All’inizio avrebbe voluto fare informatica, poi Matteo Giardino ha cambiato scuola, si è spostato in un liceo scientifico tecnologico – quelli che adesso si chiamano licei delle scienze applicate – e si è imbattuto nella chimica. “Ho trovato un insegnante che sapeva comunicare la sua passione per la scienza che per lui è una filosofia di vita, un modo di ragionare e di interpretare la realtà”, spiega il 18enne torinese in procinto di affrontare la maturità all’Itis Avogadro di Torino. E ha iniziato ad applicare la chimica all’ambiente energetico, perché “chi scoprirà un modo efficiente e sostenibile per produrre energia avrà fatto il botto, davvero!”

Lui ha puntato sulle celle a combustibile: “Ho letto un articolo online sull’argomento, ho espanso e approfondito”. Da lì è nato un progetto che, comunque vada a finire, l’ha portato prima a Houston per le Olimpiadi della sostenibilità e, la scorsa settimana, a Los Angeles per la fase finale dell’Intel Isef. Al posto della tradizionale formula a ossigeno e idrogeno, Matteo ha esplorato la possibilità di una cella a combustibile microbiologica, che sfrutta un combustibile organico, in questo caso il glucosio. Il quale viene metabolizzato da un microorganismo che brucia il substrato organico producendo energia per la sua stessa sopravvivenza. Quest’ultimo a sua volta – Matteo ha scelto un lievito -, con la sua respirazione cellulare produce elettroni che, tramite un mediatore, vengono intercettati e convogliati in circuiti esterni.

Per il momento la cella ha il limite di un rendimento ancora troppo basso a causa dell’efficienza insufficiente del mediatore e per questioni termodinamiche. Ma Matteo non ha intenzione di mollare: “Il prossimo passo sarà la sostituzione del glucosio, troppo costoso e difficile da ottenere, con la cellulosa, un polimero decisamente più abbondante, da utilizzare come combustibile”.

D’altra parte il suo percorso è particolare perché lui, liceale, ha avuto la possibilità di lavorare direttamente all’interno dei laboratori del Politecnico di Torino, che si è reso disponbibile a lavorare sul progetto e che ha una tradizione nell’ambito delle energie alternative. Matteo tra meno di un mese affronterà la maturità, ma ha già passato il test per l’ammissione al corso di Ingegneria chimica e quindi sa che il suo progetto di ricerca continuerà. E questo rappresenta per lui uno stimolo e una motivazione a specializzare i propri studi. Forse il caso di Matteo potrebbe funzionare da modello per altre università per avviare un rapporto più costante con le scuole secondarie del proprio territorio, con l’obiettivo di far emergere le eccellenze. Al di là dei libri.