Uno dei campi in cui la robotica terapeutica sta ottenendo interessanti risultati è quello della cura dei bambini autistici. A prima vista può apparire strano che persone il cui comportamento viene spesso percepito come robotico e privo di emozioni possano essere aiutate dall’interazione con i robot. Tuttavia le cose stanno proprio così: i bambini autistici hanno difficoltà a sostenere lo sguardo di un adulto, e vengono sopraffatti dalla difficoltà di interpretare le complesse emozioni di chi li circonda. La semplicità e controllabilità dei robot, invece, li fa sentire più a loro agio, e rende loro più facile imparare. Un ulteriore vantaggio è che l’insegnamento agli autistici richiede una continua reiterazione dei concetti, che risulta faticosa per un operatore umano, ma che un robot non ha alcun problema a svolgere.

Inizialmente questo tipo di sperimentazione veniva condotta attraverso robot da compagnia di tipo generico, come il Nao che è il beniamino di molti laboratori. Ultimamente però l’interesse generato da questo approccio sta facendo nascere anche robot specializzati nel creare un rapporto emotivo coi bambini. È il caso di Aisoy1, robot creato dall’azienda spagnola Aisoy il cui potenziale per il trattamento dei bimbi sofferenti di Asd (autism  spectrum disorder) viene studiato presso l’università Miguel Hernàndez di Elche, in Spagna. I ricercatori dell’università stanno ideando e sperimentando una serie di attività interattive che coinvolgono bimbo autistico, terapista e robot. L’idea è che queste interazioni possano migliorare le capacità cognitive, emotive e sociali del bambino. Per esempio, il robot può assistere il terapista esprimendo emozioni semplici che il bambino deve identificare, e proporre giochi mirati allo sviluppo di varie capacità. Ci si attende che il bambino formi un legame emotivo con il robot, e che questa interazione, sommandosi a quella con il terapista, migliori la sua acquiescenza (compliance) verso la terapia.

Aisoy1 è un robot progettato per essere espressivo, in grado di combinare movimenti orizzontali e verticali della testa con quelle di sopracciglia e palpebre, in grado perciò di esprimere emozioni, arricchendole con luci poste sulla pancia, movimenti della bocca, e linguaggio parlato. È anche capace di vedere, e un sistema di riconoscimento facciale fa sì che i suoi occhi possano seguire con lo sguardo il bambino, oltre a poter svolgere altre funzioni, come la lettura di codici QR per la scelta di giochi e attività interattive. È programmabile attraverso i linguaggi Python e C++, ma anche attraverso Scratch e Blocky, ambienti di programmazione “a blocchi” che permettono anche a chi non possiede una preparazione specifica di sviluppare programmi propri.