Come si fa a mediare tra due volontà potenzialmente configgenti, una artificiale ed una umana? È questo il dilemma di cui si è occupato Felix Ros, 23 anni, che si è laureato all’University of Technology di Eindhoven, con il progetto Stewart II, pensato per risolvere il problema del conflitto che si creerà con l’arrivo prossimo dell’auto a guida autonoma: la guida sarà affidata al software, in grado di rispondere alle regole, all’ambiente e alla direzione del passeggero, ma a quest’ultimo dovrà essere lasciata la libertà di intervenire in qualsiasi momento del percorso manifestando una volontà superiore a quella algoritmica. L’oggetto fa venire in mente un cambio più evoluto ma è in realtà, come spiega lo stesso Ros, “un’interfaccia aptica che da un lato, col suo movimento su sei assi comunica visivamente all’utente l’azione del computer nell’accelerare, frenare, girare, cioè quello che sta compiendo il veicolo, e dall’altro può essere impugnato dal passeggero stesso per imporre la propria intenzione”. In alcuni casi potrà essere necessario o desiderabile intervenire su un percorso pre-programmato, ad esempio frenando all’improvviso per salutare un amico incontrato per caso o per far attraversare un pedone anche quando, seguendo il codice della strada, non potrebbe farlo. “La mia opinione è che quel senso di libertà ed espressione personale che l’autovettura offre oggi, dovrebbe essere preservato nonostante i grandi vantaggi che la guida autonoma ha da offrire”. Per risolvere il problema Ros si è affidato alle tecnologie più recenti ma a un’idea di design piuttosto originale e vecchio stampo: “Mi sono ispirato metaforicamente all’epoca del cavallo”, rivela, “in cui il cocchiere doveva indirizzare con le redini la volontà del quadrupede”. Il prototipo di queste “redini 2.0” verrà utilizzato per effettuare una ricerca su veicoli autonomi, “con l’obiettivo finale di creare un linguaggio aptico che permetta una comunicazione intuitiva tra l’uomo e la macchina”.