamo progettando moduli didattici che coinvolgano segmenti di pubblico diversi. Per esempio, ragazzi e pensionati potrebbero co-porgettare dei giochi. Inoltre stiamo pensando a un modulo di progettazione di social business rivolto agli immigrati”.

Nato dal laboratorio di ricerca e coprogettazione Xylab, nell’ambito dell’iniziativa Laboratori dal Basso promossa dalla Regione Puglia, la Scuola Open Sorce sarà tante cose assieme: istituto didattico, luogo di ricerca, spazio di innovazione collettiva. Il progetto è stato uno dei tre vincitori del bando cheFare.