A tutti noi da bambini è capitato di parlare con i nostri giocattoli. E avremmo voluto che loro ci rispondessero sul serio, e non solo nella nostra immaginazione. Da tempo i giocattolai si sforzano di esaudire questo desiderio, progredendo dalle prime bambole “parlanti”, in grado di pronunciare solo poche frasi registrate e prive di vera interattività, fino a sofisticati robot ludici come i Furby, in grado di riconoscere frasi, assumere espressioni e interagire tra loro e con l’ambiente in molti modi. Anche i Furby, però possono soltanto simulare una vera intelligenza, dati gli ovvi limiti del chip che ne costituisce il cervello. Ora però qualcuno ha avuto un’idea che potrebbe essere rivoluzionaria: collegare i giocattoli a un’intelligenza artificiale esterna, attraverso internet e la cloud.

L’intelligenza in questione è il computer Watson dell’Ibm, in grado di comprendere il linguaggio naturale sufficientemente bene da aver partecipato a un quiz televisivo sbaragliando i concorrenti umani. Dall’anno scorso Ibm offre i servizi di Watson sul mercato attraverso la cloud, e ha anche bandito un concorso per app che sfruttassero al meglio la sua intelligenza. Tra i vincitori c’era la startup Majestyk , con una proposta per “creare una relazione educativa adattativa tra un bambino e i suoi genitori” sfruttando le capacità di Watson. L’idea ha poi generato un’azienda dedicata, Elemental Path, che ha presentato su Kickstarter i propri giocattoli cognitivi, o “CogniToys”,  connessi a Internet e in grado di imparare e di crescere attraverso l’intelligenza di Watson. I fondi necessari per avviare la produzione sono stati rapidamente raccolti.

A prima vista Dino, il primo CogniToy, non fa una grande impressione: è un tozzo dinosauro di plastica verde che sembra provenire dagli scaffali di un discount. Premendo il grosso bottone che ha sulla pancia, tuttavia, le cose cambiano, e il giocattolo, connesso alla cloud di Watson attraverso il wi-fi, è in grado di conversare col bambino, raccontargli storie e rispondere alle sue domande. Il pubblico ideale di Dino sono i bambini trai 4 e i 7 anni, ma può interagire anche con bimbi più grandi.

Cosa sa fare Dino? Per ora tutte le informazioni che abbiamo provengono dal video promozionale diffuso su Kickstarter. Se le promesse saranno mantenute, il punto di forza del dinosauro parlante starà nella sua adattabilità: sarà cioè in grado di adattarsi al suo padroncino, sviluppando una propria personalità affine ai gusti del bambino, e modificandola nel corso della crescita. Il team di Elemental Path sottolinea inoltre come il funzionamento via cloud permetta un continuo aggiornamento, con l’aggiunta di contenuti sempre nuovi e un affinamento degli algoritmi, che diventeranno sempre più efficaci facendo esperienza con un numero crescente di bambini.

E che fine fanno i genitori nel rapporto bambino-macchina? Dovrebbero avere a disposizione un app con pannello di controllo, che permetterebbe loro di monitorare l’apprendimento del figlio, di suggerire modifiche ai contenuti ed eventualmente di bloccare quelli sgraditi.

È una buona idea? Sicuramente le potenzialità sono molto interessanti: per certi versi un CogniToy sarebbe come un maestro d’asilo infinitamente paziente, sempre presente, mai stanco, costantemente aggiornato, affidabile ed economico (i primi acquirenti avranno Dino per soli 89 dollari), e permetterebbe ai genitori di avere un punto di osservazione inedito molto dettagliato sull’apprendimento dei figli e sulle loro capacità e lacune. D’altra parte, ci sono senz’altro dei rischi nell’affidare l’educazione dei primi anni a un sistema automatizzato, e sicuramente bisognerà fare molta attenzione alla privacy dei dati raccolti, per evitare che un pubblicitario possa arrivare a conoscere meglio di noi stessi le debolezze dei nostri bambini. In ogni caso, Dino è soltanto il primo di una lunga serie di giocattoli intelligenti. Elemental Path già sottolinea come la sua tecnologia sia pronta per essere inserita in prodotti di ogni tipo.