La notizia ha fatto in fretta il giro del mondo e della rete. La Pixar ha deciso di fare letteralmente scuola: ha lanciato un programma di formazione sull’arte dello storytelling per tutti coloro che vogliono cimentarsi nella creazione di narrazioni digitali e animazioni virtuali. A scuola di cartoon dai migliori del mondo, si potrebbe sintetizzare. Per farlo il colosso californiano ha deciso di utilizzare Khan Academy, l’organizzazione educativa attiva da undici anni e messa in piedi dall’ingegnere statunitense Salman Khan, oggi diventata un caso di successo mondiale. Khan Academy raccoglie migliaia di video-lezioni, veri e propri tutorial gratuiti per la formazione a distanza.

Dal colossi dell’animazione alle esperienze di formazione multimediale. Perché il fenomeno del video storytelling educativo cresce un po’ ovunque. Complici l’abbassamento delle soglie di accesso alla fruizione di contenuti multimediali anche in mobilità e una alfabetizzazione maggiore all’uso delle tecnologie digitali.

Avvincenti, colorati, interattivi. I nuovi strumenti per fare didattica e per completare la formazione fuori dalle aule scolastiche si declinano sempre di più verso la multimedialità. E quindi abbracciano il video, diventando un elemento essenziale per fare divulgazione.

D’altronde siamo nella nuova era dello storytelling educativo. E negli anni in cui la soglia di attenzione della generazione “teen” si abbassa, ecco che si alza l’interesse verso i nuovi strumenti di divulgazione multimediale. Perché di fatto diventa essenziale coinvolgere nel formare. Così attecchiscono startup innovative e progetti sociali pronti a mettere online narrazioni coinvolgenti per fare scuola. Tutto questo avviene anche in Italia.

 

Fare scuola col cartoon

Dalle azioni di divulgazione della Pixar all’esperienza appassionata di chi sta provando a coniugare il mondo scolastico con il cartone animato. Tra Roma e Milano c’è una squadra di ingegneri elettronici, tutti con prole e appassionati di divulgazione digitale e di animazione tridimensionale. Dopo aver viaggiato per mezzo mondo – e soprattutto aver perlustrato le esperienze dei colossi hi-tech della Silicon Valley – insieme hanno deciso di provare a innovare la didattica. Partendo dal trattamento video del cartone. È nata così la startup innovativa Kaderby Media, col suo prodotto di punta Schooltoon.

«Oggi i ragazzi possono usare in modo complementare le nuove tecnologie nel formarsi, ma sono ancora poco strutturati. E poi c’è ancora un numero esiguo di insegnanti che di fatto sono pronti a innovare. Ecco, questi docenti spesso trovano peraltro barriere conservatrici», afferma Vittorio Consolo, 43enne catanese di nascita e romano d’adozione, co-fondatore della startup insieme ad Antonio Brunacci, Lucio Macchia e Mauro Ferri. Il target primario è tra gli 8 e i 15 anni, anche se la startup intercetta l’interesse di ragazzi più grandi o dei cosiddetti self-learner, coloro che imparano da soli. «Non ci sostituiamo alla didattica tradizionale, ma con i nostri video i ragazzi imparano in maniera diversa. Approfondiamo un concetto didattico e lo trasformiamo in una clip a cartoon dove c’è di fatto una classe virtuale».

Il team di Schooltoon al carcere di Bollate
Il team di Schooltoon al carcere di Bollate

 

Al bando quindi Power Point, Wikipedia o vecchie lavagne. E spazio al nuovo modo di fare scuola, quello che presuppone un altro modo di insegnare. E che dal virtuale ci porta al reale, perché Consolo e i suoi soci non si limitano a fare lezioni animate. Di fatto vanno anche in classe insieme agli studenti, connettendo l’apprendimento scientifico con altre competenze tecniche e informali.

La startup è partita con un crowdfunding su Eppela, nell’ambito della sponsorship con Unipol Sai. Ha realizzato finora circa duecento video per tre milioni e seicentomila minuti di formazione erogata. «Siamo orgogliosi dei nostri centocinquanta sottoscrittori iniziali. D’altronde tutte le più belle rivoluzioni partono dal basso», conclude con orgoglio Consolo.

 

La palestra (digitale) della matematica

C’è poi una startup che è nata come risposta ad un bisogno di give back. «Per me il momento della restituzione alla comunità è suonato come una sveglia. Impossibile non seguire questo richiamo», afferma Chiara Burberi, 50enne milanese con un passato di lunga esperienza manageriale nel mondo della consulenza e un presente nella sua creatura Redooc. Oggi Chiara è innamorata delle potenzialità offerte dalle tecnologie digitali. È proprio grazie a questa passione che nel dicembre 2014 ha dato vita a questa startup innovativa a vocazione sociale.

«Mi sono chiesta come aiutare i nostri ragazzi a sviluppare competenze su materie scientifiche, che di fatto sono il passaporto trascurato per il mondo del lavoro e per la vita di tutti i giorni di noi cittadini. Perché la strutturazione logico-matematica è fondamentale per leggere, scrivere, vivere in pubblico, comprendere il presente», precisa Burberi. La matematica come chiave di accesso al futuro. E le tecnologie come strumenti per viverlo appieno, quel futuro.  «L’idea è di accompagnare verso un nuovo modo di approcciare la matematica, perché non è corretto insegnarla solo formalmente e frontalmente. Noi oggi usiamo il linguaggio dei ragazzi, declinandolo con contenuti multimediali».

Chiara Burberi, co-fondatrice di Redooc
Chiara Burberi, co-fondatrice di Redooc

 

Fondamentale per Redooc è la navigazione su mobile, perché per gli studenti l’esperienza sulla piattaforma parte dall’ottimizzazione per smartphone e tablet. Redooc oggi ha uno staff di sei persone a tempo pieno, intercetta le esigenze di un target compreso tra le scuole medie e quelle superiori e conta oltre 2mila videolezioni con più di 13mila esercizi interattivi spiegati. «Ci rivolgiamo alle scuole a cui vendiamo materiale integrativo a quello tradizionale. La piattaforma di didattica è anche per il docente che crea classi virtuali, assegna compiti, libera il proprio tempo per riempirlo con altre attività a valore aggiunto», conclude Burberi.

 

Video-lezioni sul web

Una grande scuola in rete. È quella che ha lanciato da diversi anni Marco De Rossi, 26enne milanese fondatore della scuola gratuita online  e aperta a tutti Oil Project. La startup è stata accelerata da Telecom Italia tramite WCap e oggi è partecipata al 28% da Tim Ventures e Club Digitale.

Numeri da capogiro per una piattaforma videocentrica che raggiunge ogni mese due milioni di persone, alle quali vengono erogate circa 15mila ore di formazione al giorno. E il traffico continua a crescere. «A fine settembre 2016 abbiamo integrato Encyclomedia, l’enciclopedia ideata e diretta da Umberto Eco: così i contenuti di Oil Project sono passati da 4mila a 8mila e oggi chi studia Kant lo può fare in rete su un testo scritto dal compianto professore», precisa De Rossi. Le materie più cliccate su Oil Project sono la letteratura italiana, a seguire la matematica e l’inglese. E la visione è sempre più “mobile-first”: «Oggi il 54% dei nostri utenti ci fruisce da smartphone e il 12% da tablet. Il traffico di visione dei video da desktop è residuale».

E dagli studenti la startup è passata ad aiutare anche il corpo docente. «Abbiamo lanciato a giugno una nuova piattaforma che aiuta i professori, dando loro una sorta di “superpoteri”». Scherza, ma non troppo, De Rossi. In realtà la piattaforma navigabile anche in inglese e spagnolo fornisce modalità alternative alla didattica frontale passiva. «Se è vero che la differenza la fa il metodo di insegnamento, allora la tecnologia agevola. E parecchio».