I 70mila pescherecci della flotta mondiale solcano i mari percorrendo qualcosa come 460 milioni di chilometri l’anno, pari a 600 volte la distanza tra la Terra e la  Luna, andata e ritorno. Questo almeno stando ai dati del 2016 e non ci sono motivi per credere che l’anno scorso siano variati di molto. Il dato di fatto è che le estensioni di mare che vengono utilizzate per la pesca arrivano a coprire più della metà – il 55% per la precisione – degli oceani mondiali, quattro volte tanto la superifie dei terreni destinati all’agricoltura a livello globale. Ora questa massa di navi e imbarcazioni può essere monitorata, quasi in tempo reale, fino alla singola barca e all’attività del momento attraverso la rete satellitare globale.

A cercare di fare un quadro dinamico e continuo della pesca globale, nel tentativo di fornire tutti gli elementi per calcolare il footprint, l’impronta ambientale dell’attività ittica globale, sono stati i ricercatori della University of California Santa Barbara, in partnership con diversi altri soggetti: Global Fishing Wathc, la National Geographic Society con il progetto Pristine Sea, la Dalhousie University, Sky Truth, Google e la Università di Stanford. La mappa è disponibile in rete per tutti.

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La mappatura delle imbarcazioni per la pesca tracciate dal sistema di identificazione automatico

Finora non era possibile mappare nei minimi particolare l’attività nei mari: “Ora questo nuovo insieme di dati in tempo reale sarà strumentale per mettere a punto una gestione migliore degli oceani mondiali che possa essere di grande utilità per la fauna ittica, per gli ecosistemi e per i pescatori”, ha comentato Christopher Costello, docente alla School of Environmental Science & Management della Università di Santa Barbara, co-autore della ricerca pubblicata su Science.

Oltre alla copertura via satellite, che esclude solo alcune zone non del tutto coperte e una piccola percentuale di barche non dotate dei sistemi di tracciamento automatico delle imbarcazioni industriali, i ricercatori hanno utilizzato il machine learning per analizzare 22 milioni di messaggi lanciati dalle imbarcazioni tra il 2012 e il 2016 per cercare di comprendsere quali siano i fattori che guidano le scelta della flotta commerciale. Solo sulla base dei pattern degli spostamenti delle barche, l’algoritmo è stato in grado di riconoscere la stazza e la potenza di motore dell’intera flotta mondiale, il tipo di pesca e gli orari e le posizioni in cui svolgevano la loro attività. Fino a registrare le pause di inattività di ciascuna imbarcazione.

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Credit: Global Fishing Watch

Nel corso del 2016 sono state osservate nell’ambito della ricerca oltre 40 milioni di ore di pesca, con il risultato di mostrare che le grandi potenze del settore – Cina, Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Spagna – rappresentano l’85% della pesca in mare aperto. L’attività è inoltre più determinata dalle diverse culture e politiche piuttosto che ai cicli naturali, a partire dalle migrazioni dei pesci.

Ultima considerazione della ricerca: l’osservazione conferma che l’attività di pesca in linea di massima rispetta i limiti imposti dalle regole internazionali.