Riconoscimento biometrico degli utenti, semplificazione dei servizi e delle app: sono queste le tendenze forti con cui le banche stanno migliorando il rapporto multicanale con i propri correntisti. Fino a un futuro in cui ci basterà aprire un’app per fare tutto, con la propria banca, senza passaggi autorizzativi o burocrazia di alcun genere (e senza andare a discapito della sicurezza, com’è ovvio). È un fronte su cui si mostrano attive soprattutto le banche americane e inglesi, mentre quelle italiane sembrano in affanno (se si considera che solo poche ancora integrano un servizio banale come la generazione di one time password).

«Il trend dell’autenticazione biometrica è esploso nel 2015 dopo l’introduzione di tecnologie come il touch ID di Apple. Quasi tutte le banche internazionali più attente all’innovazione offrono già la possibilità di autenticarsi tramite lettore di impronte digitali», dice Filippo Renga, responsabile di questa area di ricerca per gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano.

Le app di mobile banking (iOs e Android) di Unicredit, Mediolanum e Fineco sono state le prime in Italia- da quest’anno- a integrare l’autenticazione tramite impronte digitali. Ma il riconoscimento delle impronte non sono certo più una frontiera innovativa. Al mondo, pioniera è stata, già nel 2014, Ing in Belgio e Lussemburgo. A fine 2015 è sceso in campo un colosso come Bank of America (48 milioni di clienti negli Usa e in 35 altri Paesi).

«Il servizio più interessante nella biometria è offerto dall’americana United services automobile association (che offre servizi finanziari al personale militare e alle proprie famiglie) – dice infatti Renga -.  Si tratta dell’accesso tramite riconoscimento vocale o riconoscimento del viso. Questa è infatti l’unica banca ad offrire un’autenticazione biometrica che non sia tramite impronte digitali. Ha vinto vari premi, tra cui Spicca il premio Javelin nella categoria Mobile Banking Leaders». A febbraio 2016 invece Hsbc, nel Regno Unito, ha cominciato a supportare sia l’impronta digitale sia quella vocale per l’accesso ai servizi.

La biometria ha il doppio scopo di aumentare la sicurezza e di semplificare l’accesso (l’utente non deve memorizzare tante password). Sul fronte della semplificazione, «un trend molto forte è quello dei servizi pre-login, emerso già dal 2014 a livello internazionale e di forte attenzione nel 2015 per le banche Italiane». Le app mobili e web delle banche tendono a dare informazioni base, come il saldo del conto, prima che l’utente si autentichi. La sicurezza è garantita dal fatto che il servizio funziona solo sui dispositivi già autorizzati dall’utente.

Il più innovativo è forse 3Saree3 Save (Shake and save) di Boubyan Bank (Kuwait), un servizio dedicato ai clienti premium. Una volta attivato, bisogna impostare il conto dal quale verranno prelevati i soldi, il conto al quale verranno accreditati e l’importo massimo e minimo. A questo punto basterà aprire l’app, inserire il proprio username e scuotere il proprio dispositivo, senza effettuare il login, e la somma sarà trasferita. Anche Nationwide offre un servizio simile, denominato Impulse Saver, grazie al quale è possibile trasferire denaro tra due conti NationWide senza effettuare l’accesso. In Italia l’app di Webank consente di visualizzare il saldo con uno shake.

La semplificazione del rapporto multicanale banca-utente passa da molte vie. È interessante per esempio Q-Matic (Prenotazione posto in coda) di DenizBank (Turchia). Dopo aver scelto la filiale che si intende visitare, vengono visualizzati il tempo di attesa previsto e una mappa per raggiungere lo sportello. Una volta “staccato il biglietto” si viene inseriti nella normale coda di attesa, insieme a coloro che hanno preso un biglietto fisico.

«Questo sembra poter essere un trend importante per il futuro – commenta Renga -. Anche Emirates Nbd offre un servizio simile, per non parlare di alcune startup, come la romana Qurami, che hanno proprio la prenotazione del posto in coda da mobile come core business e si rivolgono a diversi business, tra cui quello bancario».

Non solo semplificazione. Le app bancarie tendono a integrare anche funzioni social o ludiche, sempre nell’idea di rinnovare il rapporto con l’utente. Una eccellenza in questo ambito, secondo il Polimi, è New@DB (app ad hoc per nuovi sottoscrittori) di Deutsche Bank. Altri casi molto conosciuti sono Mondo e Atom, startup bancarie inglesi “all mobile”. L’app di Webank consente di associare ai movimenti di conto emozioni o ricordi tramite immagini da caricare.

Per il futuro, si prevedono ulteriori sviluppi su questa strada. Per esempio «con sistemi biometrici non invasivi – dice Andrea Rigoni, partner di Intellium ed esperto di cybersicurezza -. Ci sono già prodotti come iproov (fondata da un ex Olivetti, Andrew Bud), che permettono di autenticare un soggetto attraverso la telecamera del cellulari. Utilizza un sistema che non può essere raggirato attraverso l’uso di fotografie e non impiega archivi centrali. Ci sono altre tecnologie che puntano all’analisi della voce e dei movimenti, anche se al momento la sensoristica e le modalità di interazione non permettono un uso estremamente facile di questi sistemi».

Sicurezza e usabilità tenderanno sempre più a fondersi, su questo percorso. «Sistemi di analisi comportamentali sempre più sofisticati- in grado di riconoscerci in base alle nostre azioni digitali-, abbinati a riconoscimenti biometrici non invasivi permetteranno di rendere totalmente invisibili i sistemi di autenticazione», prevede Rigoni.