Vicino alla Foresta di Sherwood in Inghilterra uno degli impianti per il riciclo della plastica più innovativi del mondo sta trasformando aspirapolvere, stereo e tostapane scartati in milioni di
pellet plastici multicolori. Venduti a peso, questi minuscoli pellet valgono di più dell’acciaio e vengono utilizzati come materia prima dai produttori come sostituto della plastica vergine in nuovi prodotti, dai telefoni cellulari alla automobili.

Mba Polymers è considerato il leader mondiale nel recupero e nella produzione di plastiche di alto valore da beni durevoli a fine vita normalmente destinati a discariche o inceneritori. Con sedi in Austria, Cina e Regno Unito, l’azienda è riuscita a riciclare 110mila tonnellate l’anno scorso – l’equivalente di 62 Big Ben. Ogni tonnellata utilizza l’80% di energia in meno e genera fino a tre tonnellate meno di anidride carbonica che la plastica vergine creata da prodotti petrolchimici. Mba Polymers sostiene inoltre che la sua plastica tende ad essere il 10% meno costosa. L’azienda stima che globalmente meno di un decimo della plastica da flussi di rifiuti complessi viene riciclato. Prodotti come beni elettronici, beni per la casa e automobili sono particolarmente difficili da trattare perché spesso contengono diversi tipi di plastiche mischiati a metalli e vetro.

Paul Mayhew, direttore generale di Mba nel Regno Unito, sostiene che “il processo è complicato e la nostra tecnologia è stata la prima nel suo genere. Il nostro processo brevettato rimane un segreto ben protetto.” Quel processo ebbe inizio nel 1992, quando l’ingegnere Mike Biddle costruì un laboratorio nel suo garage a Pittsburg, California. Adottando idee dall’attività mineraria e dal trattamento dei cereali, cominciò a fare esperimenti con il processo complicato del riciclaggio delle plastiche. Nel 1992 fondò Mba Polymers che da allora ha registrato più di 60 brevetti per
l’estrazione magnetica dei metalli, la triturazione delle plastiche, il loro smistamento per tipo e la produzione di pellet classificati. Biddle oggi non è più a capo dell’azienda.

Mba Polymers sostiene di essere in grado di recuperare più materiali da beni durevoli a fine vita di qualsiasi altro riciclatore di plastica e continua ad investire pesantemente in ricerca e sviluppo.
Lo scorso gennaio al Forum economico di Davos si è aggiudicata il “Premio dei giovani leader globali per economia circolare in Pmi” ed è stata selezionata dal pubblico per il Premio Davos come “Storia di economia circolare più innovativa e a più grande impatto”. L’azienda ha un giro d’affari da 40 milioni di sterline (44.8 milioni di euro) l’anno scorso e all’inizio del 2017 Elephant Equity ha acquisito il 100% del capitale. Sul sito web Mba Polymers si legge che la società di private equity tedesca “svilupperà ulteriormente la tecnologia di riciclaggio e aprirà nuovi impianti di produzione in mercati promettenti.” Uno di questi mercati è gli Stati Uniti, dove Mba Polymers ha cominciato a vendere i suoi pellet di plastica l’anno scorso e dove ha già riscontrato una crescita del 300%. Quanto sarà sostenibile questa crescita rimane ancora da vedere, con uno scenario politico inaffidabile e lo smaltimento in discarica al costo di soli sei dollari a tonnellata in certi stati.

Mba Polymers ha altre sfide da affrontare, per esempio convincere produttori che la plastica riciclata sia buona quanto la sua alternativa vergine. Come commenta Mayhew, “alcuni produttori sono orgogliosi di annunciare che usano la nostra plastica riciclata, mentre altri mantengono segreto il loro utilizzo dei nostri prodotti altamente specificati per paura che i consumatori lo prendano come segno di scarsa qualità.“ Un altro problema è cosa fare di tutti quei pellet nei paesi dove la produzione è in frenata.

Margaret Bates, Presidente dell’Istituto per la Gestione dei Rifiuti nel Regno Unito, sostiene che “una delle cose che trattengono le aziende come Mba Polymers è che il mercato per i materiali secondari è abbastanza instabile. Non serve a niente raccogliere la plastica da riciclare se non abbiamo un posto dove metterla.”, sottolineando che le cose cambieranno quando i paesi ricominceranno a produrre più vicino a casa. Questo non è un problema in Cina, che importa la maggior parte dei rifiuti del mondo, comprese circa 7,3 milioni di tonnellate di plastica l’anno scorso. Ma il paese ha annunciato che intende chiudere le porte alla spazzatura del globo dal 2018, perché l’inquinamento ha raggiunto livelli insostenibili.

Questa notizia presenta un’enorme opportunità per i riciclatori di plastica mista nel mondo. “Le aziende dell’Unione europea non potevano competere con la Cina per comprare questo materiale – afferma Mayhew -, a causa delle nostre leggi severe sul suo trattamento.” La Cina ricicla solo circa la metà dei rifiuti importati, mandando il resto in discarica. Ma Mba Polymers agirà in modo diverso: “Offriremo una soluzione per trattare questi rifiuti correttamente, rimetterli in circolo come prodotto di alta qualità e chiudere il cerchio.”

(Testo di Sarah Newall per Sparknews)