Grandezza equivale a diseguaglianza quando si tratta di metropoli. È quello che emerge dall’analisi di Euromonitor a livello globale che da anni mantiene un database di oltre mille città in tutto il mondo. Il segnale è tanto più importante per il fatto che ormai più di metà della popolazione mondiale vive nelle zone urbane e questa trend è in fortissima crescita proprio nel paesi in via di sviluppo.

Proprio in questi paesi l’economia creativa – che a livello globale vale 2,25 trilioni di dollari (circa il 3% del Pil globale) secondo Unesco ed EY – è in fortissima crescita, ma l’indice Gini che misura la diseguaglianza sociale è ai massimi. Con ricavi per 743 miliardi e 12,7 milioni di lavoratori, l’area dell’Asia Pacifico supera sia l’Europa (709 miliardi di dollari e 7,7 milioni di posti di lavoro) che gli Usa (620 miliardi di dollari e 4,7 milioni di lavoratori) mentre Sudamerica e Africa sono ancora marginali con mercati rispettivamente da 124 e 58 miliardi di dollari. Ma sono proprio Bangkok, Rio de Janeiro, Bogotà, Salvador de Bahia che, nonostante la loro vitalità culturale e creativa, mostrano coefficienti di Gini superiori a 0,5 (in Europa la media è 0,33).

È però la Cina che spicca per contraddizione e trend. Lo sviluppo economico ha fatto esplodere la ricchezza individuale, ma se nel 2001 il 10% più ricco della popolazione aveva un salario medio 13 volte quello del decimo più povero, dieci anni dopo questo gap è salito a 35 volte. In questa scenario Shanghai, la cui popolazione è aumentata del 50% negli ultimi 15 anni segue delle dinamiche molto simili a quelle descritte dall’economista Richard Florida nel suo The New Urban Crisis, a proposito della gentrificazione delle città statunitensi e mostra tassi di diseguaglianza superiori alla media del resto del paese. La stessa dinamica si riscontra in Brasile dove l’indice Gini nazionale è sceso dallo 0,61 del 1991 al 0,52 nel 2011, ma in megalopoli come Sao Paulo il reddito della fascia più ricca è 39 volte quello dei più poveri.

“Oggi la diseguaglianza nel mondo è molto più alta rispetto a 20 anni fa – ha osservato da Joan Clos, sottosegretario alle Nazioni Unite e direttrice del programma UN-Habitat nel presentare l’ultimo World Cities Report su urbanizzazione e sviluppo –: questo non è solo ingiusto ma è anche un controsenso economico perché solo rendendo le nostre città più eque potremmo cogliere le opportunità offerte dall’urbanizzazione e dall’espansione economica”.