Nonostante il nome Da Vinci, il più celebre robot con il camice non è italiano, ma californiano. Il settore italiano dei robot medicali è però in piena evoluzione e, senza molto clamore, sta sfornando prototipi di altissimo livello grazie alle forti competenze ingegneristiche e cibernetiche dei nostri ricercatori e alla collaborazione con i centri di riabilitazione e l’Inail.

L’Iit di Genova, ha lanciato il programma Robot Rehab per lo sviluppo di esoscheletri dedicati al settore riabilitativo ma non è l’unico attivo in questo settore. Alla Scuola Superiore S. Anna di Pisa, il team di ricercatori guidati dal rettore Maria Chiara Carrozza ha sviluppato NeuroExos, un “esoscheletro di gomito” che vuole essere il primo passo nello sviluppo di una macchina per la riabilitazione e l’assistenza di tutto il braccio. NeuroExos non sostituisce il fisioterapista perché è pensato per essere il suo assistente nella riabilitazione di pazienti colpiti da ictus o con problemi ortopedici o neurologici. Non è destinato ad aiutare chi ha disabilità permanenti, ma alleggerisce il fisioterapista perché aiuta nelle centinaia di ripetizioni di quei movimenti terapeutici che oggi deve fare effettuare al paziente.

Analogo per finalità a NeuroExos è ReoGo, creato dalla Bts Engineering di Garbagnate Milanese per facilitare i movimenti ripetitivi e tridimensionali del braccio del paziente. Sempre l’azienda lombarda ha creato Anymov, un letto robotico da ospedale pensato per chi, a seguito di un ictus o un infarto, è colpito da limitazioni parziali o totali della mobilità. Anymov permette di passare dalla posizione orizzontale a quella verticale far divaricare le gambe al paziente e fargli eseguire piegamenti di anca e ginocchio, anticipando così l’inizio della terapia di recupero. E sempre dalla Lombardia arriva Gloreha, il guanto ideato dal consorzio Idrogenet, per la riabilitazione della mano a distanza in modo che il paziente possa utilizzarlo autonomamente anche a casa propria.

Un altro guanto con finalità simili è Script nato da un progetto europeo di cui fa parte anche l’Ospedale San Raffaele Pisana di Roma specializzato in riabilitazione. Un altro approccio, infine è quello del Politecnico di Milano dove il team di Andrea Bonarini ha sviluppato Lurch, un sistema robot compatibile con una carrozzina di serie (la Rabbit della tedesca Otto Bock) che non punta a recuperare funzioni motorie del paziente ma a muoversi in maniera autonoma in casa o in qualsiasi altro ambiente dove siano disposti a terra speciali marcatori colorati.