Tra meno di un anno festeggeranno il primo secolo di storia. E per continuare ad eccellere hanno chiesto una mano alla “generazione Z”, anche incasellata come centennials: così una squadra di una decina di under 20 – tutti nati dopo il Duemila – studierà come “hackerare” i processi di gestione qualitativa dell’azienda. Migliorandone ulteriormente l’efficacia e la sostenibilità.

Siamo a Thiesi, poco più di tremila anime nell’entroterra della Sardegna nord-occidentale, nella regione del Meilogu, ovvero in quella valle dei Nuraghi perla archeologica conosciuta in tutto il mondo. È qui che quasi cento anni fa nasceva la Fratelli Pinna, un’industria lattiero-casearia che oggi è una istituzione con i suoi 200 dipendenti e un fatturato di 65 milioni di euro all’anno. Alla guida da poco tempo c’è la quarta generazione di una famiglia che ha esordito con Francesco e Giommaria Pinna. «Oggi produciamo uno dei migliori formaggi di pecora e capra. Da qui nasce il Brigante, il formaggio di pecora più venduto in Italia», ricorda Gavino Murittu, 48enne nato a Sassari e da diciotto anni in azienda, attualmente responsabile della qualità.

Oggi nella stabilimento di circa 30mila metri quadrati vengono accolti 1300 pastori diversi: è loro il latte che viene lavorato, quasi 40 milioni di litri all’anno. Un prodotto esclusivamente sardo. Si va così dall’azienda con i suoi dipendenti a chi vivrà l’azienda, pur essendo ancora giovane. «Questi ragazzi lavoreranno sugli aspetti legati alla qualità. E per noi sarà una consulenza preziosa. Diventeranno per noi i capi-reparto del domani, con una forte vocazione alla qualità», afferma Murittu.

I ragazzi a cui fa riferimento sono gli studenti dell’ITS, chiamati a dare risposte concrete all’azienda sassarese. Lavoreranno con i dipendenti sugli aspetti legati alla qualità. Per rendere l’azienda ancora più competitiva sul mercato. «Alcuni nostri reparti sono ad uno stadio tecnologico avanzato e per questo abbiamo bisogno di strumenti che ci diano informazioni in tempo reale». E il suo pensiero corre alla possibilità di creare biosensori che, opportunamente collegati ai formaggi, possano fornire  informazioni sullo stadio di maturazione, senza comportare la distruzione parziale o totale del prodotto. «Per monitorare un formaggio oggi bisogna necessariamente aprirlo. Vorremmo che gli studenti si concentrassero sull’inventare qualcosa che ci aiuti da questo punto di vista», conclude Murittu.

Ecco allora che la sfida da Sassari è lanciata. Ma come questa ce ne sono altre novantadue in ballo, per un coinvolgimento di oltre novemila studenti. E in ogni angolo d’Italia. Il progetto vede lo stanziamento complessivo di 700mila euro per questo 2018. Si tratta di una cifra destinata alla realizzazione di attività didattiche negli Istituti Tecnici Superiori, erogata per le attività di design thinking.

Perché la chiave è proprio questa: ripensare l’azienda partendo dal digitale. Così gli ITS diventano 4.0. nei bienni post-diploma, come raccontato sul website del progetto www.its40.it. L’idea è del Miur, in partnership con l’Università Ca Foscari di Venezia. «Si tratta di una palestra di sperimentazione che consente alle imprese e agli studenti di gestire fianco a fianco il processo di innovazione. Nelle scuole sarà adottato il design thinking come approccio per risolvere i problemi in modo originale e innovativo, scommettendo sul gioco di squadra», afferma Vladi Finotto, docente di strategie di impresa all’Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatore del Contamination Lab.

Dalla moda all’agricoltura, dalla sicurezza all’high tech. E poi dalla necessità di partire da un problema e arrivare a diverse soluzioni. «L’obiettivo di ITS 4.0 è quello di andare oltre l’alternanza scuola-lavoro con un modello di formazione originale. Il design thinking propone un approccio basato sull’empatia, sulla prototipazione in versione low cost e sulla fase finale di test. Ed è l’ideale in progetti che mescolano apprendimento e innovazione», conclude Finotto. Agli studenti non viene richiesto solamente di fare analisi, ma di costruire materialmente e a basso costo prototipi delle soluzioni ideate.

Tra le tante iniziative di legame tra studenti e imprese c’è la necessità di creare un sensore in grado di leggere la maturazione dei frutti sugli alberi. Un modo per comprendere quando l’albicocca sarà matura per essere colta. Una lettura attraverso parametri concreti. «La Germania in questo è leader perché è il Paese più avanzato. L’idea è questo progetto diventi importante nella struttura formativa».