Il primo semino è stato piantato da Farouk, del Bangladesh, che lavora come aiuto in cucina al ristorante Vetro all’interno delle Serre dei Giardini Margherita di Bologna. In questo centro di innovazione sociale è nato un orto urbano e lui si è fatto avanti per coltivare lo spinacio indiano. Così è nato Semino, progetto di filiera di ortaggi, tuberi e spezie coltivate in Africa e Asia. “Ci siamo resi conto che non solo i migranti sentono questa esigenza ma che sta crescendo l’interesse anche da parte di tutti i consumatori verso questi vegetali che hanno alte proprietà nutrizionali e che stanno entrando nelle nostre diete” spiega Samanta Musarò, project manager di Kilowatt, la startup bolognese che sta curando il progetto.

Dalla curcuma al fagiolo di Goa, dallo yam al karela, molti ormai di questi prodotti sono entrati nell’etichetta del superfood, il cibo ricco di proprietà nutritive. Questi prodotti però talvolta si trovano con difficoltà in Italia. Oppure costano molto. E in ogni caso non sono freschi. Per questo una filiera locale e biologica potrebbe fornire prodotti di qualità sempre più richiesti.

Nella fase di sperimentazione, che si è conclusa nel settembre scorso, la cooperativa sociale Pictor – anch’essa partner di Semino – ha coltivato la patata blu e lo spinacio indiano sul proprio terreno di tre ettari. Tutto il raccolto è stato venduto grazie al terzo partner che chiude il cerchio della filiera, Local To You, piattaforma di e-commerce che già aggrega e distribuisce prodotti agricoli biologici locali che escono da cooperative sociali tra cui Pictor.

“Ora stiamo selezionando altri ortaggi, con la semina che partirà a marzo.  Stiamo cercando di capire quali sono i prodotti con più richiesta – aggiunge Musarò – E con la Facoltà di Agraria, con cui abbiamo firmato una convenzione, stiamo individuando i semi sono più adatti al nostro clima e al nostro terreno, e quali sono a minor consumo idrico, andando così a incidere positivamente sulla riduzione del riscaldamento globale”.

L’obiettivo non è solo offrire un prodotto agricolo etico, biologico e sostenibile ma anche offrire occasioni di lavoro e integrazione per i migranti. Pictor, cooperativa sociale nata nel 1992, impiegherà diversi migranti già da marzo e se la raccolta di Semino darà i suoi frutti il progetto avrà una ulteriore ricaduta sociale.

Il progetto è stato tra i vincitori del bando UniCredit Carta che prevedeva un contributo di 42.500 euro per realizzare un progetto capace di combattere la disoccupazione giovanile e un periodo di incubazione a cura dell’incubatore Make a Cube3.