«Noi siamo su internet da prima che esistesse internet». Renato Cifarelli sorride. Il paradosso, però, rende l’idea: «Ho sempre avuto il pallino dell’informatica. Di conseguenza, ho sempre cercato di introdurre in azienda il meglio delle tecnologie digitali. Fin dagli albori dei complessi e costosissimi sistemi Ibm». Insomma, la Cifarelli di Voghera (Pavia), produttrice di macchine per l’agricoltura e il giardinaggio, dagli atomizzatori a spalla ai soffiatori per le foglie secche, 55 addetti e 12 milioni di fatturato (il 94 per cento in un’ottantina di paesi del mondo), è presente sul web con un proprio sito (www.cifarelli.it) da almeno 25 anni. Oltre che la vetrina dei prodotti, a poco a poco è stata sviluppata una parte riservata che contiene prevalentemente indicazioni per il montaggio e la manutenzione delle apparecchiature. Di recente, poi, si è deciso di puntare anche sui social network e su YouTube, con video accattivanti ancorché di natura tecnica. L’obiettivo, oggi più che mai, è chiarissimo: «Utilizzare tutte le sfaccettature e le opportunità della Rete per offrire maggiore servizio alla clientela, specie a livello internazionale».

Perfetto. Ma quello che caratterizza davvero la Cifarelli è l’alto tasso di digitalizzazione all’interno dei processi produttivi: la prova provata che l’information technology può diventare il motore della competitività per qualsiasi azienda, indipendentemente dalle dimensioni. «In primo luogo» spiega Renato Cifarelli, alla guida dell’impresa di famiglia in qualità di amministratore delegato «abbiamo investito sull’ottimizzazione dei flussi informativi, fino a mettere a punto un sistema di business intelligence di nostra proprietà. In concreto, abbiamo fatto in modo di raccogliere e ordinare tutti i dati, dagli acquisti alle vendite. Così chi deve fare una scelta ha a disposizione gli elementi per prendere la decisione giusta». Adesso il passaggio chiave, in via di completamento: la gestione informatizzata dell’intero ciclo produttivo, dal prelievo della materia prima all’imballaggio dei prodotti finiti, passando per la programmazione delle macchine. Tradotto: sarà possibile conoscere lo stato di lavorazione ordine per ordine, prodotto per prodotto. E i vantaggi non finiscono qui. «Vogliamo creare il massimo di ordine lungo le linee, che si traduce in minori sprechi ed errori, o meglio in maggiore qualità e produttività. Senza contare l’aumento della flessibilità e la possibilità di personalizzare i prodotti».

Eccolo un altro effetto della quarta rivoluzione industriale. La Cifarelli realizza 40 mila pezzi all’anno, alla portata anche dei campesinos sudamericani. Eppure il mercato, in questo come in tutti i settori, viaggia a vele spiegate verso la moltiplicazione degli accessori e appunto la personalizzazione. Bisogna adeguarsi, lasciando perdere le vecchie logiche dei grandi quantitativi «su catalogo» per posizionarsi su prodotti «sartoriali», costruiti su misura partendo dalle esigenze del singolo cliente. Cosa possibile solamente con le tecnologie digitali.

Sullo sfondo, infine, c’è la nuova frontiera dello Iot, l’internet of things. Significa mettere direttamente a bordo dei prodotti microchip, programmi software e sensori in grado di accumulare e trasmettere dati utili. Per migliorarne l’utilizzo, garantire migliore manutenzione, prolungarne la durata e chi più ne ha più ne metta. «Certo che ci stiamo pensando» allarga le braccia Cifarelli. «Stiamo valutando alcuni problemi tecnici e, soprattutto, la compatibilità dei costi. Ma prima o poi da quelle parti si andrà a parare». Non c’è dubbio: anche l’agricoltura e il giardinaggio diventeranno «intelligenti».