Sicurezza, comodità, personalizzazione. Sono le tre direttrici su cui la tecnologia sta incidendo nel futuro dei pagamenti elettronici. Tre binari, al momento paralleli, che traggono vantaggi soprattutto dalle promesse del blockchain, delle tecnologie di localizzazione e della biometria. «Sul fronte tecnologico, la tecnologia che potrebbe realmente cambiare le cose è quella della blockchain», commenta Alfonso Fuggetta, a capo del Cefriel e docente del Politecnico di Milano, uno dei più noti innovatori italiani in fatto di reti ed ecosistemi tecnologici: «È un cambio di paradigma e non solo un nuovo strumento o un miglioramento incrementale».
Il network distribuito e decentralizzato blockchain, che è alla base del bitcoin, può supportare pagamenti elettronici di diverso tipo. Da quelli “retail” a transazioni finanziarie fino al noleggio auto e all’affitto di case. Per un recente sondaggio dell’European Payment Council, il 90% degli addetti ai lavori crede che blockchain avrà un qualche effetto sui pagamenti entro il 2025. Ci sono già mobile wallet per pagare con bitcoin su smartphone nei negozi via tecnologia contactless Nfc. Poiché le blockchain sono troppo pesanti da gestire su uno smartphone, i walllet funzionano con un trucchetto: ne caricano solo una parte in memoria e si affidano ad altri elementi del network bitcoin per validare la transazione.
Blockchain può supportare anche pagamenti con valute tradizionali e ci sono numerose sperimentazioni in corso, tra banche e circuiti di carte di credito. Usare blockchain, rispetto ai network tradizionali, può servire per ridurre i costi delle transazioni ma anche per aumentarne la sicurezza. Alcune pubbliche amministrazioni stanno già esplorando la possibilità di usare blockchain per contrastare le frodi in alcune transazioni critiche, per esempio nell’ambito del welfare o del mercato edilizio. «Mostrando che è possibile trasmettere valore istantaneamente, in sicurezza e senza intermediari, il bitcoin mette pressione sull’arretratezza dei nostri sistemi di pagamento. C’è quindi molta attenzione a mutuare dalla tecnologia blockchain elementi innovativi per migliorare processi tradizionali», dice Ferdinando Ametrano, dell’Università Milano Bicocca. L’upgrade di questo modello include il concetto di smart contract, contratti che – poggiando su blockchain- attivano pagamenti in automatico non appena si presentano le condizioni stabilite. Fanno scattare quindi l’addebito per un noleggio auto. In Italia tra i primi a lavorarci è la startup CarMe.io. «Sono ancora tecnologie immature e, proprio perché sono un cambiamento paradigmatico, non è ancora chiaro in quale modo e con quali tempi avranno un impatto significativo sul mercato», avvisa Fuggetta.
Più avanzato l’uso della biometria, già entrata in alcune carte di credito (con le impronte digitali). Un recente studio di BI Intelligence segnala invece il decollo dei pagamenti peer-to-peer vocali via assistenti virtuali su smartphone, negli Stati Uniti (l’hanno fatto 18 milioni di persone nel 2017). Ci stanno puntando big come Amazon, Google, Apple, Paypal.
«In futuro avremo diverse tecnologie biometriche, che avranno usi diversi a seconda delle situazioni – dice Don Tait, analista di Ihs, tra i principali osservatori internazionali specializzati -. A decidere sarà il compromesso tra comodità e sicurezza. Per micro pagamenti, la tendenza è ridurre al minimo la sicurezza lato utente per semplificare il servizio. Invece vedremo sempre più “wearables”, come gli smart watch, per pagare nella metro con lettura delle impronte digitali. Biometria più sofisticata, per esempio basata su verifica dell’iride, potrà servire per pagamenti ad alto rischio frode, come quelli del welfare, come sta valutando di fare il Regno Unito».
Al binomio sicurezza-comodità si può aggiunge il valore della personalizzazione. Per esempio grazie a tecnologie di localizzazione dell’utente (tramite smartphone) all’esterno o all’interno di un negozio. Il bluetooth low energy è tra le più promettenti (adottata per esempio dagli iBeacon di Apple, sugli scaffali), permettendo al venditore di fare offerte personalizzate a profili precisi, in un luogo e un momento determinati. Il tutto può essere supportato anche dalla presenza di carte fedeltà integrate su app degli smartphone e valorizzate in automatico al momento dell’acquisto.
Il problema di fondo è che non c’è ancora chiarezza sulle soluzioni commerciali che si affermeranno sul mercato. «Ci sono tante soluzioni che si vanno via via consolidando. Mi pare manchi ancora una standardizzazione che permetta di ottenere degli effetti di scala come è stato nel caso del Gsm per la telefonia mobile”, dice Fuggetta.