Nils Aldag ama usare i pennarelli colorati per dare maggior peso alle sue argomentazioni. Un pomeriggio recente il giovane imprenditore si è avvicinato a una lavagna bianca a disegnare un grafico con barre nere, rosse e verde, ognuno rappresentava una diversa fonte di energia. Ha scritto «Petrolio» in grandi lettere sotto la barra più grande, «Gas» sotto la seconda ed «Elettricità» sotto la più piccola. «Il mondo dove viviamo gira grazie ai combustibili fossili – ha spiegato Aldag -. Tutta la nostra infrastruttura è regolata sul petrolio e il gas. »

In Germania oggi, più di un terzo di tutta l’elettricità è generata dall’energia solare, eolica e idrica. Ma le fonti rinnovabili rappresentano meno del 14% dell’energia usata nelle industrie del riscaldamento, della chimica e del trasporto. «Non tutti i prodotti fatti con questi carburanti possono fare uso dell’energia verde» ha spiegato il trentenne Aldag, «Oggetti di tutti giorni dalle scarpe sportive ai cosmetici sarebbero impensabili senza il greggio». Con il risultato che il petrolio e il gas rappresentano ancora oltre il 60% dell’energia utilizzata.

Aldag ha una soluzione: il Greggio Blu, un sostituto del petrolio a impatto zero sul clima. Migliaia di prodotti che di solito dipendono dal petrolio possono essere fabbricati usando questo «fluido miracoloso» sintetico. Può suonare come una specie di alchimia futuristica, ma è già realtà allo stabilimento Sunfire nel sud di Dresden. Fondata nel 2010 da Aldag e i suoi
colleghi, Carl Berninghausen e Christian von Olshausen, l’azienda conta circa 100 impiegati ed è specializzata nell’elettrolisi reversibile e nella tecnologia delle celle a combustibile.

Sunfire ha finora prodotto tre tonnellate di Greggio Blu usando il suo processo brevettato che sfrutta l’energia verde per produrre efficientemente molecole di idrocarburo. Funziona così: l’energia eolica o solare viene usata per alimentare gli elettrolizzatori che con l’alta pressione dividono il vapore in idrogeno e ossigeno. L’anidride carbonica viene poi aggiunta all’idrogeno verde e ridotta a monossido carbonico. Il processo culmina nella formazione di Greggio Blu, che può essere trattato in raffinerie per creare cere, lubrificanti o carburanti per automobili e aeroplani.

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I carburanti sintetici si distinguono da quelli naturali in quanto sono «cristallini invece di nero pece», spiega Aldag. Non contengono zolfo o altre impurità; quando bruciano producono ossido di azoto, ma, secondo Aldag, questo viene «facilmente filtrato via». Il maggiore vantaggio del sostituto del petrolio è la sua capacità di integrarsi perfettamente a infrastrutture preesistenti – da raffinerie a stazioni di benzina a motori a combustione. Il concetto di Greggio Blu è stato ben accettato dall’industria. La bavarese Audi e il più grande costruttore di aeroplani, la Boeing, sono soci nel progetto. Investitori rilevanti includono la società di petrolio francese Total, la società energetica ceca Čez e il fondo d’investimento Electranova Capital; il gigante assicurativo Allianz e il costruttore automobilistico Psa sono altri sponsor.

C’è, però, un problema fondamentale con il modello business di Sunfire: il petrolio e il gas costano così poco che attualmente il Greggio Blu non ha senso finanziariamente. «Quando si tratta di carburanti fossili, la natura ha fatto tutto il lavoro nel corso di migliaia di anni. Imitare questo processo artificialmente costa caro,» dice Michael Starner, professore di Risorse e reti energetiche all’ Unversità Tecnica di Regensberg . «Il petrolio e il gas rimarranno più economici del Greggio Blu fino a quando il prezzo dell’anidride carbonica non superi largamente i €100 a tonnellata». Attualmente le industrie europee devono pagare meno di 7 euro per ogni tonnellata di anidride carbonica che emettono.

Aldag ha chiesto al governo di agire. Se l’intera economia va decarbonizzata, i carburanti sintetici saranno necessari nell’industria chimica e per il trasporto pesante, settori dove l’energia verde e le batterie incontrano limiti fisici. Ci sono anche altri problemi di costo. Come nel caso del fotovoltaico vent’anni fa, gli elettrolizzatori dovranno ridurre i prezzi in modo drastico per rendere competitivo il Greggio Blu. E attualmente nessuna parte della produzione Sunfire è automatizzata; tutto è fatto a
mano. «Con la produzione di massa potremmo raggiungere enormi economia di scala, » dice Aldag. Sunfire, insieme a soci in Norvegia, ha progetti per muoversi in quella direzione: entro il 2020 intendono produrre 8.000 tonnellate di Greggio Blu all’anno in un impianto per grandi volumi.

Sunfire attualmente genera un giro d’affari di circa 10 milioni di euro l’anno attraverso i suoi progetti dimostrativi. Sul lungo termine Aldag spera di guadagnare miliardi. Il suo scopo? «Vorrei che Sunfire diventasse la Linde o Air Liquide di domani. Ma dipendente dalle energie rinnovabili.»

(Testo di Franz Hubik, Dresda)