Il fintech sta cambiando volto al mondo della finanza. Da tempo gli incumbent, i regolatori e i consumatori si fanno la stessa domanda: “Le startup tecnologiche del fintech avranno la forza di rivoluzionare l’operatività di banche e assicurazioni finendo per sovvertire lo scenario competitivo?”. Forse non lo hanno fatto del tutto. Tanto le grandi banche non sembrano essere più di tanto preoccupate di quelle piccole startup, anche se sostenute da innovazioni dal potenziale dirompente. Non che il fintech abbia fallito, anzi tutt’altro. E’ infatti riuscito a modificare le basi delle concorrenza nel settore dei servizi finanziari, ma non ha avuto successo nel trasformare effettivamente lo scenario competitivo. Le startup stanno giocando un ruolo decisivo nel definire il ritmo e la direzione dell’innovazione, ma allo stesso tempo fanno fatica a confrontarsi con i vantaggi derivanti dalle dimensioni delle grandi istituzioni finanziarie.

E’ un problema di scala, sostiene un report pubblicato dal World Economic Forum, che conclude tre anni di studio e analisi dell’organismo economico. Se le startup riescono a ritagliarsi una propria nicchia di innovazione nel panorama della tecnologia in grado di rivoluzionare la finanza, potranno crescere adeguatamente. Ma non sembrano avere la dimensione necessaria per impensierire le grandi protagoniste della finanza globale. Le quali guardano invece con grande preoccupazione alle potenziali incursioni nel loro terreno di caccia da parte dei colossi hi-tech coma Amazon e Facebook.

Il rapporto “Beyond Fintech: a pragmatic assessment of disruptive potential in Financial services”, elaborato in collaborazione con Deloitte, cerca di analizzare un mondo in grande trasformazione, dove si affacciano nuovi protagonisti dal potenziale dirompente sia per il business che per i consumatori: “Il fintech ha cambiato il modo in cui i servizi finanziari sono strutturati e organizzati nei confronti dei consumatori, ma non è riuscito ad affermarsi con successo a livello di player dominanti”.

Insomma, startup come Betterment e Wealthfront hanno introdotto qualche forma di innovazione, ma non sono fornite delle risorse e delle dimensioni necessarie per mettere davvero in discussione la posizione dei big finanziari. Dall’altra parte, invece colossi hi-tech come Amazon e Facebook, hanno le dimensioni per avere un impatto decisivo. E il loro patrimonio anche dal punto di vista della finanza è rappresentato dai dati. I big hi-tech stanno mettendo il piede nei servizi finanziari, ma non è questo il fattore decisivo nella competizione con le banche: a determinare la preoccupazione delle banche è la semplice presenza di questi attori hi-tech nella vita dei loro stessi clienti: di loro sanno tutto, dai gusti all’affidabilità creditizia, dallo stile di vita alle propensioni all’acquisto. Da questo mole di dati le banche non possono prescindere per mettere a punto le loro strategie. Loro sì che hanno rivoluzionato lo scenario competitivo.

“La prossima collisione tra le istituzioni finanziarie e i big tech mette tutti i protagonisti di fronte a scelte delicate”, afferma il report sottolineando che “tutte le istituzioni finanziarie dovranno trovare le modalità per collaborare con i big tech, senza però perdere il senso della loro attività core”, dal momenti che “rischiano di dover dipendere dai big hi-tech, che necessariamente conduce alla perdita di parte del controllo su costi e dati”. Un esempio esplicito di questa tendenza è la dipendenza delle istituzioni finanziarie dalle infrastrutture cloud dei colossi hi-tech, come Amazon Web Services, anche nella prospettiva di fornire l’intelligenza artificiale “as a service”. Questo vale per colossi come JP Morgan ma anche per startup come Xignite. La stessa JP Morgan sta investendo nella raccolta e nell’analisi dei dati dei suoi clienti avendo come modello proprio Amazon. Alla stessa stregua una banca come Macquarie guarda a Uber e Google come fari per la sua esperienza digitale: Come cliente dovresti interagire con la banca esattamente allo stesso modo in cui interagisci con il resto della tua vita”. Che sempre più spesso è online.

Il dilemma è quindi tra un’eccessiva dipendenza dal tech e il rischio di perdere il treno. “Gli incumbent rischiano di rimanere indietro sul fronte tecnologico se non investono in maniera adeguata nel confronto con i big hi-tech per difendere la loro indipendenza”, afferma il report. Tra le altre tendenze che il fintech sta imponendo al settore è l’aumento della rilevanza delle piattaforme: quelle che “offriranno la capacità di operare con diverse istituzioni finanziarie attraverso un singolo strumento diventeranno il modello dominante per la delivery dei servizi finanziari”. Che comunque si svilupperanno secondo una logica molto regionale, dettata dai paletti regolamentari e dalle esigenze dei clienti che contrastano la tendenza alla globalizzazione.

Prosegue il boom mondiale del fintech, anche se l’Italia resta in ritardo

Gli altri rapporti del World Economic Forum sui servizi finanziari:

The Future of Financial Services

– The Future of Financial Infrastructure

– A Blueprint for Digital Identity