Robot e software per gestire il lavoro di ingegneria genetica che oggi viene eseguita dagli scienziati seduti ai banchi di laboratorio. A investire nella biologia sintetica automatizzata è la startup di Boston Ginkgo Bioworks, che ha raccolto una valanga di finanziamenti da parte degli investitori  – ben 154 milioni di dollari nell’ultimo anno e mezzo – e ha deciso di usarne una parte nella costruzione di un nuovo e vasto laboratorio, il Bioworks2, che diventerà la catena di montaggio per gli organismi. La società di Boston avava già aperto Bioworks1 nei primi mesi del 2015 riuscendo a eseguire 15.000 operazioni automatizzate al mese, un aumento di più di dieci volte rispetto ai livelli “pre-fonderia”.

“In ingegneria biologica – spiega Christina Agapakis, direttore creativo di Gingko – gli organismi viventi sono le fabbriche che costruiscono i nuovi prodotti. Progettare i migliori organismi richiede un diverso tipo di fabbrica, quello in cui i migliori strumenti di automazione, analisi e software possono lavorare tutti in sincronia. La fonderia Bioworks sta automatizzando e ridimensionamento il processo di progettazione dell’organismo, permettendo agli ingegneri di prototipizzare migliaia di disegni biologici”.

“Progettiamo microbi personalizzati per diversi mercati” si legge sul loro sito e a vedere gli accordi che hanno già firmato, per esempio con Twist Bioscience e Gen9, fornitori di sintesi del Dna, con giganti dell’agricoltura come Cargill e Archer Daniels Midland, ma anche con Genomatica e Amyris, società che progettano e producono sistemi di bioingegneria, sembra che il senso dell’industria della biologia sintetica sia quello di stabilire un ecosistema di aziende specializzate che possono interagire tra loro.

Il modello di business  di Ginkgo è incentrato sui microbi, non sui prodotti finali. E grazie alla robotica può crearne di nuovi in maniera più rapida ed economica rispetto agli attuali metodi. Il fine è quello di trovare i microrganismi che possono funzionare come piccole fabbriche biologiche in grado di produrre sostanze simili a un ingrediente chimico da usare nell’industria dei profumi, degli alimenti, dei pesticidi o dei detersivi. Sono già 40 i progetti avviati, tra cui i microrganismi progettati per secernere l’olio di rosa (molto costoso da estrarre dai petali) o gli edulcoranti per bevande.

Ma la costruzione di un organismo sintetico non è compito facile. Non esiste un catalogo universale dei geni con i dettagli di ciascuno e le interazioni tra Dna possono essere inaspettate. Da qui l’approccio ingegneristico di Gingko alla biologia e l’automazione estrema del nuovo laboratorio. E già si parla di Bioworks3…