Ci sono ragazze con il pallino della matematica. E tra queste c’è anche chi ci costruisce sopra una start-up innovativa. È il caso di Chiara Burberi che qualche anno fa ha abbandonato una carriera da manager per lanciare Redooc, una piattaforma di education online dedicata alle materie Stem – scienze, tecnologia, engineering e matematica -, la priorità di formazione per i ragazzi di ogni età dagli Usa alla Cina e al centro delle priorità europee per creare la prossima generazione di innovatori. In più Redooc propone molti strumenti di alfabetizzazione economica e, non a caso, ha sviluppato la sfida online dedicata alle scuole per la World inverstor week in corso fino all’8 ottobre.

Il debutto di Redooc è stato con le scuole superiori (70% degli utenti), seguite dalle medie, ma da questa settimana trenta scuole elementari cominceranno a utilizzare la piattaforma portandoto gli utenti a 15mila.  L’obiettivo di Burberi è superare i 100mila utenti entro l’anno prossimo.

“Nessun bambino ha paura dei numeri – spiega Burberi – il problema è che la matematica viene insegnata in maniera estremamente formale, come se fossero all’università. Il mio obbiettivo è renderla pop”. È per questo che Redooc, dove ci si registra anche con un social check-in e ci sono sezioni dedicate ai ragazzi ma anche ai genitori, ci sono videolezioni in pillole video di mai più di tre minuti che spiegano l’ordine delle operazioni, le incognite e perfino l’interesse composto L’idea è tanto semplice quanto efficace: far uscire la matematica dai banchi di scuola per collocarla tra i contenuti che i ragazzi sono più abituati a consultare.

“Redooc è una metodologia didattica integrativa che noi forniamo con un modello ‘software as a a service’: costa un euro a studente e lo studente ha accesso a tutti i materiali, anche a quelli degli altri anni. Credo sia molto competitivo rispetto ai 35 euro l’anno che in media si spende per il libro di testo”. Dalle 22 alle 7 del mattino l’utilizzo più massiccio, oltre l’80%, è da smartphone (tipicamente dei ragazzi) poi aumentano i tablet e i desktop più utilizzati da classi, bambini più piccoli e adulti. “Perché i ragazzi si appassionino davvero a queste materie bisogna che entrino nel loro mondo, che è digitale e visuale, e che le vivano come qualcosa di ‘cool’, non come una sofferenza”.