Dal cybersquatting, l’acquisizione della titolarità di nomi di dominio corrispondenti a nomi generici, marchi altrui o nomi di persona al fine di rivenderli o trarne comunque profitto, al domain grabbing, la registrazione di un nome di dominio confondibile con un marchio di titolarità di un terzo, al fine di porre in essere atti di concorrenza sleale: il mondo dei domini aziendali non è immune da rischi e minacce.

Oggi le imprese si possono tutelare contro questi fenomeni, considerato anche che dottrina e giurisprudenza sono ora concordi nel riconoscere al nome di dominio il valore di segno distintivo atipico. Di conseguenza, prima di procedere alla registrazione di un nome di dominio presso la competente Naming Authority nazionale, occorre verificare che il nome di dominio scelto non sia riconducibile a un nome di dominio di un terzo o a un marchio altrui già registrato o dotato di notorietà a livello non puramente locale.

In caso di registrazione illecita di un nome di dominio, il titolare dello stesso potrà agire in giudizio per vedere tutelati i propri interessi. Un’alternativa valida all’azione giudiziaria è rappresentata dalla procedura di riassegnazione. Essa consiste in una particolare procedura di natura ibrida “arbitrale-amministrativa” che si pone l’obiettivo di verificare la legittimità del diritto o titolo all’uso del dominio da parte del soggetto che appare come formale assegnatario e di verificare che il nome a dominio non sia stato registrato e/o venga mantenuto in mala fede. La procedura di riassegnazione è applicabile solamente ai domini “.it” la cui registrazione ad opera di terzi sia stata oggetto di previa opposizione formale, con conseguente esclusione di tutti gli altri domini registrati sotto diverse estensioni. La decisione circa l’eventuale riassegnazione del nome di dominio è direttamente eseguibile presso la Naming Authority e può essere impugnata solo avanti l’Autorità Giudiziaria ordinaria competente per territorio. In generale, nella grande maggioranza dei casi la decisione è favorevole al titolare del marchio, tanto da rendere queste attività per noi avvocati sempre più ripetitive e rutinarie.

Ma la tutela di un’azienda non si può limitare al nome di dominio, considerato che il nome di dominio non è necessariamente la porta principale di accesso ad un contenuto in rete. Ad un contenuto si accede generalmente tramite una ricerca su Google, Twitter, Facebook, ecc. senza necessariamente digitare direttamente l’indirizzo del sito che si vuol visitare. Ciascuna impresa non può quindi prescindere dall’attuale fruizione di internet, rendendosi necessari processi di verifica e manutenzione continui. Ciò richiede l’analisi di una enorme mole di dati, con reazioni in tempo reale. Ecco perché, anche in questo contesto, sistemi di intelligenza artificiale e big data diventeranno sempre più importanti. (Ha collaborato Luisa Borelli)