“Se esiste una kriptonite contro le fake news è la trasparenza” ha spiegato il fondatore di Wikipeda, Jimmy Wales, annunciando il lancio di WikiTribune, la testata che punta a combinare il lavoro di una redazione di 10 giornalisti (per ora ne ha assunti quattro) con quello dei “citizen journalist” per fare “evidence based journalism”.  WT è un’impresa separata da Wikipedia e dalla Wikimedia Foundation, ma l’idea di Jimbo è integrare il metodo collaborativo che ha decretato il successo della più grande enciclopedia collaborativa del mondo con una struttura giornalistica tradizionale che permetta di reagire in tempo reale alle notizie e rispettare deadline editoriali (che in Wikipedia non esistono). Wales ha fatto tesoro dell’esperienza di Wikinews, interamente basata su contributi volontari, ma che non è riuscita a diventare una “agenzia d’informazione come Associated Press, ma gratuita” che era l’obiettivo originario, per lanciare una scommessa ambiziosa, ma non innovativa. Non è innovativa sul fronte del modello di business – e questo è forse un bene – perché segue il modello di De Correspondent e di altri. In più, WT e Wales (che da solo è già un brand) sapranno far tesoro degli ottimi numeri registrati dal fundraising della Wikimedia Foundation, la quale ha raccolto oltre 77 milioni di dollari da 5 milioni di lettori nel 2015-16. Sul fronte editoriale la collaborazione tra la redazione e gli utenti o i “citizen journalist” è già stata sperimentata con successo dal Guardian nella sua prima grande inchiesta del 2009 sulle inchieste dei parlamentari britannici, e nello stesso anno da Propublica nello stesso anno con il suo Recovery tracker che, mettendo a disposizione di tutti i lettori il database di fondi federali, ha creato una rete di migliaia di collaboratori intorno alla testata che segnalavano incoerenze nella spesa pubblica. Su questi non essere innovativi può quindi essere un valore aggiunto. Quello che un po’ stupisce della nuova impresa di Wales è, invece, l’idea di voler lottare contro le fake news escludendo completamente le tecnologie dell’intelligenza artificiale sulle quali stanno lavorando sia Google con il consorzio FirstDraft che Facebook, con la revisione dei suoi newsfeed e algoritmi. L’intelligenza collettiva di un gruppo è maggiore della somma di quelle dei singoli individui, ma quella artificiale sta diventando sempre più potente e se non è ancora in grado di creare una rivoluzione, certamente contribuirà all’evoluzione del giornalismo.