L’ultimo degli Irccs. Ma solo in ordine di tempo (il riconoscimento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin è arrivato nel 2014) e per latitudine. L’Ismett (Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione)di Palermo ha appena festeggiato i 20 anni di attività inaugurando nell’occasione nuovi spazi per la cardiochirurgia e la chirurgia pediatrica. Da quando è nato – nel 1997 da una partnership tra Regione siciliana e Upmc (University of Pittsburgh medical center) – a oggi, l’ospedale ha effettuato oltre 1900 trapianti di cui 207 trapianti pediatrici e oltre 300 da donatore vivente di fegato e rene. E oggi è il primo ospedale italiano dedicato interamente ai trapianti di tutti gli organi solidi (fegato, rene, cuore, polmome, pancreas).
«L’Istituto – sottolinea Angelo Luca, direttore di Ismett – offre cure avanzate e promuove innovazione e ricerca, ma si sperimentano da sempre anche nuovi modelli organizzativi e gestionali. L’ospedale è pienamente integrato nella rete del Sistema sanitario regionale ed è un riferimento internazionale per molti paesi del bacino del mediterraneo e non solo. Fin dal 1999 abbiamo investito in Ict, sviluppato un sistema di telemedicina che ci collega con Pittsburgh, ma anche con il territorio, e implementato un sistema di Business intelligence che ci consente di aumentare l’efficienza e la qualità delle cure. Internamente abbiamo sviluppato 46 applicativi, l’ultimo dei quali è stato brevettato e ha ricevuto il premio Innovazione Digitale in Sanità 2017 del Politecnico di Milano».
Visite virtuali in tempo reale, utilizzo dei big data, impiego dei finanziamenti della comunità europea,collaborazioni scientifiche di alto livello, convenzioni con le università per attività di formazione, investimenti in tecnologia di ultima generazione, cinque laboratori di ricerca e, anche da un punto di vista strutturale, ricorda un grande albergo. Insomma l’Ismett rappresenta un modello di ospedale moderno ed efficiente. E si colloca in un contesto territoriale che ha deciso di diventare un hub traslazionale per le scienze della vita, attarverso la realizzazione del Centro per le biotecnologie e la ricerca biomedica (Cbrb), un distretto biomedico dedicato alla ricerca e allo sviluppo di approcci innovativi per la medicina personalizzata. Lo scorso 28 gennaio è stato pubblicato il bando di gara per l’affidamento dei lavori di costruzione del Centro: 25mila metri quadrati destinati a ospitare fino a 600 dipendenti. I lavori partiranno nel 2018. Partner fondatori del Centro biotech oltre alla Presidenza del Consiglio dei ministri, Regione Siciliana, Cnr, Università di Pittsburgh e Upmc, c’è la Fondazione Rimed, istituita con decreto governativo replicando il modello gestionale pubblico-privato di Ismett. Rimed ha già sviluppato una vera e propria cultura delle alleanze a livello regionale, nazionale e internazionale con enti di ricerca sia pubblici sia privati. Tra questi c’è anche l’Ismett, che accoglie i laboratori di ricerca biomedica e medicina rigenerativa della Fondazione. Una rete strategica che ha già raggiunto importanti traguardi, tra i quali la formazione di oltre 80 figure professionali in ambito scientifico, tecnico ed amministrativo, con specifiche competenze nel campo delle biotecnologie; lo sviluppo di prodotti cellulari e terapie avanzate, la pubblicazione di oltre 160 articoli su peer-review journals con rilevante impact factor e, soprattutto, la generazione di proprietà intellettuale, che si traduce in brevetti con nuove soluzioni per i pazienti e la capacità di attrarre finanziamenti.In questo modo, quando il Cbrb sarà costruito l’avvio sarà rapido, perché i ricercatori stanno già conseguendo risultati rapidamente spendibili e accumulando competenze e contatti che porteranno con loro nel nuovo centro.
Ai due lati opposti dell’Italia, in Lombardia e in Sicilia, si stanno dunque ponendo le fondamenta per realizzare due centri di eccellenza centrati sulle scienze della vita, in tutte le loro sfaccettature. A Palermo, il centro innovativo della Fondazione Rimed si snoda principalmente sull’ingegneria dei tessuti e la bioingegneria, lo sviluppo di medical device, la scoperta di nuovi farmaci per malattie senza rimedio, la medicina rigenerativa e la bioingegneria, focalizzandosi su aree terapeutiche, quali l’oncologia, le neuroscienze, le malattie cardiovascolari e metaboliche. A Milano,lo Human Technopole mira a diventare un’eccellenza internazionale su temi quali healthcare e life science, passando per le biotecnologie, l’agrifood, la nutrizione, la scienza computazionale e i big data.
Entro la fine dell’anno, con l’arrivo dei primi ricercatori, il Centro che sorgerà nel sito dove nel 2015 si è svolto Expo prenderà vita. Il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, ha confermato la tempistica «Siamo a un ottimo punto: abbiamo approvato a marzo il master plan, il bando per il direttore generale è in scadenza i primi di luglio e il 10 giugno approveremo lo statuto che trasmetteremo al governo». A quel punto il governo può dare vita alla Fondazione, «così potremo essere in campo al più tardi per il primo ottobre del 2017» ha aggiunto Stefano Paleari, che guiderà la Fondazione HT. «I primi ricercatori – ha spiegato – potranno entrare per fine anno ed entro la fine del 2018 raggiungeremo una capienza di circa 400 persone».Il 2017 potrebbe dunque essere un anno da ricordare sul fronte della ricerca italiana di respiro internazionale.
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