«La rete è un insieme di network che oggi connette 3,7 miliardi di persone, ma non ci possiamo fermare. Dobbiamo pensare a come portare online il prossimo miliardo di persone». Non ha alcuna intenzione di rimanere seduto sugli allori Jean-Jacques Sahel, il vicepresidente e direttore operativo dello stakeholder engagement di Icann, l’organismo internazionale che coordina l’assegnazione dei domini web e che venerdì sarà alla Pelota di Milano per l’appuntamento organizzato dal Cnr in occasione dei 30 anni di «Registro.it».

«Il numero di domini ha vissuto un’espansione senza precedenti negli ultimi anni – osserva Sahel di fronte alla curva che mostra un’esplosione dai 240 milioni di “targhe” internet nel 2013 ai 312 milioni di giugno 2017 – parte di questa espansione è dovuta all’introduzione degli Idn (international domain names), i domini internazionali come quelli in cinese e in arabo. Questo è un riconoscimento della necessità di mettere in rete un mondo multilingue che aiuta milioni di persone a connettersi nella loro lingua madre». Questa diversificazione porta però con sé un impegno di revisione e aggiornamento molto più ampio. «Un esempio di revisione è quella sul competizione, fiducia e scelte dei consumatori (Cct – Competition, Consumer Trust and Consumer Choice) che abbiamo lanciato recentemente per valutare come la creazione di domini generici (gTld) è stata recepita dagli utenti di tutto il mondo. Abbiamo aperto diverse consultazioni come questa con lo scopo di continuare a migliorare i nostri processi e incoraggiamo sempre la più ampia partecipazione».

All’inizio del 2017 Icann ha anche pubblicato un aggiornamento del suo gTLD Marketplace Health Index, l’indice, ancora in versione beta, per la misura dei trend di evoluzione dei domini generici. Al momento la misura è annuale ma Icann punta ad arrivare a una pubblicazione semestrale per misurare più attentamente l’evoluzione verso un mercato dei domini internet più sicuro e affidabile. «Il nostro obbiettivo è di arrivare a una regolare pubblicazione dei dati di questo mercato senza aggiungere commenti, in modo che la comunità digitale possa digerirli e interpretarli autonomamente», spiega Sahel. Questo lavoro non è però privo di sfide e difficoltà. «Proprio a causa della crescente importanza della rete digitale assistiamo sempre più spesso politiche, regolamenti o leggi che vengono introdotte da governi o altre istituzioni per intervenire su diversi fronti, dalla privacy all’accesso alla proprietà intellettuale e alla sorveglianza digitale – osserva ancora Sahel – e credo che il numero di queste sfide sia destinato a crescere nel tempo visto che le connessioni digitali penetreranno sempre più intimamente il tessuto sociale ed economico dei paesi di tutto il mondo. È per questo che è indispensabile un impegno collettivo per affrontare queste sfide in maniera collaborativa». Ed è per questo che Icann è sempre presente ai tavoli di discussione internazionali sui temi del digitale con la missione dichiarata di mantenere una rete aperta, neutrale, sicura e interoperabile. «Sosteniamo anche momenti di confronto nazionali, regionali e internazionali come gli Internet Governance Forum quali quelli organizzati recentemente a Bologna e a Varsavia e l’Igf 2017 che si terrà a Ginevra il prossimo 18-20 dicembre».
Un’altra linea di lavoro dell’Icann è quella volta alla facilitazione della sicurezza e della resilienza dei Dns, i domain name server che permettono ai pacchetti di informazioni che inviamo online di raggiungere il loro corretto destinatario, attraverso la collaborazione con gli operatori tecnologici e tutti gli stakeholder coinvolti a livello globale. «Un esempio di questa attività è la nostra collaborazione con le forze dell’ordine per chiudere le botnet, quelle reti di computer connessi tra di loro con lo scopo di accelerare la propagazione di malware, rubare informazioni sensibili o compiere attacchi informatici. Ma siamo molto attivi anche sul fronte della formazione tecnica e sull’educazione e la sensibilizzazione dei decisori, sia delle organizzazioni pubbliche che delle aziende».

La rete si espande, e con essa le controversie legali. Quella che riguarda il dominio .Amazon vede contrapposti l’azienda guidata da Jeff Bezos e i governi di Perù e Bolivia (per i dettagli della vicenda si veda anche l’articolo a lato, ndr). Qualunque sarà l’esito del braccio di ferro in corso, la domanda più ampia rimane irrisolta, ovvero quali sono le circostanze in cui un governo nazionale ha effettivamente potere di veto sulla comunità digitale?