Andrew Sutherland, vicepresidente senior per il Business development dell’area Systems and Technology di Oracle Emea & Apac, è da venti anni a bordo della nave varata da Larry Ellison. Scozzese, appassionato di gadget, incontra Nòva24 per raccontare il modo in cui le aziende, soprattutto piccole e medie, possono adottano il digitale e in particolare il cloud per trasformare i propri processi di business e raggiungere un vantaggio competitivo sul mercato.

«Una delle caratteristiche del cloud – spiega Sutherland – è che apre delle opportunità fenomenali alle piccole e medie aziende che prima non potevano permettersi tecnologie troppo sofisticate e costose». Tra il saperlo in teoria e il vederlo realizzare in pratica però c’è una certa differenza: «I Paesi in cui questo accade, cioè i paesi dove le Pmi investono fortemente in servizi cloud per avere big data e sistemi analitici come servizio, sono ad esempio la Germania, ma anche e soprattutto l’India, dove startup e Pmi sono milioni».

L’impatto trasformativo può essere radicale, spiega Sutherland: “Ero a Munbay poco tempo fa e ho incontrato molti Cio. Un’azienda che fabbrica lampadine è entrata nei big data non per cambiare il modo di produrre, che va benissimo così com’è, ma per trasformare il proprio business. Adesso le lampadine non le vendono più ma le forniscono come un servizio: i loro clienti pagano per avere un certo tipo di luce e a portare e sostituire le lampadine ci pensano loro via posta”. L’India è oggi un esempio di un Paese sterminato in cui le aziende, dice Sutherland, “saltano sulla nave del cloud il più velocemente possibile”.

C’è anche il settore pubblico, dove gli utilizzi possibili del cloud e degli applicativi legati ai dati, cioè i big data e gli analitici sono moltissimi. Si parla di risparmio nella dotazione di infrastrutture locali centralizzando la nuvola, ma anche di empowerment di settori come ad esempio quello della scuola o quello della sanità.

Nel mercato dell’Ict il cloud sta cambiando la prospettiva con la quale le aziende si avvicinano ai dati e li possono utilizzare. Permette, almeno sulla carta, di sciogliere i silos che contengono le informazioni dei diversi dipartimenti ed aree, mettendoli assieme dove possono essere analizzati in modo più completo e messi a fattor comune. Le grandi aziende utilizzano soluzioni ibride (cloud pubblico e privato) e lo faranno secondo Sutherland per 15 anni e più. Le piccole trovano invece opportunità in mercati sempre più ampi. E poi cambiano le buone prassi, l’identità stessa di quelli che vengono definiti “mercati verticali”. Nuove modalità di business vengono identificate in un continuo processo spontaneo di prova-ed-errore ed entrano a far parte del Dna delle soluzioni software del futuro. «Ci sono moltissime fluttuazioni – dice Sutherland – sulla superficie  che si cristallizzano e diventano fondazione geologica dei nostri applicativi verticali, la base sulla quale far nascere nuove idee».

“Secondo i dati del Politecnico di Milano – spiega Fabio Spoletini, country manager di Oracle per l’Italia – il cloud in Italia è arrivato: siamo passati da una spesa di 900 milioni di euro nel 2013 a 1,77 miliardi nel 2016. Ma la cattiva notizia è duplice: si tratta ancora solo del 3% della spesa totale Ict italiano ed è spalmata sostanzialmente sulle prime venti grandi aziende”. Il dato dimostra che le Pmi non sono ancora salite a bordo della trasformazione digitale che, secondo Spoletini, passa soprattutto dal cloud: “Secondo Idc – continua Spoletini – oggi la spesa per il cloud è all’11% in Emea, e nel 2020 sarà il 50% del totale spesa It. Invece, da noi del miliardo e sette di investimenti solo 600 milioni vanno in public cloud, il resto è spesa per avere una infrastruttura nuova nel datacenter aziendale che abiliti il cloud privato”. Al cuore Oracle vede sempre il database, che è stato il punto di partenza commerciale dell’azienda fondata da Larry Ellison nel 1977. Nel futuro diventerà, secondo Sutherland, massivo, ibrido, residente nel cloud, con tutti gli attributi che ci aspettiamo:  scalabile, capace di gestire in modo facile volumi grandissimi nel cloud, in maniera cost effective.

L’idea di fondo è chiara. Al centro c’è e resterà l’informazione, creata dai dati e capace di produrre conoscenza, se debitamente analizzata. Il cloud consente di gestire l’informazione al meglio, con scala maggiore e avviando nuovi progetti in maniera più rapida ed economica, sempre più alla portata anche di piccole aziende e startup. Alla ricerca di nuovi modelli di business. Nuovi mercati. Nuovi clienti.