Architetti, registi, scenografi, illustratori, artisti. Insieme sotto lo stesso tetto. Otto anni fa una squadra di giovani milanesi under 35 ha deciso di inventarsi un lavoro su misura. Unendo le competenze di ciascuno in un unico studio creativo.

Il punto di ritrovo di Mamma Fotogramma è una ex officina scomposta. Siamo nella prima periferia nord-ovest di Milano, nella zona di piazzale Accursio, a pochi passi da Villa Pizzone e viale Certosa. Qui ci sono un magazzino, un laboratorio manifatturiero, una cucina, diversi tavoli da lavoro e molto altro ancora. «Il laboratorio è eclettico, sembra il dietro le quinte di un teatro. Ma ci si trova di tutto. Dalle seghe circolari alle saldatrici, fino a tavoli e cavalletti per dipingere», racconta Ettore Tripodi, 33enne pittore e disegnatore milanese, formazione artistica e scenografica prima al liceo Santa Marta di Milano e poi all’accademia di Belle Arti di Brera. Nel team Giulio Masotti, Gianluca Lo Presti, Marco Falatti, Federico Della Putta.

Nuovi luoghi e modi di lavorare. Così il lavoro diventa ibrido. E le differenze rafforzano il valore quando si assemblano in nuovi progetti che in questo modo si completano. Nascono idee che intercettano mercati emergenti e che convincono clienti di varie tipologie: multinazionali, fondazioni, realtà pubbliche. «Il nostro gruppo è composto da persone che hanno fatto studi e percorsi diversi. Qui convogliamo competenze e passioni», precisa Tripodi.

Lo spazio di questo anomalo studio associato è di 300 metri quadrati al piano terra. «Una metratura importante, ma d’altronde per noi il video non è racchiuso tra i pixel di uno schermo, perché col tempo abbiamo iniziato a realizzare video-installazioni. Per farlo abbiamo avuto bisogno di spazio per costruire i grandi set». Una bottega oggi aperta a fotografi e altri professionisti. «Dividiamo le spese e il confronto diventa una ricchezza».

Il percorso d’altronde è stato un crescendo di progetti nati dalla forza della contaminazione. Il primo approdo è stata la realizzazione di una casa di produzione. Poi l’evoluzione delle installazioni, con lo studio che si lega alle arti applicate. «Abbiamo realizzato un tavolo interattivo all’interno del padiglione dello Stato del Vaticano ad Expo 2015 e abbiamo lavorato per il Museo della Scienza e della Tecnica di Milano».

Tra i clienti anche Illy, Moleskine, Rai Educational, Cassina. «Per questo brand abbiamo realizzato speciali proiezioni e retro-proiezioni sulla casa del futuro, fatta di mobili e oggetti di design rafforzati da giochi di luce», ricorda Tripodi.

Smart materials dalla firma italiana. La squadra ha partecipato ai lavori di Milano Manifattura e si sente legata a molti aspetti delle arti applicate. E anche alla sue sperimentazioni. Infatti lavorando a un progetto in Canada Giulio Masotti e Gianluca Lo Presti hanno creato un nuovo materiale composito e hanno brevettato il processo industriale, mettendo in piedi una nuova società che si occupa di sviluppo e vendita. L’impresa ha il nome del prodotto: wood-skin. «È un materiale rivoluzionario perché permette di rendere flessibile una superfice piana. Di fatto abbiamo sperimentato soluzioni innovative che grazie a un mix di tessuti e materiali rigidi permettono la tridimensionalizzazione di questi ultimi in maniera inedita», precisa Masotti. Il processo industriale è stato brevettato con successo in Europa, Stati Uniti, Cina e in diversi altri Paesi, Wood-skin oggi è applicato a molti materiali che non sono legno ed è un trinomio efficace di materiale composito, software e macchine di fabbricazione digitale. Così dal cuore di un laboratorio milanese nasce una nuova frontiera degli smart materials, quelle soluzioni intelligenti che arrederanno la nostra casa del futuro.