L’euforia dei mercati è sempre opportunità e rischio per gli investitori. Quando poi contagia l’intero mondo delle criptovalute, talmente poco compreso che il regolatore evita anche solo di classificarlo, gli scenari diventano estremi. È il caso delle ICO (Initial Coin Offering) l’equivalente nel mondo delle criptovalute delle offerte pubbliche di acquisto azionarie: nelle ultime settimane hanno raccolto centinaia di milioni di dollari, scalando fino ad episodi eclatanti come quello di Brave, la società che ha collocato i suoi coin (Basic Attention Token, BAT) per 30 milioni di dollari in appena 23 secondi. Si è acceso il riflettore su quella che rappresenta indubbiamente un’agile e non regolata opportunità di raccogliere capitali per aziende innovative, sulla quale recenti episodi stanno gettando l’ombra di preoccupanti eccessi e strumentalizzazioni. Per discriminare fra truffe e proposizioni legittime servono elementi tecnici e buon senso, rari in un mondo in cui anche gli esperti di settore preferiscono talvolta silenzi omertosi se non addirittura collusivi.

Sulla scia di bitcoin, l’oro digitale che si è rivalutato oltre duemila volte negli ultimi sei anni e resta il primo e indiscusso leader del settore, nascono continuamente criptovalute che tentano di emularne il successo. La quasi totalità di questi cloni sono puramente speculativi: non apportano innovazione, mancano di sostanza tecnica e meriti funzionali. Progressivamente conoscono tutti una fine ingloriosa e solo pochi, con differenti e controversi livelli di merito, resistono grazie a peculiarità distintive rispetto a bitcoin: Ethereum ha l’ambizione di essere un computer globale piuttosto che oro digitale; Litecoin rappresenta una piattaforma di test per funzionalità che potrebbero in futuro arrivare in bitcoin; Monero e ZCash forniscono maggiore privacy; Ripple incarna la declinazione di queste tecnologie in una chiave più affine al mondo della finanza tradizionale e regolamentata.

Nella scala di serietà e legittimità si scende senza soluzioni di continuità fino ad proposte come Centurion, dove il coin sembra essere poco più di un paravento per tecniche di multi-level marketing. Ancora più in basso, nel caso di iniziative come OneCoin, Coinspace o SwissCoin, il coin, la criptovaluta sostanzialmente scompare per lasciare lo spazio a quelli che sembrano semplici schemi piramidali. A questo livello infimo, caratterizzato dall’assenza di qualsiasi complessità tecnologica o concettuale, le autorità di controllo a livello nazionale ed internazionale hanno emesso segnali d’allerta, avviato indagini e bloccato l’operatività, nella consapevolezza progressiva che si tratti di vere e proprie truffe.

Nel frattempo l’evoluzione tecnologica ha reso progressivamente più semplice l’emissione di criptovalute, in questo caso spesso chiamate semplicemente coin o meglio ancora token, fino ad arrivare all’ERC20 Token Standard su piattaforma Ethereum: l’emissione di un token è diventata questione di pochi minuti seguendo una facile ricetta disponibile sul web, il supporto software e sulle borse di scambio ne consegue immediato. Questi token dovrebbero consentire l’accesso a prodotti e servizi esistenti o da sviluppare, mentre spesso aggirano la normativa sull’emissione di titoli ed obbligazioni o quella delle offerte pubbliche di acquisto. Una opportunità ideale per un fundraising burocraticamente snello e tecnicamente semplice, diventata purtroppo appetibile anche a ciarlatani e truffatori che prima faticavano ad arrivare sino a questo livello di sofisticazione. Le recenti ICO nascondono sostanziali inconsistenze dietro confuse, vaghe e futuribili promesse: ci sono aziende che investono sul diossido di zirconio e piattaforme che vogliono monetizzare il music-sharing. Senza soluzione di continuità si va dal fundraising innovativo alla semplice truffa: sembra sempre prevalere il miraggio di guadagni facili, di un possibile nuovo “miracolo bitcoin”, anche quando di tratta di una banalissima fregatura.

Lo schema di truffa inizia con l’emissione di un certo numero di token, di cui una percentuale (talvolta altissima) è riservata all’emittente. Si parte poi con il ciclo pump&dump: l’emittente inizia a comprare i token in suo possesso (una semplice partita di giro), manipolando al rialzo il prezzo di mercato (pump); le quotazioni sempre più alte attraggono investitori sprovveduti che iniziano a comprare iniettando liquidità genuina; all’emittente capita quindi di vendere non più soltanto a se stesso, ma di incamerare le risorse finanziarie apportate da questi investitori, senza mai smettere nel frattempo di sostenere la crescita del prezzo con auto-acquisti; quando i volumi transati genuini diventano significativi, quando cioè sono stati catturati un buon numero di investitori sprovveduti, inizia la vendita progressiva e decisa da parte dell’emittente (dump), mirata a rastrellare le risorse finanziarie entrate nel mercato, facendo crollare il prezzo. Il ciclo può essere replicato più volte (dead cat bounces), anche tramite politiche di riacquisto a prezzi da saldo, fino ad esaurimento dei token in mano all’emittente e ai suoi complici, o solitamente quando il prezzo si schianta a zero.

Il livello di euforia crescente, innescato dalla rivalutazione delle criptovalute serie, ha reso talmente appetibili questi token che addirittura già in fase di emissione si registrano vere e proprie corse all’acquisto. In questo caso gli investitori sono spesso operatori di mercato avvertiti, tutt’altro che ingenui: consapevoli dello schema pump&dump, contribuiscono ad accelerare il pump, facendo schizzare i prezzi già in fase di emissione (BAT quotava quattro volte il prezzo di emissione poche ore dopo il lancio), per beneficiare assieme all’emittente in fase di dump. Si tratta di una implicita complicità fattuale, se non addirittura di espliciti accordi riservati, tecnicamente incoraggiata da piattaforme pubbliche di scambio che per incassare le commissioni transazionali non esitano a consentire la compravendita corsara di token improbabili e discutibili.

Si vedono già all’opera attori che, nelle limacciose zone d’ombra di paesi con sistemi regolamentari aperti e liberali, si propongono come promotori degli investimenti in token; promettono persino che, grazie alla loro competenza, saranno in grado di beneficiare del pump uscendo prima del dump: sostengono si tratti solo di spostare risorse finanziarie da investitori stupidi ad investitori intelligenti. Arrivano perfino a ipotizzare il lancio del loro stesso token come forma partecipativa allo strumento di investimento. Speriamo l’esito di queste speculazioni non sia qualche frettoloso intervento del regolatore: senza analisi attenta si rischierebbe facilmente di strangolare l’innovazione e decapitare la possibilità di ICO sensate e meritevoli.

Nel frattempo, come sempre, è urgente l’educazione su questi temi e l’impegno degli esperti onesti e delle borse di scambio non conniventi per chiarire differenze ed esporre truffe.

Alla fine, si torna sempre a bitcoin: è stato scoperto l’oro digitale, un numero crescente di persone ne comprende il luccichio inossidabile e il potenziale come asset di investimento. La corsa all’oro apre sentieri in territori inesplorati, dove non esistono mappe né strade. È un ecosistema dove, al fianco di esploratori e guide serie, c’è un pullulare di nani e ballerine, furfanti e ubriaconi. Si può andare a letto la sera e scoprire al mattino che i propri compagni di spedizione sono già partiti, o che qualcuno ha rubato l’attrezzatura e l’ha rivenduta. I più pericolosi sono ovviamente le guide esperte ma corrotte: in cambio del loro silenzio lasciano che gli sprovveduti si avventurino su sentieri già presidiati da ladri ed assalitori. Ma per chi saprà arrivare in fondo, senza farsi frodare e avendo chiaro l’orizzonte, il premio esiste: bitcoin, oro digitale a 24 carati.

Precisazione su Centurion

L’articolo è stato corretto rispetto alla formulazione originale per evidenziare che Centurion è una cripto moneta a tutti gli effetti con algoritmo X11 basata sul pos e pow, con codice sorgente pubblico su github, è listata su coinmarketcap e altre piattaforme informative sulle cripto monete a mercato, ed è scambiabile su cinque piattaforme internazionali (NovaExchange, C-Cex, Yobit.net, CoinExchange, ExcambioRex).