Quando si nomina Porsche, si pensa a un marchio di successo e ad auto affascinanti che hanno fatto la storia dell’automobilismo mondiale. Eppure, anche Porsche è stata in crisi. All’inizio degli anni Novanta. Una grave crisi, che ha imposto una modernizzazione. In tre anni l’azienda è stata ripensata: nuovi processi e prodotti hanno riportato le sportive di Stoccarda in cima ai sogni degli appassionati.

Nel 1994, al team di quattro persone che aveva gestito il processo fu affidata la guida di Porsche consulting: una costola di Porsche AG, figlia del cambiamento. Oggi la società ha 370 dipendenti e grazie all’esperienza maturata e testata quotidianamente nella casa madre, fornisce servizi di consulenza per la trasformazione digitale a medie e grandi aziende di tutti i settori: dagli ospedali al trasporto aereo. Senza, naturalmente, smettere mai di immaginare il futuro dei produttori di automobili. Per capirlo in anticipo. E non subirlo.

Josef Nierling è amministratore delegato di Porsche Consulting. Secondo la sua visione, i produttori di auto dovranno assumere «un approccio interdisciplinare e collaborativo, per generare soluzioni integrate pronte a soddisfare i nuovi bisogni di mobilità dei clienti». Dovranno – e in alcuni casi il processo è già in atto – diventare dei «system integrator» capaci di portare a bordo anche servizi e tecnologie nate al di fuori dell’industria dell’automotive.

«Il primo passo di questa trasformazione – spiega Nierling – è la connettività dell´automobile stessa, che è oggi ampiamente avviato». Seguirà poi una traslazione di centralità «dall’auto all’automobilista» e infine «la conseguente costruzione di un ecosistema attorno all’identificativo cliente». A quel punto, secondo l’ad di Porsche Consulting «al centro dell’ecosistema ci sarà la persona, non il prodotto». E questo aprirà la strada a scenari inediti.

«La piena interazione dell’automobile con l’automobilista darà a quest’ultimo l’accesso a servizi aggiuntivi, sfruttando tecnologie nuove per l’auto, come per esempio la chiave digitale», spiega Nierlng. Il riferimento è all’Audi Connect Easy Delivery, test nato dalla collabo razione tra Audi, Amazon e DHL: grazie al binomio auto connessa-id cliente permette al corriere di consegnare pacchi inserendoli nel bagagliaio dell’auto del destinatario, trovata grazie alla localizzazione Gps e aperta con una chiave elettronica monouso.

Se l’automobile si trasformerà in un “prodotto integratore”, allora secondo Nierling «sarà sempre più facile per il suo proprietario acquistare servizi coerenti con l’uso della vettura o con il “momento” dello spostamento». La piattaforma di connessione integrata a bordo sarà per i produttori una “porta” attraverso cui veicolare un nuovo canale commerciale: fonte di business complementari a quello della vendita del prodotto, «proprio perché integrato con ecosistemi lontani dal mondo dell’auto», continua Nierling, immaginando anche un ulteriore, naturale passo evolutivo.

«L’ulteriore trasformazione – dice l’ad di Porsche Consulting – sarà l´emancipazione del cliente dal prodotto auto: il suo interesse sarà rivolto a servizi di mobilità integrata. Le case automobilistiche competeranno sulla capacità di offrire evoluti sistemi di mobilità intermodale, quindi competeranno sui “motori” software di pianificazione di soluzioni di mobilità e di intrattenimento e produttività a bordo, oltre che sui sui motori di trazione». Il presupposto sarà la diffusione dell’auto a guida semi autonoma, che darà nuovi significati al tempo “riconquistato” del viaggio.