Gli urbanisti lo chiamano sprawl. E’ il fenomeno della città diffusa, della dispersione – spesso confusa – delle aree abitate. Con un forte consumo di territorio. E con un centro storico svuotato delle sue funzioni che, complice la crisi economica, rischia un forte declino. Dalla Toscana parte una sperimentazione strutturata per arginare il fenomeno partendo proprio dal centro cittadino, da sei Comuni tra i 25mila e i 50mila abitanti. “Non si tratta solo di riutilizzare spazi pubblici o privati sfitti – spiega Cristian Pardossi, presidente dell’associazione Pop_Up – ma di ricreare lo spazio pubblico come luogo di rete di relazioni”. Come fosse un organismo vivente a cui non basta una casa disabitata per vivere bene.

Forte della sua esperienza di ex assessore all’Urbanistica nel Comune di Castelfranco Sotto, Pardossi ha coinvolto cinque Comuni (Campi Bisenzio, Cascina, Empoli, Monteverdi Marittimo, Quarrata) oltre il suo e altri sei si sono detti interessati. Sono stati individuati spazi sfitti pubblici e privati che possano essere ceduti temporanemente in comodato d’uso o in affitto gratuito. Poi l’associazione ha lanciato una call for ideas per progetti di rivitalizzazione tramite attività economiche e culturale. Hanno risposto in tanti – il triplo rispetto alle possibilità del bando – e per un mese è partita la sperimentazione con una quindicina spazi aperti in ogni città. L’età medià dei partecipanti è 30 anni. Dal laboratorio di sartoria che sposa tecnologie e macchine da cucire, agli spazi di coworking, dal corso di giardinaggio al riutilizzo delle competenze del settore mobile per la creazione di una linea per surfisti e skaters.

Pop_Up Lab sta lavorando per la costruzione dal basso di reti di comunità, coinvolgendo gli enti locali, le associazioni di categoria, i cittadini. I Comuni stanno sperimentando un ruolo inedito, di governance collaborativa. Alcuni di loro stanno pensando a un regolamento sui beni comuni, in un’ottica di amministrazione condivisa. I progettisti stanno cercando di rendere sostenibili i progetti dal punto di vista economico. Le formule in corso di sperimentazione sono le più diverse. Nella nuova consapevolezza che gli spazi possano avere un uso temporaneo. E che gli strumenti di sostegno possano essere i più vari. Alcuni Comuni hanno incentivato i privati a cedere gli spazi con sgravi sull’Imu, altri con contributi. Ora per il prossimo anno le startup sociali che aderiranno potranno consolidarsi, affinare la sostenibilità economica e decidere come proseguire.

Il progetto di  Pop_Up è sostenuto al 60% dall’Autorità toscana per la partecipazione e al restante 40% tra cinque Comuni. “C’è l’interesse da parte di tutti – afferma Pardossi – di sperimentare pratiche e giungere poi a individuare le politiche e i processi efficaci che favoriscano la rivitalizzazione dei centri storici”. La Toscona ambisce a fare da scuola.