Amsterdam Nord. Plan van Gool prende il nome dall’architetto Frans che negli anni ’60 lo ha progettato: 1.150 case di edilizia residenziale, divise in undici blocchi che costeggiano un parco. Il Norderpark è stato invece costruito pochi anni fa, e il suo padiglione, Noorderparkammer, avrebbe dovuto ospitare concerti di musica classica. Nello stesso quartiere di circa 90mila abitanti si trova Buiksloterham, l’area industriale: qui sorgeva la fabbrica di aeroplani Fokker, un laboratorio petrolifero Shell, il cantiere navale De Ceuvel e diverse industrie manifatturiere.

Plan van Gool, Noorderparkammer, Builksloterham, sono tre esempi di come la città dei canali stia ripensandosi con l’aiuto dei cittadini. «Volete vivere in un quartiere che è verde, pulito e sicuro? Dove le persone si incontrano facilmente tra di loro? Il Consiglio sta lavorando per questo!»: il Consiglio è uno dei due organi che compongono CivicSource, organizzazione civica di quartiere, online in open source da quest’anno. I quattro residenti di Plan van Gool (più due volontari) che formano il Consiglio hanno il compito, per due anni, di aumentare le entrate per il quartiere, in denaro, forniture, manodopera e acquisto di energia. Le somme vengono depositate su un conto aperto ai residenti: chi ha un’idea, la sottopone al Forum dei Cittadini, che conosce le dinamiche del quartiere e ne cura la comunicazione, mentre il Consiglio valuta la fattibilità economica della proposta che, se approvata, viene finanziata. Tutti gli abitanti del quartiere sono in teoria proprietari della piattaforma e membri del Forum, che si riunisce con il Consiglio nel quartiere ogni sei mesi.

Anche Noorderparkkamer si basa sulla collaborazione: anziché solo musica classica, ogni domenica offre, gratuitamente, attività concordate con il Consiglio dei Residenti attivo da fine 2013 e sponsorizzate, tra gli altri, da Comune, associazione di housing e Rotary territoriale. Anche la riqualificazione di Buiksloterham è avvenuta con sinergia istituzioni-cittadini: il Comune non aveva soldi per comprare le industrie e dieci anni fa ha affidato a progettisti e architetti gli spazi per fare uffici condivisi, oltre che appaltare i propri terreni per costruire edifici sostenibili: con un contratto di locazione a dieci anni, dove sorgevano le discariche abusive del cantiere navale sono state costruite case galleggianti, collegate da passerelle di legno con impianti che dovranno assorbire gli inquinanti entro il termine del contratto. Dal 2011, l’ente ha cominciato a lottizzare alle persone, non alle società di housing, e ognuno ha investito nella propria abitazione, creando uno dei distretti più promettenti di economia circolare (a marzo 2015, la firma del Circular Buiksloterham Manifest da parte di oltre venti organizzazioni).

Ad Amsterdam Ovest si trova, dal 1925, la prima strada commerciale coperta dei Paesi Bassi: Jan Evertsenstraat, che gli abitanti chiamano “Jan Eef”. Nel 2010, un gioielliere è stato ucciso durante una rapina: otto residenti si sono incontrati e hanno cominciato ad invitare il quartiere a fare più shopping in quella via. L’anno successivo è nata “Ik geef om de Jan Eef” , che riunisce residenti e l’associazione “Via dello Shopping Jan Eef”: con il sostegno del Comune, che ha dichiarato la strada “Zona franca”, hanno creato una Business Investment Zone, un fondo comune d’investimento per migliorare la strada e la zona commerciale; da novembre 2011, un mercato di quartiere con prodotti locali; dal 2013, una mediazione tra nuovi imprenditori e negozianti per ridurre gli spazi commerciali vuoti. L’associazione discute con i proprietari dell’immobile e seleziona candidati idonei che abbiano un valore aggiunto rispetto al contesto e che gestiscano lo spazio con tre opzioni: un contratto di locazione a cinque anni; temporaneo a sei mesi, per avviare un progetto; temporaneo per uno o due mesi. I negozi “pop-up” hanno riempito la strada.

Parallela a “Jan Eef” è Cabral Street. Qui sorgeva una scuola abbandonata: oggi è un luogo di ritrovo che ospita, al primo e secondo piano, 40 imprenditori creativi e dall’affitto di quegli spazi e delle sale riunioni autosostiene il centro culturale per teatro, musica e cinema. I due giardini attorno, con un pollaio e un alveare, sono usati dai residenti come frutteto. Coцp MidWest è nata perché tre residenti nel 2011 si sono seduti ad un tavolo con il Comune e il responsabile del programma sviluppo: nel 2013 è nata una Fondazione e dal primo settembre la Cooperativa è diventata proprietaria dell’edificio comunale: dopo la ristrutturazione, finanziata da una società che ha prestato i capitali, riaprirà nel 2017.

Sul lato opposto della città, Amsterdam Est, sorge Pakhuis De Zwijger: il magazzino del freddo costruito nel ’34 ospita dal 2006 l’organizzazione culturale omonima che lavora su industrie creative, città e tendenze globali. Negli ultimi due anni, qui si è sviluppato il City Makers Movement, che si occupa di connettere le diverse realtà locali che hanno come risorsa individui pronti ad investire energie e mettersi in gioco per contribuire al benessere collettivo. Le buone pratiche dei City Maker attivi in diverse città del mondo vengono raccolti nella piattaforma “New Europe – Cities in Transition. Non è un caso che la Nuova Agenda Urbana dell’Unione Europea si trovi dentro il Patto di Amsterdam, firmato il 31 maggio scorso durante la presidenza olandese alla Commissione. Tra le dodici sfide urbane, la qualità dell’aria, l’economia circolare, la mobilità urbana, l’uso sostenibile dei territori, l’inclusione sociale. Sfide che con i suoi cittadini la città ha già cominciato ad affrontare.