Il futuro della Formula 1 è scritto e si chiama Formula E. Dimenticate gli assordanti rombi di motori e la puzza di gas di scarico: le emozioni in gara sono le stesse, ma le monoposto che competono a Monte Carlo, Hong Kong, Città del Messico, Parigi o Berlino (alcuni tra i dodici circuiti che compongono il campionato che si disputa quest’anno per la terza volta) sono elettriche e silenziose. Sfrecciando a 225 chilometri orari emettono solo un sottile sibilo, dovuto al funzionamento dell’inverter che trasferisce l’energia dalle batterie al motore. Nel campionato 2016/2017, che si concluderà il 30 luglio a Montreal, nessun team italiano in gara e neppure un pilota tricolore.

L’Italia però sarà comunque un partner di tutto rilievo per l’ingresso di Enel tra gli sponsor tecnici. “Si tratta di una piattaforma ottimale in cui sperimentare un sistema integrato in grado di fornire energia a eventi itineranti, sistemi di generazione in microrete per siti remoti con rete debole o assente, e in futuro eventualmente, ad edifici domestici o industriali off grid, energeticamente autonomi – dice Riccardo Amoroso, responsabile di Innovazione e sostenibilità di Enel Green Power – A partire dalla tappa di New York, il 15 luglio, forniremo i circuiti di una mini grid elettrica, che garantirà energia rinnovabile attraverso un impianto solare supportato da un sistema di accumulo energetico e un impianto a biofuel che ricaricheranno le batterie dei veicoli da gara. Grazie a queste innovazioni la Formula E diventerà carbon neutral, azzerando le sue emissioni di anidride carbonica. Forniremo anche le infrastrutture di ricarica e gli smart meter, per misurare quanta energia verrà erogata alle macchine nel periodo di carica. Uno strumento indispensabile per sapere in tempo reale quanta energia è disponibile e per ottimizzare i consumi della micro rete”.

Una delle particolarità delle gare di Formula E che maggiormente disturbano i costruttori risiede infatti nel rifornimento: troppo lunghi ancora i tempi di ricarica elettrica, per non interrompere la sfida i piloti quando esauriscono le batterie sono costretti a scendere dall’auto per prenderne un’altra (carica). Una pratica che si presta anche a qualche sorpresa, come è accaduto di recente. “Nell’ultima gara, in Messico, a causa di un incidente e dell’intervento della safety car il pilota che stava arrivando ultimo è riuscito a ribaltare il risultato tagliando per primo il traguardo – spiega Lorenzo Rambaldi, project manager dell’innovazione di Enel Green Power – l’energy management è infatti una parte fondamentale della strategia di gara, e mentre il forzato rallentamento degli altri concorrenti ha consentito al pilota di raggiungerli senza consumare troppo, una eccellente gestione dei consumi gli ha poi permesso di cambiare auto mentre la safety car era in pista, guadagnando secondi preziosi rispetto agli altri piloti che hanno atteso come di consueto la metà della gara”.

La Formula E malgrado lo spettacolo è comunque di fatto un laboratorio di ricerca, e quest’anno per la prima volta la competizione ufficiale sarà affiancata dalla Roborace, la prima gara riservata a vetture senza pilota: venti vetture elettriche autonome e identiche, di cui ogni team sarà chiamato a sviluppare il proprio software di guida. Banchi di prova insomma per le auto del futuro, le cui zero emissioni si coniugheranno con altissime prestazioni. Se in Formula E la velocità massima delle auto è limitata elettronicamente a 225 chilometri orari per garantire maggiore autonomia, le prestazioni dei motori elettrici sono infatti di per sé superiori a quelle dei tradizionali motori endotermici.

I nodi da sciogliere, nel campionato come sulle strade cittadine, rimangono la velocità delle ricariche e la durata delle batterie. Ma è solo questione di tempo. Non sarà un caso che poche settimane fa persino il presidente della Ferrari abbia per la prima volta prospettato l’ingresso della notissima rossa in Formula E.