I robot giornalisti stanno diventando adulti. Prova ne è un “avanzamento di carriera” molto particolare, di cui ha appena goduto il software di scrittura Quill. Prima era specializzato in notizie di baseball. Adesso ha cominciato a occuparsi di rapporti per agenzie governative Usa e colossi  finanziari come Credit Suisse, T.Rowe Price e Usaa (United services automobile association). Questo software creato dalla startup Narrative Science di Chicago scrive lunghi e approfonditi rapporti sulla performance di fondi comuni e che poi vengono distribuiti a investitori e regolatori. Il tutto in pochi secondi, estrapolando un’analisi da una grande quantità di dati, “compito che prima avrebbe richiesto settimane di lavoro umano”, assicura il Ceo di Narrative Science, Stuart Frankel.

Quill può elaborare milioni di parole al giorno. Se prima si limitava a scrivere in inglese corrente i risultati sportivi, in forma stringata, adesso fa un  lavoro molto più complesso. Compie analisi statistiche, da cui rileva eventi o trend significativi, che poi inserisce nei rapporti. A questo scopo, mette a frutto la conoscenza impartita dai  suoi creatori, sia su concetti finanziari sia sulle regole base della scrittura.

Il testo risultante è scritto in inglese corretto e denso di contenuti, anche se in effetti – a un occhio attento – appare poco fluido e troppo asettico. Di qui tradisce la propria natura robotica. Eppure fa il proprio dovere, anche perché non si limita a riportare i fatti obiettivamente: può essere programmato in modo da scrivere con un taglio specifico; sa accentuare alcune notizie e smorzarne altre. Per esempio può “indorare la pillola” di un cattivo risultato finanziario, com’è comune in un comunicato stampa.

Già da tempo alcune redazioni americane utilizzano software per scrivere notizie basilari. Il Los Angeles Times lo fa per alcune notizie di cronaca, per esempio sulle scosse di terremoto o su omicidi avvenuti in città: il software pesca informazioni da una fonte ufficiale e le rielabora in linguaggio corrente.

Ciò che fa Quill è un passo avanti per due motivi: perché produce rapporti complessi- non semplici notizie- e perché lo fa per conto di aziende terze. È nato insomma un nuovo business basato sull’intelligenza artificiale. Stanno lavorando alla stessa frontiera l’azienda inglesa Arria (spin off dell’Università scozzese di Aberdeen) e OnlyBot, startup di Pittsburgh fondata nel 2014.

«Trend interessante, ma non c’è da temere che fra poco gli articoli di giornale saranno scritti dai computer – dice Massimo Marchiori, matematico dell’università di Padova, esperto di intelligenza artificiale e uno dei padri dell’algoritmo alla base di Google -. Semplicemente si sta pian piano attuando anche nella scrittura quell’evoluzione che c’è già stata nel mondo del lavoro, dove ci sono le macchine ad aiutare nei lavori più pesanti e tediosi. Il robo-giornalismo di cui stiamo parlando aiuta nella scrittura delle parti relativamente noiose e meccaniche – aggiunge -. Ma per ora le capacità di questi software si fermano qui, hanno un ambito molto limitato e sono quindi nient’altro che un nuovo mezzo del progresso, per far sì che l’uomo si possa dedicare a cose più elevate, piuttosto che a sterili esercizi di scrittura ripetitiva».

«In altre parole – spiega Marchiori – la tecnologia attuale è ancora molto lontana dal poter creare dei veri e propri robot giornalisti. Il motivo è semplice:  per scrivere sul serio, occorre capire a fondo il linguaggio. Ma per capire il linguaggio, occorre capire il mondo…  e per capire il mondo bisogna essere in grado, in qualche modo, di pensare». «Non ci sono scorciatoie: per creare un robo-giornalista occorre prima creare un robo-uomo, e la strada per quel traguardo è ancora molto, molto lunga».

Le applicazioni di questa branca dell’intelligenza artificiale – la “natural language generation” – sono tuttavia numerose e non si limitano alla scrittura. Investono infatti anche gli assistenti virtuali, che in futuro potrebbero dire a voce, con linguaggio naturale, il senso di alcuni dati rilevati da vari oggetti “internet of things”, di uso quotidiano. Per esempio l’automobile o un termostato domestico. “Stai sprecando troppo carburante con questo stile di guida”. “Hai imparato a non tenere in stand by i tuoi apparecchi elettronici: bravo!”.

Il funzionamento di base è lo stesso di Quill: analizzare una grande mole di dati, trarre un senso pratico e raccontarlo in linguaggio naturale. Lo scopo è esonerare l’utente dal compito di leggere molti dati e comprenderli (cosa che può richiedere troppo tempo e in certi casi anche conoscenze non comuni). Nel mondo prossimo venturo dell’internet of things (dove tanti oggetti saranno in grado di raccogliere e generare dati su noi, su se stessi e sull’ambiente), questo tipo di intelligenza artificiale può avere un certo ruolo, a supporto dell’utente.