Bitcoin, blockchain, start up, fintech. Difficile trovare nello sterminato universo digitale rappresentato dai social network parole più cercate negli ultimi anni. Come per la vita reale anche quella parallela che scorre sul web, fatta di refresh sugli smartphone, messaggi istantanei e svariate app pronte all’uso, le mode e i trend la fanno da padrone. L’anno della svolta per tutto ciò che ruota a uno dei fenomeni più trendy del momento, il fintech appunto, è il 2015. In tutto il mondo, ma soprattutto in Italia. E’ l’anno in cui iniziano i primi confronti tra startup, investitori e istituzioni del sistema finanziario. Si cominciano ad applicare nuove tecnologie alla finanza e a definire nuovi modelli, un esempio sono le criptovalute come il Bitcoin. Inoltre nuove start-up sbarcano in Italia come Satispay, MoneyFarm, Jusp, GreenAddress e The Rock Trading.

I numeri parlano chiaro. Tra il 2014 e il 2017 l’universo del fintech – che nella computazione della chiave di ricerca comprende anche Bitcoin, blockchain, ecc. –ha registrato 22 milioni di post sui social di cui oltre la metà (12.557.698) solo nel 2017 in una tendenza graficamente iperbolica. Dei 22 milioni di post della macrocategoria fintech, oltre 600mila sono “merito” delle ricerche “Bitcoin” e “Blockchain”. I dati sono stati raccolti ed elaborati dalla società Lattanzio Monitoring & Evaluation.

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Questa espansione delle ricerche si accompagna anche alle crescita delle startup in ambito fintech e anche al contestuale apprezzamento della quotazione del Bitcoin che è passato da 100 dollari (valore nel 2014) a 19mila (picco toccato a metà dicembre 2017) salvo poi in questo avvio di 2018 ritracciare in area 9mila dollari.

A questo punto viene però una domanda: è nato prima l’uovo o la gallina? In altre parole: la quotazione del Bitcoin è esplosa perché se ne parla di più o se ne parla di più perché la quotazione è esplosa, ovvero sarebbe esplosa indipendentemente dal fatto che il numero dei posto è aumentato considerevolmente?

“Il valore del Bitcoin aumenta all’aumentare delle richieste, come un qualsiasi altro prodotto. Il fatto è che il Bitcoin lo può comprare anche un bambino – spiega Ezio Lattanzio, founding partner e ceo di Lattanzio Kibs -. Da qui l’importanza di immaginare un Osservatorio, il cui contributo principale è rivelare che  si tratta di fenomeni da dimensionare perché si autoalimentano.  Per valutare la crescita reale del Fintech ogni metrica è valida. Di sicuro l’ascolto del web ci offre gli spunti giusti  per capire la qualità di quello di cui si discute . E da qui i timori, le attese, i  bisogni e le resistenze di tutti coloro che ne subiscono la fascinazione. Teniamo però presente – conclude Lattanzio – che l’Italia dovrà arrivare a una policy nazionale  e che un approccio rigoroso giova”.

Il tasso di crescita, però, sta rallentando.  Se nel quadriennio complessivamente la media è vertiginosa (+2.919%) nel biennio 2016-2017 si è limitata a un +82%. Primi segnali di saturazione. Non è detto, ma potrebbe anche voler dire che il web sta cercando un altro trend topic da inseguire.