Occhiali che si oscurano o si schiariscono a piacimento al tocco di un pulsante e senza l’uso di elettricità; vele che percepiscono il vento e si orientano automaticamente per sfruttarlo al massimo; algoritmi che consentono di selezionare enzimi adatti ai processi industriali senza bisogno di colture di laboratorio; software che trovano la forma ideale per produrre qualsiasi oggetto in tempi brevi e riducendo i costi di calcolo. Sono solo quattro esempi dell’incredibile numero di progetti high-tech elaborati da professori, ricercatori e studenti del Politecnico di Milano, nell’ambito di Switch2Product, una “innovation challenge”, cioè una sfida lanciata dall’ateneo ai suoi docenti, ricercatori e studenti per spingerli a proporre idee innovative da trasformare in prodotti e in attività imprenditoriali.

Una valanga di idee. Switch2Product, è un programma non nuovo per il Politecnico di Milano, giunto alla nona edizione, ma ora completamente rinnovato. “Fino allo scorso anno – dice Roberto Tiezzi, responsabile del TTO, Technology Transfer Office dell’ateneo milanese – era una sfida aperta a tutte le strutture di ricerca italiane, ora invece abbiamo deciso di riservarla solo ai nostri docenti, ricercatori, studenti e alunni. Non per fare un passo indietro però, ma per compiere un salto in avanti. Tanto è vero che le adesioni sono aumentate del 136% rispetto al 2016”. Sono stati oltre 300 le adesioni, 131 le idee ammesse alla gara perché considerate più pronte a trasformarsi in idee imprenditoriali, 48 i i progetti selezionati alla competizione vera e propria e 18 i finalisti. Alla conclusione di tutto il processo di selezione, che si completerà il 19 settembre, emergeranno un massimo di 10 team il cui premio sarà la possibilità di accedere al programma di accelerazione del Polihub e del TTO per un periodo tra 4 e 12 mesi. Ai migliori 5 sarà infine assegnato un grant da 30.000 euro per le attività di primo sviluppo e prototipazione delle tecnologie elaborate.
“Ma anche gli altri progetti innovativi emersi dalla competizione – sottolinea Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano – non andranno perduti. Sono un patrimonio di idee di grande interesse che rappresenta il nostro futuro e su cui si baseranno la ricerca e l’innovazione dei prossimi anni. Il tutto risponde alla sfida di rendere possibile ed efficace la transizione dalla ricerca alle applicazioni pratiche, che è compito precipuo delle università tecniche”.

Dalla salute all’informatica. Per dare una misura del livello di creatività e delle potenzialità dei team che hanno partecipato alla challenge, il Politecnico di Milano ha svelato 20 progetti scelti tra i 131 ammessi alla gara e pensati per ambiti particolarmente caldi e dinamici, come quello delle soluzioni per la salute e il benessere o del mondo digitale e dell’Internet delle cose, che abbraccia elettronica, informatica e telecomunicazioni.
Nel settore della salute si va da Wildcard, una piattaforma di realtà virtuale immersiva pensata per incrementare le capacità cognitive di bambini con disabilità intellettive, a Holdon, un dispostivo riabilitativo della presa delle mani. HeartWatch è invece un sistema basato su videocamere che, inquadrando il volto di una persona, è in grado di dare informazioni su ritmo cardiaco, respiratorio e saturazione dell’ossigeno nel sangue. Ha lo scopo di favorire la diagnosi precoce di patologie nascoste, come la fibrillazione atriale, che poi quando si manifestano, possono avere esiti molto gravi, come infarti o ictus. Health Monitoring IoT Gateway è un dispositivo di rete capace di concentrare dati sullo stato di salute delle persone provenienti da dispositivi indossabili e di gestirli in cloud per favorirne l’analisi. CardiHologic è una soluzione che, partendo da immagini cliniche diverse, come ultrasuoni, risonanza magnetica o tomografia computerizzata, è in grado di creare modelli tridimensionali di organi come il cuore, utili per esempio per operare con la massima precisione. Medeas è, invece, il progetto che, basandosi su una tecnica computerizzata, consente di individuare varianti di enzimi di interesse industriale, usati per esempio nei settori chimico, farmaceutico, alimentare. Lo scopo è individuare enzimi più efficienti di quelli in uso, velocizzando i sistemi di selezione attualmente adottati.

Soluzioni digitali. In ambito ITC si va dai sistemi per la mappatura delle condizioni dell’asfalto in città, come UrbLens, a quelli per il controllo automatico di riscaldamento e climatizzazione degli edifici, basato sulle preferenze individuali e sul rilevamento istantaneo dei parametri ambientali. Swan Networks è un pacchetto di algoritmi per gli operatori di reti di comunicazione per semplificare la gestione e realizzazione delle reti, per esempio quelle business, rendendole anche più economiche ed efficienti. Ma si è pensato anche, nel caso del progetto Strokin, a una piattaforma cloud capace di aiutare i gestori di locali pubblici a coinvolgere la loro clientela con attività di fidelizzazione mirate. Oppure, con il progetto Spotted, a realizzare un sistema automatico di illuminazione degli attori sul palco di un teatro, senza bisogno di luci segui-persona manovrate da personale dedicato. Il progetto Lyquido intende invece diffondere il sistema di liquid pricing, cioè di definizione del prezzo di un servizio non imposto dal fornitore, ma frutto di una negoziazione avviata dall’utente. Gestita da una piattaforma digitale renderebbe più facile l’incontro della domanda con l’offerta. Sempre al settore ICT appartengono i progetti GeoMate, un software per facilitare la scelta della casa da acquistare o dell’hotel per le vacanze, ed Electronic Telltale for Sailing Yachts (nella foto), che regola automaticamente l’orientamento delle vele in base alla direzione e alla forza del vento, misurata da sensori disposti strategicamente sul piano velico.

Dagli occhiali allo spazio. Altri progetti interessanti, infine, riguardano idee o soluzioni applicati ai campi più disparati. Free-Form Design è, per esempio, un algoritmo innovativo pensato per l’ottimizzazione topologica, una tecnica emergente nell’industria 4.0 e, in particolare, nella manifattura additiva, dove è necessario ottimizzare a livello virtuale la forma di un oggetto prima di avviarne la produzione. I sistemi commerciali oggi in uso sono poco precisi e, soprattutto, hanno costi computazionali molto alti, che la soluzione proposta da uno dei team in gara abbatterebbe invece in modo drastico. Liliana è invece un progetto che integra pompe di calore aria-acqua e collettori solari ibridi, termici e fotovoltaici, in un sistema altamente efficiente di climatizzazione civile e industriale. Eclipse è l’occhiale che si oscura o schiarisce all’istante grazie a una tecnologia innovativa, mentre Avatar è un dispositivo per ridurre le vibrazioni prodotte da motori aeronautici a turbina per gli aerei o ai rotori degli elicotteri. Chiudono la rassegna il progetto E4Mg, un processo per industrializzare il trattamento superficiale di componenti in lega di magnesio, e Green Additives 4 SIR – U, per formulare vernici o pellicole adesive speciali per navi. Il processo consentirebbe poi una più facile pulizia degli scafi da alghe o formazioni vegetali tramite un semplice trattamento a ultrasuoni.

Il percorso verso il mercato. “Il programma di accelerazione che seguiranno i team selezionati per la fase finale – dice Stefano Mainetti, amministratore delegato di PoliHub, incubatore della Fondazione Politecnico di Milano – può variare da 4 mesi a un anno. Si basa su un articolato programma di formazione, mirato sui punti deboli di ciascuna iniziativa e, quindi, personalizzato. Il processo mira a formare un team efficiente, a verificare la rispondenza dell’idea a reali esigenze di mercato, a definire il business model. PoliHub fornisce anche supporto per lo sviluppo del prodotto, capire se è brevettabile, avviare il processo per la tutela dell’idea”. Obiettivo finale è portare i progetti scelti al punto di attirare capitali privati per finanziarli e farli diventare vere attività imprenditoriali.