L’innovazione sembra essere la carta vincente per il futuro, ma fra il dire e il fare spesso, in questo campo, c’è parecchio di più del consueto mare. Coltivare una cultura dell’innovazione vera – non solo auspicabile – non è facile e passa anche da un’opera capillare e costante di incentivazione. Per questo la nuova Finmeccanica, ora Leonardo, sprona da dieci anni le migliaia di dipendenti che ha nel mondo a partecipare alla contesa del “Concorso Innovazione”, premio annuale per i migliori progetti hi-tech. Lo ha fatto anche quest’anno con successo, diciamo così, di pubblico: oltre 700 i progetti presentati ad una giuria, terza rispetto alla stessa Leonardo, dai dipendenti degli stabilimenti italiani, britannici e delle altre parti del mondo in cui l’azienda è presente. Particolarmente importante è poi l’estensione, dallo scorso anno, dell’apertura anche a studenti di facoltà scientifiche, neolaureati e studenti di dottorato di ricerca, che potevano vincere, oltre a un riconoscimento pecuniario, anche la possibilità, ben più preziosa, di un periodo di tirocinio presso Leonardo. Per questa sezione il numero di accessi alla piattaforma online del concorso per giovani – ben 5.000 – rivela l’interesse per la possibilità offerta alle più nuove e qualificate leve dell’ingegneria. Un passo deciso e pratico quindi nell’altro campo che tutti invocano, l’integrazione tra università e azienda. Tratto distintivo e comune dei progetti presentati è poi la sostenibilità ambientale, caratteristica sempre più cruciale dello sviluppo: senza nulla togliere agli altri premiati, le idee che hanno più interessato sono proprio le proposte di produzione e stoccaggio più efficiente di energia elettrica.

Fra i vari progetti premiati la scorsa settimana, a Roma nella sede di Leonardo alla presenza del ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Valeria Fedeli, ne troviamo infatti due della categoria dottorandi: una tastiera per pc in grado di autoalimentarsi reimpiegando l’energia generata dalla pressione dei tasti ed elettrodi innovativi che permettono di aumentare, si spera addirittura fino a dieci volte, la durata delle batterie di tablet, telefonini e notebook.

Che il movimento liberi energia meccanica lo sappiamo da secoli, e molti si sono cimentati nel tentativo di trasformare la pressione delle onde del mare sulla costa così come il cammino di un umano sui marciapiedi in corrente elettrica, ma onestamente finora con scarsi risultati. Il progetto di Arnaud Gigot del Politecnico di Torino si chiama Tigre: Tastiera GenerRa Energia. Generazione e storage a elevata efficienza dell’energia elettrica e si muove in questa direzione, ma con l’aiuto di nuovi materiali che potrebbero essere l’asso nella manica del vincitore. Chi non si è trovato con un lavoro urgente da finire e un pc con la batteria esaurita, dice Gigot? Da questa sua personale esperienza, ma anche di molti di noi, è nata l’idea di trasformare la pressione che si esercita sui tasti quando si lavora a pc in energia elettrica che viene poi immagazzinata in una batteria apposita della tastiera stessa, a disposizione dell’esausto pc. Il trucco, se ci è permesso chiamarlo tale, sta nei trasduttori piezoelettrici, polimeri Pvdf, posti sotto i singoli tasti, che quando si deformano per il fatto che il tasto scende, possono generare una differenza di potenziale. Insomma noi pigiamo le dita e la tastiera genera corrente, e non poca, dato che battere una volta un singolo tasto può generare 10 milliwatt, che è quanto serve, puro esempio, per far funzionare una connessione Bluetooth per 5 secondi La tastiera è quindi in grado di utilizzare l’energia generata dalla pressione delle dita e reimpiegarla per contribuire alla propria alimentazione e oltre, dato che una persona diciamo normale, abituata a lavorare in modo intensivo, arriva a battere anche 500 tasti al minuto.

Anche un altro premiato, Marco Natali dottorando in nanoscienze ed elettromagnetismo alla Sapienza di Roma, promette invece di dare sollievo alla nostro tortura quotidiana con gli smartphone e i tablet: aumentare di molto la durata della carica delle batterie al litio, assicura fino a dieci volte, ma si accontenterebbe di sole sei volte, e credo tutti noi pure. Il trucco qui è quello di lavorare sugli elettrodi, sostituendo quelli che oggi usiamo con altri, da sviluppare, realizzati in nanostrutture di carbonio e silicio. Nelle nostre batterie al litio gli ioni di questo elemento, in parole semplici atomi che hanno una carica elettrica tale da renderli instabili, andando da un elettrodo all’altro, generano l’elettricità e con questi nuovi materiali il flusso sarebbe estremamente più efficiente e consentire di accumulare più ioni di litio. Le batterie quindi dovrebbero avere una maggiore efficienza e durata. Come detto, i conti sulla carta danno una moltiplicazione di dieci di dieci volte di durata per le batterie, ma anche la metà porterebbe a una rivoluzione nel campo.

Progetti per il futuro, tanti vista la passione e l’età, ma quel che dice Gigot sicuramente vale per entrambi: “Dopo questo importante traguardo, mi piacerebbe avere il supporto per sviluppare il mio progetto, che forse potrebbe diventare il protagonista concreto del mio futuro lavorativo”. Un’operazione meritoria quella di Leonardo, ma in parte anche “interessata”: i dieci anni del concorso Innovazione hanno contribuito a formare un notevolissimo 15% del portafoglio brevetti di Leonardo, che investe in ricerca e sviluppo 1.4 miliardi di euro l’anno, l’11% dei ricavi.